Alex James, il moccioso scozzese troppo bravo al gioco del football

0
6 ' di lettura

A prendere in mano l’album dei ricordi del football, sfogliarlo lentamente fino ad arrivare agli inizi del secolo scorso, quasi non ci si crede che certi personaggi fossero calciatori professionisti. Gente chiaramente non portata all’esercizio fisico con una brillante carriera nelle migliori squadre di Londra, umani di gusti e provenienze discutibili, il mondo del pallone nei primi decenni del ‘900 era un crogiuolo di storie e personaggi incredibili, molti dei quali indelebilmente scolpiti nelle vicende dei propri club.

L’Arsenal Football Club ha inaugurato la sua personale galleria di campioni passati da ricordare e venerare nel 2010. Sulle mura esterne dell’Emirates Stadium un grosso banner vede comparire insieme 32 stelle del passato recente e remoto abbracciate insieme a stringere gli spalti dello stadio e il calore dei tifosi, come se non volessero lasciarlo fluire fuori. Alcuni dei nomi che compaiono sulle magliette rosse sono facilmente riconoscibili a tutti, a partire dagli “Invincibili”: sua maestà Thierry Henry, l’olandese che non volava Dennis Bergkamp, e poi Robert Pires, Ray Parlour, Martin Keown, Patrick Vieira.

Dopo aver scollinato però nel secolo scorso, quando ancora sono noti giocatori come Nigel Winterburn e Ian Wright, ecco entrare nel settore della storia antica del club. Quella fatta di foto d’epoca, di calcio d’altri tempi, quando 10.000 o 20.000 sterline potevano significare l’acquisto del miglior giocatore del campionato. Si arriva fino agli anni ’30, durante gli ultimi anni di regno del geniale Herbert Chapman, colui che portò i Gunners a diventare una delle principali squadre della Prima Divisione.

Uno degli acquisti fondamentali dell’ingegnere è raffigurato sulle mura dell’Emirates. Un uomo che, a guardare le immagini del tempo, tutto sarebbe dovuto essere tranne che un calciatore. Basso, tarchiato, con i calzoncini da gioco larghissimi e svariati centimetri più lunghi di quelli degli altri giocatori, Alex James sicuramente non restituisce minimamente l’idea del talento sopraffino, quello attribuitogli da chiunque l’abbia visto giocare.. Eppure tutti, da Matt Busby a Bill Shankly, erano follemente innamorati di questo scozzese facilmente irritabile e amante della vita, capace di portare l’Arsenal a vette mai toccate prima grazie ai suoi passaggi precisi e al controllo di palla avanti anni luce rispetto ai suoi tempi.

L’infanzia nel Lanarkshire

Ogni tanto capita che una landa di terra, che fino a quel momento aveva subito il tedioso avanzare del tempo senza destare alcun tipo di curiosità, assista improvvisamente alla nascita contemporanea di un piccolo gruppo di uomini che definiranno, nella loro vita e anche dopo la sua fine, il campo in cui decideranno di cimentarsi.

Bellshill e Mossend vivono proprio uno di questi momenti agli albori del XX secolo. Uno continuazione dell’altro lungo la via che da Motherwell porta a Glasgow, questi due paesi indistinguibili sono al centro della Scozia, nel pieno della vecchia contea del Lanarkshire. Una regione dedita all’agricoltura e nota quasi esclusivamente per l’estrazione del carbone, comparsa sui giornali nazionali solo per i mortali incidenti che inghiottirono numerose povere anime intente a estrarre il carburante principale dell’Impero britannico.

La prima decade del 1900 però vide proprio questa tranquilla contea scozzese dare i natali a tre personaggi che niente avranno a che fare con il carbone, e invece lasceranno un’impronta inconfondibile sul passatempo preferito dei sudditi di Sua Maestà. Il primo a venir fuori nel 1901 si chiama Alex James, da Mossend, due anni più tardi arriva il secondo, Hughie Gallacher da Bellshill. Infine nel 1909 toccherà a Sir Matt Busby nascere nel villaggio di Orbiston. Il futuro allenatore del Manchester United non conoscerà personalmente gli altri due, ma comparirà spesso tra gli spettatori sui campi dove James e Gallacher si faranno le ossa da giovani. Chissà se i carboni del Lanarkshire provocassero in quegli anni qualche mutazione genetica che trasforma alcuni calciatori in illuminati del gioco.

Le strade di Alex James e Hughie Gallacher si incrociano per la prima volta a scuola, alla Bellshill Academy. Tutti i ragazzini del circondario “studiano” lì. Ma i due monelli non sono dissimili dalla maggior parte dei loro coetanei, e una solida istruzione non è neanche lontanamente tra le priorità. Loro pensano prima di tutto a giocare al football. Raccattano scellini come possono (e anche come non dovrebbero) per comprare qualche straccio da arrotolare in somiglianza a una sfera di cuoio, così da calciare costantemente.

La natura però non è generosa con i due marmocchi. Quando è ora di metter su centimetri e chilogrammi arrivano entrambe con troppa parsimonia. Se Gallacher almeno viene ricompensato dallo sviluppo di uno scatto fulmineo, James non ha neanche il passo lento e costante del metronomo di centrocampo. Quando provano a entrare nella squadra di calcio di Bellshill Academy vengono entrambi scartati, sono troppo deboli fisicamente.

Le loro strade si dividono. I due grandi amici d’infanzia non riusciranno mai a condividere lo spogliatoio. Hughie e Alex non rinunciano a giocare a calcio, ma ognuno va per la sua strada. E se Gallacher avrà poco dopo la fortuna di andare ad assistere a una partita della squadra di Bellshill a cui però manca l’undicesimo per giocare, così da entrare in campo e dimostrare a tutti di che pasta è fatto, James vaga tra Orbiston, Ashfield e gli altri villaggi della zona.

Tra litigate con l’allenatore e naufragi

Nel 1922 Alex James ha 21 anni e gioca ancora nell’Ashfield Glasgow. L’amico Gallacher ha già completato la sua prima stagione in prima divisione scozzese con la maglia dei Airdrieonians, segnando sette reti. L’anno dopo però la grande chiamata arriva per James. La svolta della sua vita ha un volto ben preciso, quello di Bob “RJ” Morrison, membro della board of directors dei Raith Rovers. Morrison è a osservare una partita tra una selezione di giovani promesse dell’area di Glasgow e una squadra locale per visionare tal Johnny Borland, ma si innamora del piccolo inside forward che comanda palesemente il gioco.

James è basso, lento e sembra anche affaticarsi facilmente. Il resto del management del Rovers non crede molto nelle possibilità del ragazzo. Morrison però è così convinto delle sue qualità tecniche da mettere parte dello stipendio di tasca sua, così alla fine Alex firma il contratto. I dubbi però rimangono, anzi aumentano quando litiga subito con l’allenatore Jimmy Logan. Il manager gli chiede, in fase difensiva, di correre dietro al portatore di palla avversario. Lui non ne vuole sapere e viene buttato fuori di squadra. I bagagli sono pronti per tornare a casa, dopo poche settimane dall’esordio.

Ancora una volta sarà “RJ” Morrison a fargli cambiare idea. Lo convince a fare una chiacchierata, seduti sulle panchine della Main Stand, loro due soli. Dopo un lungo scambio di idee la discussione finisce. James ci ripensa, rimane al Raith Rovers e aspetta la sua occasione. Dopo molte settimane finalmente c’è un buco in prima squadra e Logan è costretto a inserirlo. Ovviamente il Raith vince dominando la partita e Alex James mostra come mai non fosse stata una decisione saggia lasciarlo in tribuna tutto quel tempo. Non uscirà più dall’undici titolare della squadra, e comunque non inseguirà mai un avversario che ha la palla al piede.

Diventa presto un idolo dello Stark’s Park, lo stadio del Raith Rovers. Lo chiamano “The Wean”, traducibile come “il moccioso”, non solo per la sua scarsa fisicità. Le sue richieste costanti ad allenatore e dirigenza (paga troppo bassa, lavoro troppo pesante, trovava spesso un motivo per lamentarsi), unite a un modo di stare in campo sfrontato e spesso insolente verso l’avversario, rendono ogni partita del Raith uno spettacolo mesmerizzante per i tifosi scozzesi.

L’annata 1922-1923 vede il Raith Rovers concludere il campionato al nono posto. Nonostante il risultato in sé non molto appagante, la direzione decide di far partire la squadra in una tournée di fine stagione verso le calde coste delle Isole Canarie. Erano previste quattro partite, un viaggio intrigante e probabilmente un po’ di svago per tutti. Al porto di Tilbury, nell’Essex, si presentano 13 giocatori (compreso James e il capitano Inglis) e cinque dirigenti, tra cui l’allenatore Logan. A bordo della nave cargo SS Highland Loch c’è il gruppo dei Rovers e un carico di carne congelata che deve arrivare a Buenos Aires.

Il viaggio è tranquillo, il gruppo si diverte a giocare a carte e a osservare incredulo la vastità dell’oceano. Superati senza problemi Brest e successivamente il Golfo di Biscaglia, la Highland Loch si affianca alle coste del nord-est della Spagna. La Galizia è nota per le sue coste rocciose e le forti correnti che portano a riva, e giorni di temporali dal forte vento rendono impossibile evitare il disastro: lo scafo della nave su cui viaggia il Raith Rovers sbatte contro delle rocce nascoste appena sotto il livello dell’acqua e non può più continuare il viaggio. Il comandante invita tutti ad abbandonare il vascello di fretta e furia, ma è mattina presto e molti giocatori ancora sono addormentati. James si dice invece fosse già sveglio, ma intento a rilassarsi nella vasca da bagno.

Prima donne e bambini, poi gli uomini, alla fine tutti riescono a fuggire dalla Highland Loch trovando rifugio sulle scialuppe di salvataggio. Il portiere del Raith è poi un reduce della Grande Guerra passata nelle file della Royal Navy, e aiuta la squadra ad arrivare prima a Villagarcia e poi a Vigo. Incredibilmente, appurata l’esistenza di un’altra nave casualmente di passaggio dal porto spagnolo e diretta alle Canarie, i Rovers decidono di continuare il viaggio. Vinceranno tutte le loro partite.

Alex James disputerà altre due stagioni con il Raith Rovers. Ma nell’estate del 1925, ormai ampiamente ripagato il debito di riconoscenza verso Morrison, e dopo tre anni in cui non riuscì ad arrivare a più del quarto posto in classifica col club, “il moccioso” decise che fosse il momento di cambiare aria. Anche il suo grande amico Hughie Gallacher stava per lasciare la Scozia, con il Newcastle pronto a puntare su di lui, mentre James aveva addosso gli occhi del Preston North End. Un’offerta di 3.000 pound fu sufficiente per convincere il Raith a vendere il proprio gioiello. Dalla stagione 1925-1926, due dei più forti giocatori di Scozia giocheranno finalmente in First Division inglese.