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giovedì 3 Dicembre 2020
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Il mio viaggio a… Sheffield.

Terza ed ultima tappa del mio viaggio di aprile 2019: a Sheffield, tra Blades, Owls e la magia di Hillsborough.

4 ' di lettura“Hai presente quando sei seduto in riva al mare, che fra un minuto cala il sole, respiri a lungo e butti giù quel profumo di libertà? Ecco: questo è il calcio per me.”

[Sheffield, 9 aprile 2019](Citazione da “Cronache di spogliatoio”) 

3° tappa: Sheffield  

Lunedì 8: lascio Leeds. Come accennavo: senza troppi rimpianti; il feeling non è scattato: succede. Arrivo in treno a Sheffield, nel sud dello Yorkshire, dopo pranzo. Chiudo il “cerchio immaginario” del mio viaggio, qui, il giorno dopo… Altra città industriale britannica, parzialmente ricostruita nel dopo guerra (causa bombardamenti): è oggi viva, colorata, e con molto verde. Palazzi vecchi, chiese e monumenti, si fondono perfettamente con la modernità. Mi piace fin da subito. Camminando, mi accorgo anche dei vari “sali-scendi” e scopro essere costruita su sette colline… che strano: tipo Roma, la città dove sono nata. E se Nottingham vanta la squadra professionistica più antica del mondo (il Notts County – 1862), a Sheffield nasce il club più antico al mondo: lo Sheffield F.C. (1857); ancora in attività, ma a livelli dilettantistici.

Sheffield United F.C.  

Martedì 9 mattina vado a Bramall Lane, lo stadio più antico del mondo (1855), nel quale giocano le Blades; una delle due squadre dello Steel City Derby, il derby cittadino. Mi reco alla reception e provo a chiedere di entrare a vedere l’impianto… ma, ahimé: gli inglesi non sono come gli scozzesi e non c’è verso di convincerli (nonostante mi sia fatta 2.000 km dal nord Italia). Ripiego sul solito giro fuori. È pieno di persone che vanno a fare acquisti o a comprare un biglietto: c’è molto entusiasmo perché stanno lottando per risalire in Premier League, dopo ben dodici anni di assenza, e, a differenza degli whites (di Leeds), ci riusciranno. Fondato nel 1889, ha avuto un andamento altalenante: militando tra la prima e la seconda serie e retrocedendo più volte anche in terza (fino alla quarta); il loro palmarès vanta uno scudetto e quattro coppe d’Inghilterra. Noto le due statue all’ingresso principale: una è dedicata a Joe Shaw, che detiene il record di presenze (714) nella storia del club. L’altra a Derek Dooley: talentuoso giocatore dei concittadini del Wednesday, vide finire la sua carriera di calciatore per l’amputazione di una gamba (dovuta alle conseguenze di una ferita infetta – dopo una frattura seguita ad un contrasto in campo); lascia il club in seguito al licenziamento come allenatore e dopo averne ricoperto i ruoli più svariati: passa quindi (con una parentesi a Leeds – estranea al calcio) ai bianco-rossi come direttore commerciale, distinguendosi per la sua bravura, fino a diventarne chairman.

Sheffield Wednesday

Finita la mia tappa doverosa a casa delle blades, posso immergermi in ciò per cui sono qui: il matchday. Nottingham e Sheffield hanno in comune l’aver dato i natali a squadre di calcio importanti storicamente, ma c’è un altro motivo che mi ha portato in questa città: oggi gioca il Nottingham Forestaway, contro il Wednesday; fondato nel 1867, con un palmarès migliore dei rivali cittadini (4 scudetti, 3 coppe d’Inghilterra, 1 coppa di Lega e 1 Charity Shield). Non ho preferenze: ho simpatia per il ricordo di Brian Clough, ma ho solo voglia di guardare una bella partita, in uno stadio storico (purtroppo noto anche tristemente alle cronache). Sarà molto più di ciò che immagino… La citazione iniziale non è a caso: provate ad andare a vedere una partita ad Hillsborough, in un tardo pomeriggio primaverile… roba da “ultimi romantici” come me. Ho un posto nella Kop degli Owls: da lì, vedo le due tribune e il West stand (Leppings lane). Da lì: vedo i colori caldi del tramonto, fondersi col blu dell’interno dello stadio. La gente prende posto e riempie i settori. I calciatori si scaldano sul terreno di gioco. Ho i brividi: il mio viaggio potrebbe finire ora e sarei la persona più felice del mondo, in quel momento! Inizia la partita: partono i primi cori dalla parte superiore, ma il 1° tempo va via senza grossi slanci; le squadre, probabilmente, si stanno studiando. Esco e vado a mettermi in fila per una birra, fuori: lì, alcuni tifosi locali, scherzano sui tempi di servizio delle pinte e su come stia giocando la loro squadra. Io mi faccio i fatti miei (al solito), ma stavolta mi notano: più bassa di loro, donna e sola. Intuiscono che non sono del posto: <<Che ci fai qui?>>. Spiego che sono venuta a vedere la partita, che non ho preferenze, che la città mi piace; che sono italiana, vengo da Trento, e viaggio per il calcio. Sono meravigliati. <<Solo qui o vai da altre parti?>>. Gli dico che sono stata a Nottingham e Leeds. <<Come ti sei trovata a Leeds?>>. La verità? Male: la città non mi è piaciuta molto e loro non mi vanno a genio. Ridono: <<Stanno sulle scatole anche a noi!>>. <<Per che squadra tifi?>>. Esito un attimo… S.S.Lazio. <<Lazio? Gazza!!>>. Raccontano qualcosa su di lui che non capisco… ma ormai li ho conquistati: mi offrono due giri di birra. Intanto inizia il 2° tempo e ci perdiamo il loro gol: <<Probably the only one!>>. E invece no: torno dentro e finirà 3-0, col Forest che soccombe sotto le scorribande degli home. Esco felice per la bella atmosfera.

Un altro viaggio finisce…

…e sono anche triste, proprio per questo: è brutto il momento in cui te ne rendi conto. Non vorresti lasciare quello che hai appena vissuto e che diventerà un bellissimo ricordo: i colori, l’allegria, la gente, una bella partita. “…’Cause you’re a skyyou’re a sky full of stars. Such a heavenly view. You’re such a heavenly view…: potessi dare una colonna sonora a questa serata, sarebbero i Coldplay. Lascio il cielo stellato di Sheffield. Sopra un Hillsborough illuminato e festoso: niente, di quel fatto passato, sembra appartenergli; sembrano brutti fantasmi. Il presente è un posto in cui vale la pena andare e, soprattutto, tornare. È una squadra che non risalirà ancora in Premier, nella prossima stagione, ma che ti fa sentire parte di se; è quel tipo di calcio sentito e combattuto, che trovi nelle serie inferiori. È una città accogliente e dinamica. È una boccata d’aria fresca, prima di tornare alla vita di tutti giorni… a cominciare dalla litigata (puntuale ormai), in inglese maccheronico, che mi farò con la security dei controlli dell’aeroporto di Manchester, il giorno dopo! Buon rientro: a me. Arrivederci al prossimo viaggio: a voi!!

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Ilaria Ciangola
Di Trento. O.S.S. in Pronto Soccorso. Tifosa e appassionata di calcio (italiano e internazionale), viaggi, Oasis e tutto ciò che è oltremanica.

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