Questa ĆØ una storia un poā complicata. Forse, a ben vedere, ĆØ una storia un poco scontata. Sicuramente col passare dei giorni ĆØ diventata una storia sconclusionata. Qualcuno direbbe che ĆØ una storia da non raccontare, visto come si ĆØ evoluta. Il problema però non ĆØ che la storia sia sbagliata, come ci avrebbe detto un poeta genovese di nome Fabrizio De AndrĆ©: ĆØ lāambiente in cui ĆØ nata e si ĆØ evoluta ad avere ancora qualcosa che non va.
La ragione purtroppo è tanto semplice da identificare quanto complessa da analizzare. La rete, internet, ci ha donato possibilità inimmaginabili fino a pochi anni prima della sua diffusione. Ci permette di sostenere le cause che più ci stanno a cuore, scoprire cose lontane da noi di cui prima non avremmo potuto sapere niente, essere informati in tempo reale di qualsiasi cosa si voglia, rimanere in contatto con tutti e tutte, conoscere persone da ogni parte del mondo.
Per ogni vantaggio che si può trovare, gli svantaggi sono però in egual misura. Uno di questi ce lo ha raccontato Umberto Eco nel 2015. Per usare le sue parole, Ā«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo diversi bicchieri di vinoĀ». Ć ancor più vero al giorno dāoggi.
La cittĆ del carbone e della guglia storta
Questa storia nasce a Chesterfield, nel pieno centro dellāisola, quasi a metĆ strada della via che porta da Sheffield a Derby e Nottingham. Ć una regione piena di storia, dove i Romani costruirono un avamposto e iniziarono a estrarre una strana roccia scura che, appena presa in mano, macchiava tutto di nero. Non sapevano che il carbone, talmente tanto in zona da spuntare dal sottosuolo come i funghi nei nostri boschi, sarebbe stato al centro dellāeconomia dellāuomo nei secoli a venire.
Uno dei motivi per cui Chesterfield ĆØ conosciuta al giorno dāoggi ĆØ la strana architettura sulla cima della sua chiesa principale. Chiunque la chiama la ācrooked spireā, la guglia storta, e lo ĆØ per davvero: non solo si attorciglia su se stessa, ma pende anche di qualche grado dalla verticale perfetta. Costruita a metĆ del XIV secolo, ancora si dibatte sul come sia nata in questo modo strampalato e dĆ nome a molte cose della cittĆ , tra cui anche la sua squadra di calcio.

Gli Spireites hanno una lunghissima tradizione, non può essere altrimenti visto che gravita tra cittĆ come Sheffield e Nottingham. Il primo club di football, antenato dellāattuale, nasce nel 1866. Purtroppo solo la storia può consolare i tifosi āgugliaschiā: il piazzamento più alto nella piramide inglese ĆØ un quarto posto in Second Division nel 1947. Da lƬ la discesa non si ĆØ più fermata e, solo dopo qualche stagione in quinta divisione, dal 2024 il Chesterfield ĆØ tornato in League Two.
Una semplice gara di League Two
Il 27 settembre 2025 si disputa il decimo turno di campionato. Gli Spireites sono partiti bene, hanno una rosa di buon livello per la categoria e navigano in zona playoff. Ć unāottima occasione per rimanere nelle zone importanti della classifica visto che lāavversario di giornata, il Newport County, si presenta a Chesterfield con una delle peggiori difese della categoria. I padroni di casa attaccano fin dallāinizio, si mangiano anche un paio di gol, e alla mezzāora di gioco riescono a sbloccare il punteggio.
Sugli sviluppi di una rimessa laterale sulla trequarti destra il pallone arriva a Liam Mandeville, centrocampista ventottenne alla settima stagione al Chesterfield ma con un passato in League One. Un mestierante di categoria con qualche colpo di livello superiore. Mandeville sistema il pallone e dĆ uno sguardo quasi di sfuggita verso lāarea, abbastanza per vedere il centravanti degli Spireites che si ĆØ liberato del suo marcatore diretto con un movimento a mezzaluna per poi lanciarsi verso la porta. Il cross ĆØ perfetto, forte ma con la giusta parabola per superare un difensore e trovare il suo compagno, libero e pronto a deviare di testa il pallone in rete.
Ć indubbiamente un gol di qualitĆ , ben costruito, che può rendere ancora più felici i tifosi assiepati nel moderno SMH Group Stadium, ma non sembra avere nulla di speciale. Se non fosse che a segnare ĆØ un attaccante particolare. Ć nato a Solihull, cittĆ a poche miglia da Birmingham nota come il luogo di nascita della Land Rover, ma può giocare per lāIrlanda del Nord grazie al nonno. Ha ormai 34 anni e una lunga carriera in League One, con due puntate di livello in Championship. Ed ĆØ noto più per il suo nome che per le sue gesta in campo: Will Grigg.

Un bomber di provincia conosciuto in tutto il mondo
Solo a leggerne il nome, a comando, il nostro cervello accende il motivetto āWill Griggās on fireā. Qualsiasi appassionato di calcio del globo terracqueo (le meraviglie della rete) lāha ascoltato e lāha cantato dallāestate 2016. Ć diventato talmente virale da provocare una certa sorpresa in David Guetta quando portò in un club il suo remix della canzone originale, āFreed from Desireā, per sentire tutti gli astanti cantare a squarciagola il coro dedicato alla punta nordirlandese.
La capacitĆ della realtĆ virtuale di influire sulle vicende terrene ha del paradossale. Will Grigg non gioca neanche un minuto in Francia, dove lāIrlanda del Nord disputa il suo migliore Europeo di sempre arrivando agli ottavi di finale. Ed ĆØ strano, perchĆ© ha appena concluso una stagione da 25 reti segnate con la maglia del Wigan. Eppure quel coro viene urlato in ogni stadio, da ogni tifoso. E di riflesso in tutto il mondo. Chiunque conosce il nome di Will Grigg. Ma ne conosce, appunto, solo il nome.
Pochi sanno che la canzone è stata creata da un tifoso del Wigan, tal Sean Kennedy, al termine di quella stagione clamorosa conclusasi con il titolo di capocannoniere della League One, oltre alla promozione per i Latics. Ancora meno ricordano che un paio di anni prima è Grigg a segnare i primi due gol di uno dei tanti tonfi inattesi del Manchester United, una nettissima sconfitta contro i MK Dons in League Cup. Così come è sempre la punta nordirlandese a marcare contro il City di Pep Guardiola nel quinto turno di FA Cup del 2018, regalando al Wigan (di nuovo in League One) i quarti di finale della competizione.

Will Grigg ĆØ un ammazzagrandi, si direbbe in Italia, soprattutto se vengono da Manchester. Una punta magari non al livello della Premier League ma sicuramente capace di far gol, anche e soprattutto quando conta. Un attaccante che viene ricordato con calore a Wigan e negli altri club in cui ha giocato. Eppure il resto del mondo lo conosce solo per la canzoncina che ogni tifoso conosce e canta gioiosamente.
Sono le meraviglie della viralitĆ , del mondo virtuale. A molti può sembrare una situazione innocua, non problematica. Eppure non ĆØ cosƬ. Ć proprio il diretto interessato a spiegare cosa cāĆØ che non va in unāintervista: Ā«La canzone non mi ha mai infastidito. Ciò che mi ha seccato ĆØ che certe persone mi collegano al coro e non ai miei gol. La canzone non esiste perchĆ© Will Grigg si inserisce cosƬ bene nel ritmo, ma perchĆ© ho segnato 25 gol per il WiganĀ».
I problemi del diventare virali
Il colpo di testa di Will Grigg apre la strada al Chesterfield che, pochi minuti prima dellāintervallo, trova anche il gol del raddoppio. Prima che gli Spireites mettano a segno la seconda rete arriva lāormai classica celebrazione del vantaggio sugli account social del club che, però, pubblicano un contenuto diverso dal solito. CāĆØ una foto che ritrae Liam Mandeville e Will Grigg, di profilo uno davanti lāaltro, con il centrocampista che abbraccia da dietro la punta appoggiandogli le mani sul ventre. Il testo ĆØ solo una sfilza di emoticon di fuoco, perchĆ© Will Grigg non può che essere sempre e solo āon fireā.

Non ĆØ una posa casuale ma una citazione a un altro fenomeno nato con la rete, quello dei meme. Immagini o video virali che suscitano grande ilaritĆ in tutto il mondo, spesso anche a discapito dei protagonisti. Il riferimento della foto del Chesterfield balza subito allāocchio ed ĆØ allāormai famoso episodio accaduto a un concerto dei Coldplay nellāestate 2025, dove la kiss cam ha inquadrato una coppia che ha provato rapidamente (e senza riuscirci) a nascondersi.
Pensate al potere di internet e dei social media, e a come può essere usato. In poche ore si ĆØ saputo tutto di questa coppia e ne ĆØ nata una vera e propria soap opera di dubbio gusto: lui era il CEO di uno studio legale di New York, lei il capo delle risorse umane dello stesso studio. Entrambi sposati, evidentemente con partner differenti, e con figli. Molto rapidamente sono state trovate non solo le loro generalitĆ ma anche i profili LinkedIn e i profili social dei loro partner. La loro vita ĆØ stata postata online, senza limiti, messa a disposizione non solo del pubblico ludibrio ma anche della rabbia della gente: ĆØ iniziata una serie disarmante di commenti sotto i profili dei protagonisti o dei loro partner che ha superato i limiti dellāaggressione, tra costanti prese in giro e richieste adirate di licenziamento.
Cercare di seguire i trend del momento è un meccanismo che spesso funziona in un mondo come quello virtuale dove essere visti da più persone è la metrica di giudizio principale, senza porsi troppe domande su quanto sia salutare. Così fa, come tutti, anche il team social del Chesterfield con la foto di Liam Mandeville e Will Grigg. Così come per la coppia di amanti al concerto dei Coldplay, anche questa foto diventa virale. E così come per quel video, anche in questo caso le conseguenze non fanno molto ridere.

Il rapporto tra il football e le tematiche di orientamento sessuale
I commenti sotto la foto di Liam Mandeville e Will Grigg si ammassano in poche ore. Molti riconoscono subito la citazione del meme del concerto e ci fanno una risata su. Alcuni notano unāaltra somiglianza non voluta, quella alla famosa scena del film Titanic dove Rose e Jack sono sulla prua della nave. In pochi parlano effettivamente del tema principale: il gol che ha sbloccato la partita, lāottima forma dei due giocatori, la gioia per vedere la propria squadra andare in vantaggio. In tanti, in troppi, iniziano a commentare con battute a sfondo omosessuale, spesso di dubbio gusto. Molti di questi diventano thread di stampo omofobo.
Instagram, Facebook, Twitter o X che dir si voglia, il social scelto non fa differenza: si accumulano centinaia e centinaia di commenti, alcuni apertamente di odio. Il tutto per quello che ĆØ palesemente uno scherzo, una semplice burla, per celebrare il gol di una squadra di calcio. Le legioni di imbecilli di cui parlava Eco si sono scatenate e non cāĆØ nulla da poter fare per poterle contenere.
Se di per sĆ© ĆØ giĆ un fatto grave, lo ĆØ ancor di più in Gran Bretagna. Una nazione dove lāattenzione a questi temi ĆØ molto più elevata che in Italia, anche nel mondo del calcio. Non come può accadere in Italia, dove lāunico modo per riconoscere che tra i calciatori dovranno esistere diversi tipi di orientamento sessuale (anche solo per un fattore statistico) ĆØ se un Fabrizio Corona lancia āaccuseā di omosessualitĆ su giocatori di Serie A come fosse un crimine. Il suicidio di Justin Fashanu, primo calciatore professionista apertamente omosessuale, ĆØ una ferita ancora troppo fresca per gli inglesi.

A dimostrazione di quanto il tema sia trattato proprio con una sensibilitĆ diversa, basta parlare dei Rainbow Spireites. Sono un gruppo di tifosi del Chesterfield ufficialmente riconosciuti dal club, e specificamente LGBTQ+. Fanno tutte le attivitĆ che gruppi del genere portano avanti sul territorio, dagli incontri prepartita a organizzare feste e manifestazioni, dal collaborare col club stesso al lavorare sul territorio, ovviamente con unāattenzione particolare verso queste tematiche.
Non sono un caso isolato. I Rainbow Spireites fanno parte di unāalleanza a sei membri che supera anche i confini dei numerosi derby della regione. Gli altri sono le Rainbow Blades e le Rainbow Owls, rispettivamente dello Sheffield United e dei concittadini del Wednesday, i Marching Out Together del Leeds United, i Proud Stags del Mansfield Town e i Proud Forest del Nottingham Forest. Non ĆØ neanche un trend regionale: il Manchester United ha i suoi Rainbow Devils, il City i Canal Street Blues; a Liverpool ci sono i Kop Outs in rosso e i Rainbow Toffees in blu; a Londra si va dai Proud Lilywhites del Tottenham ai GayGooners dellāArsenal.
Il triste epilogo di una storia non sbagliata
Il supporto di ciò che rende il calcio uno degli sport più belli del mondo, la vicinanza dei suoi tifosi, alle comunitĆ LGBTQ+ ĆØ abbagliante. Soprattutto rispetto allāItalia dove ĆØ come se tutta questa parte di popolazione non esistesse se non per lamentarsene in occasione dei Pride. Eppure, anche questo non basta. Quando la marmaglia che popola il mondo virtuale si scatena impetuosa sui social network, diventa pressochĆ© infermabile. Mostrando come si debba fare ancora molto, moltissimo, su certe tematiche sociali.
Il triste epilogo di questa storia, che non può essere che temporaneo, lo vogliamo trovare allora in due post che ci dimostrano quanto sia difficile tenere a bada le famose legioni. Su Facebook lāaccount ufficiale del Chesterfield ha dovuto lasciare un commento, un paio di giorni dopo, sotto la foto virale ricordando che certi ācommenti inappropriatiā indeboliscono gli sforzi del club di promuovere lāinclusivitĆ e si chiude con un avvertimento dal tono molto british: invitiamo tutti a considerare attentamente cosa dire prima di pubblicare commenti.
Su Instagram il club ha deciso invece di prendere la via più ironica, pubblicando il video del dietro le quinte di quella foto in cui Mandeville e Grigg ricreano la scena del concerto dei Coldplay. Il contenuto non è andato virale come il precedente ma ha guadagnato un migliaio di like e qualche decina di commenti: quelli di dubbio gusto, anche in questo caso, superano gli altri.
SarĆ anche una storia un poā complicata, un poco scontata e sconclusionata: ma sicuramente non ĆØ una storia sbagliata ed ĆØ importante, fondamentale che venga raccontata.


