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Il mio viaggio a…Manchester! Sognando Old Trafford

Quando sognavo di sposare Scholes e ascoltavo gli Oasis

4 ' di lettura

“When the seagulls follow the trawler, it’s because they think sardines will be thrown into the sea”. “Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che le sardine saranno gettate in mare”.

25 gennaio 1995: Eric Cantonà reagisce con un calcio in stile kung-fu, agli insulti di un tifoso del Crystal Palace; incassa condanne e squalifica e questa è la frase non-sense che dirà in conferenza stampa, in puro stile The King. Alla tv diedero la notizia. Io avevo 13 anni, vivevo a Roma (dove il calcio lo odi o lo ami e ce l’hai nel sangue) e quelle immagini furono letteralmente un colpo di fulmine! Chi è Cantonà? E il Manchester United? Ai tempi non c’era internet e cercavo di seguire le notizie della squadra sui giornali e nelle poche trasmissioni che ne parlavano (negli orari più improbabili). I vari italiani che si trasferirono oltremanica, diedero poi più visibilità alla Premier League.

SOGNANDO PAUL SCHOLES E ASCOLTANDO GLI OASIS

E poi ci furono gli Europei in Inghilterra, sempre nel ’96, dove seguii con interesse la nazionale inglese (già ammirata ad Italia ’90). Intanto avevano esordito i “Fergie Boys“: le ragazze sognavano di sposare uno dei Take That ed io… Paul Scholes! Tuttora il mio giocatore preferito in assoluto. Ci fu il treble del ’98/’99, la cui punta di diamante fu quella finale da infarto col Bayern Monaco: birra in mano e poltrona, al 93° urlai di gioia, con tutta la voce che avevo, incredula, davanti alla tv. Negli anni successivi vidi arrivare e partire giocatori forti come C.Ronaldo, Van Nistelrooy, Heargreaves, Stam… Soffrii per la partenza di Roy Keane e i ritiri degli ultimi anni… Seguii successi e sconfitte in Champions League… Ho letto anche la bio di Sir Alex, ovviamente.

Tutto, sempre, a distanza. Nel 1994 mi ero innamorata follemente anche degli Oasis: arrivando a tatuarmi (2012) il titolo di una loro canzone. Per tutti questi motivi, il mio sogno nel cassetto era uno: visitare Manchester. Per motivi sentimentali e lavorativi: lo rimase a lungo… fino al settembre 2016. Cambiano un po’ di cose: ed io mi decido a partire. Spenderò metà liquidazione in quel viaggio… non me ne frega nulla.
FINALMENTE MANCHESTER!
Arrivo nella serata del 23: subito mi immergo nel giro di pub e locali. Un paio di pinte e poi a letto. Sabato 24 è matchday: alle 5 sono sveglia; scendo a fumare, sotto l’hotel in Piccadilly Gardens, guardo la città svegliarsi… e in quel momento capisco che quello è il “my place”, il mio posto nel mondo. La mia prima english breakfast da Wheterspoons e poi, in tram, allo stadio. Sir Matt Busby way fatta lentamente: mi vedo come in “Febbre a 90°” e tuttora dico a tutti che, quando incasserò la pensione, mi trasferirò lì e mi farò l’abbonamento allo stadio. La birra al pub con gli amici degli amici che mi avevano rimediato un biglietto.
E poi, finalmente, l’Old Trafford: il teatro dei sogni! Sono emozionatissima… faccio foto ovunque… Passo i tornelli e salgo quelle scale… Arrivo su: pie e birra e foto davanti alla statua di Dennis Law. Raggiungo gli spalti… sono in Stretford End: il sogno si avvera. I Red Devils giocano contro il Leicester campione in carica: finisce 4-1. Ed io sono all’apice della felicità! Esco e vengo via in mezzo all’onda di tifosi euforici. Bevo un’altra pinta e mi faccio scattare una foto su Sir Matt Busby way: ho un sorriso pazzesco e non mi accorgo dei poliziotti a cavallo alle mie spalle… che sorridono mentre faccio mille scuse per essermi bloccata in mezzo alla strada.
SOLO UN ARRIVEDERCI…
La sera non riesco a chiudere occhio… ma non è finita: il giorno dopo ho il tour dello stadio. Ascolto estasiata ogni singola parola della guida, anche se capisco 1/4 di quello che dice. Faccio mille altre foto. E quando metto piede sul terreno di gioco: quasi mi scappa una lacrima… Quanti miti sono passati da lì! Quanta storia, passata e recente, hanno visto quelle mura! Setaccio lo store. Mi fermo a pregare per le vittime di Monaco ’58. E mi allontano: ma lì ci lascio un pezzo di cuore. La sera la passo all’Hard Rock cafè: dove campeggia una strofa di “Wonderwall” degli Oasis. Manchester è il mio wonderwall.
Il giorno dopo riparto: piango a dirotto. “Don’take me home!”: come cantano gli inglesi. Ma ormai ho deciso: non mi fermo più. Decido che quello è solo il primo viaggio dietro al calcio d’oltremanica. Ci tornerò appena posso… e almeno una volta l’anno, tappa in quella città: che è il posto che ho sognato per 21 anni e dove vorrò sempre tornare.

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Ilaria Ciangola
Ilaria Ciangola
Di Trento. O.S.S. in Pronto Soccorso. Tifosa e appassionata di calcio (italiano e internazionale), viaggi, Oasis e tutto ciò che è oltremanica.

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