Newcastle-Arsenal, un pomeriggio di ordinaria follia

Il racconto della rimonta più clamorosa nella storia della Premier League.

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Ci sono date destinate a rimanere impresse nelle memorie di tutti coloro che amano questo sport. Memorie dalla doppia faccia, per alcuni tragiche, per altri trionfali.

È il 5 Febbraio 2011, al St James’s Park va in scena Newcastle-Arsenal. La cornice di pubblico è quella delle migliori occasioni, vengono staccati più di 50 mila tagliandi.
L’undici di Wenger giunge alla partita con tutti i favori del pronostico. I Gunners stanno vivendo un momento magico: giocano divinamente a calcio ed occupano il secondo posto in classifica, a sole cinque lunghezze da uno United che poche ore prima è caduto per la prima volta in stagione sotto la scure di un encomiabile Wolverhampton. L’occasione per portarsi a soli due punti dai Red Devils è ghiotta; l’Arsenal può tornare a sognare un titolo che manca dal lontano 2004, l’anno degli invincibili.

Inizia il match. I Gunners entrano in campo ed offrono un primo tempo semplicemente sensazionale. Appena 44 secondi dopo il fischio di inizio, al termine di una paziente circolazione di palla mirata ad aprire un varco nella retroguardia avversaria, Arshavin riceve palla sulla trequarti e con una verticalizzazione radente manda in porta Walcott, scattato alle spalle di un disattento Coloccini. L’attaccante inglese batte Harper con un preciso rasoterra all’angolino: è subito vantaggio Arsenal.
Non passano neanche due minuti che dagli sviluppi di un calcio di punizione, calciato da Arshavin, Djourou incorna imperiosamente la palla sotto al sette. È già 2-0 dopo appena 3 minuti, per i tifosi del Newcastle sembra prospettarsi un pomeriggio all’insegna della tragedia.
Tragedia che assume i contorni di un’apocalisse qualche istante più tardi. È appena scoccato il decimo minuto, l’Arsenal è completamente padrone del terreno di gioco. La squadra di Wenger sembra giocare a memoria, galvanizzata al pensiero di avvicinarsi, questa volta davvero, a uno United sinora infallibile. Le trame di gioco dei Gunners sono reti di passaggi che fanno correre i Magpies alla vana ricerca del pallone. Walcott riceve palla sulla destra, fa fuori Josè Enrique con un doppio passo ed offre a Van Persie un pallone delizioso, che il centravanti olandese deposita in rete violentemente. Il cronometro segna appena dieci minuti dall’inizio del match e tre reti di vantaggio per l’undici londinese.
Il Newcastle appare tramortito, l’Arsenal continua a macinare gioco come una schiacciasassi: al minuto numero 26 arriva la doppietta personale di Van Persie che, tutto solo, colpisce il pallone di testa su un ottimo cross di Sagna, insaccando la sfera alle spalle di Harper per la quarta volta. Il tabellino recita uno score impietoso, quando non è neppure scoccata la mezz’ora di gioco.
Alcuni tifosi del Newcastle iniziano ad abbandonare gli spalti in segno di protesta, stufi di un simile scempio calcistico.
Complice il risultato, in campo a farla da padrone è il nervosismo, ma c’è un giocatore che proprio nel nervosismo fa la differenza: veste la maglia dei Magpies, ha il numero 7, si chiama Joey Barton.
Barton inizia un personale duello con Diaby, che ne esce clamorosamente sconfitto. Dopo neanche 5 minuti dall’inizio del secondo tempo, il centrocampista del Newcastle si rende protagonista di un intervento duro ma corretto ai danni del giocatore francese, facendogli vigorosamente cenno di rialzarsi. Diaby perde completamente la testa: afferra Barton per il collo, lo sbatte a terra e riceve il sacrosanto cartellino rosso.
La superiorità numerica non sembra però cambiare l’inerzia della gara, sino allo scoccare del 68esimo minuto. Viene assegnato un calcio d’angolo per il Newcastle, il pallone calciato da Barton resta in area ed il primo ad avventarsi come un rapace sul pallone è Leon Best, che viene toccato duro da Koscielny, per l’arbitro non ci sono dubbi: è calcio di rigore. Dal dischetto va Joey Barton, che spiazza con freddezza Szczesny ed accorcia le distanze.
La rimonta ancora si prefigura chimerica, ma il vento sul St James’s Park soffia un’aria diversa, un’aria di ordinaria follia.
I Magpies tambureggiano dalle parti del portiere polacco; viene annullato un gol regolare a Best che però si ripete pochi minuti dopo. Questa volta è tutto nella norma. Le distanze si accorciano ulteriormente, è 2-4.
Arriviamo al minuto 72. Il direttore di gara assegna un calcio di punizione dalla distanza a favore del Newcastle: Barton cala il classico “gocciolone” all’inglese dentro l’area dei Gunners. L’arbitro reputa falloso un contatto, a dire il vero inesistente, tra Koscielny e Williamson ed indica nuovamente il dischetto.
Barton, impavido e impertinente, si presenta nuovamente davanti a Szczesny, trasformando il secondo tiro dagli undici metri. L’estremo difensore la tocca ma non basta, la palla finisce in rete al centro della porta. In quel rigore si cela l’epilogo della gara.
Il Newcastle torna in vita, a crederci, grazie al suo galeotto.
Scocca l’88esimo minuto. È uno di quegli istanti destinato a rimanere impresso nella storia della Premier.
A favore dei Magpies viene fischiata nuovamente una punizione sul lato destro della trequarti dei Gunners. Sul pallone, come al solito, c’è Joey Barton. Il cross non è granché, viene intercettato da Clichy che respinge di testa, alzando una parabola destinata a finire fuori dall’area ed a far tirare un sospiro di sollievo all’undici di Wenger. È proprio qui che il calcio si rivela uno sport meraviglioso, perché imprevedibile, perché chiunque dei ventidue giocatori in campo può rendersi protagonista, anche il meno atteso. Su quel pallone infatti si avventa come una furia Cheik Tiotè, uno che di mestiere fa il mediano, tutto cuore e grinta, di certo non un grande tiratore. L’ivoriano trova una coordinazione sensazionale, colpendo perfettamente al volo il pallone con il mancino, lui che è un destro naturale. È un missile terra aria che trafigge Szczesny e fa esplodere St James’s Park.
Si consuma un’epica rimonta. Dio scende in campo ed indossa la maglia del Newcastle.
È un regalo trascendentale, un momento indimenticabile che crea un legame inscindibile tra la tifoseria del Newcastle e Cheik Tiotè; un legame che si romperà sei anni dopo solo a causa della tragica scomparsa del calciatore, colto da un letale arresto cardiaco nel corso di un allenamento.
Ad andare oltre la morte però ci sono le emozioni, i ricordi indelebili. Quel gol splendido ha innalzato l’ivoriano nell’olimpo degli eroi in maglia bianconera; neanche il destino beffardo potrà mai togliergli il posto che gli spetta, la gloria eterna.

Mai nessuno prima e mai nessuno dopo quel 5 Febbraio ha più rimontato uno svantaggio così ampio.

È questa la storia del più incredibile comeback avvenuto in Premier, è questa la storia di Newcastle-Arsenal 4-4.