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mercoledì 4 Agosto 2021
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The M55 Derby: le radici dell’odio tra Blackpool e Preston North End

Alla genesi di due club eternamente contrapposti.

6 ' di letturaScorrendo con un dito la cartina della terra di Sua Maestà, resta facile individuare le varie contee, e le rivalità in esse racchiuse: il Lancashire non fa eccezione. Il suo baluardo è il leggendario West Lancashire Derby, meglio conosciuto come “The M55 derby”, dall’omonima route che congiunge Blackpool e Preston. “Tangerines contro Lilywhites”: una contrapposizione unica, nata dall’odio tra rumorosi vicini di casa, più che da ragioni di campo. Nessun fattore scatenante, ma una lenta e naturale sedimentazione d’acredine, lunga decenni.

Era il Maggio del 1880 quando il board del Preston North End, affermata squadra di cricket, decise di dare i natali ad una gloriosa dinastia calcistica, che si appresta a spegnere quest’anno 141 candeline. Basti pensare che fu uno dei primi club ad ingaggiare calciatori professionisti, fruendo (tra gli altri) dei noti Scotch Professors: giovani aitanti scozzesi che partivano alla volta d’Inghilterra, là dove il calcio stava diventando un gioco serio, un veicolo per guadagnarsi il pane, mentre in patria risultava poco più che uno sport amatoriale.

Fu un periodo di grandi cambiamenti per il calcio inglese, proteso a divenire sempre più “il gioco di tutti”: infatti, anche le cittadine industriali del Nord iniziarono a rivendicare l’autonomia sportiva, fondando proprie squadre, con l’obiettivo di rompere l’egemonia dei team delle scuole private del Sud, cui avevano accesso soltanto i gentlemen del Paese. Non doveva più trattarsi di un vezzo riservato alla upper class: a testimoniarlo erano realtà come quella del Preston.

Qualche anno più tardi, esattamente il 26 Luglio 1887, i membri del vecchio Victoria FC team, assieme a quelli del Blackpool St John’s players, si diedero appuntamento allo Stanley Arms. I due club decisero di mettere da parte le loro rivalità, fondendosi in un’unica compagine che avrebbe rappresentato l’intera città. Fu l’inizio di una nuova era: quella del Blackpool FC.

Sia il Preston North End che il Blackpool iniziarono immediatamente a inanellare successi, sebbene da prospettive differenti. Infatti, mentre i Tangerines vincevano la “Lancashire Junior Cup”, per i Lilywhites era già tempo di sognare in grande: nel 1888, tra lo snobismo e le vanterie delle nobiliari realtà sportive della City, nasce la Football League, un terreno di sfida per le eccellenze calcistiche delle Midlands e del North of England. Un’iniziativa voluta anche dai gigli bianchi, tra i 12 fondatori dell’inedita lega. L’ascesa del Preston fu fulminea: già nel 1889 la compagine salì sul tetto d’Inghilterra da imbattuta, guadagnandosi per la prima volta nella storia l’ormai noto appellativo “The Invincibles”. Questo trionfo fu una molla per il Blackpool, anch’esso deciso ad aggiudicarsi una fetta della gloriosa torta. Sino a quel momento i Tangerines si erano crogiolati nella loro dimensione di squadra locale, con un impianto sportivo da appena 2.000 spettatori e una politica societaria restia all’arrischiarsi nel professionismo, timorosa di fare il passo più lungo della gamba e disastrare le finanze. Chissà se fu un sano spirito competitivo, o il germe di una rivalità, a spingere gli Oranges ad emulare i vicini, e fondare l’oramai estinta Lancashire League, assieme a Bury e Liverpool tra le altre. Certamente una lega meno importante, fatta di piccole realtà per il tempo, ma non meno battagliera.

Il Preston North End degli Invincibili, stagione 1888-1889.

Mentre il Preston continuava a mietere vittime e aggiudicarsi titoli, i Tangerines studiavano come diventare grandi. Il primo mattone venne posato nel 1893 quando, dopo anni di acredine, prese corpo l’idea di fondersi con gli acerrimi rivali del South Shore (compagine dell’omonima zona costiera della città). Fondamentale fu la spinta della stampa locale e dell’opinione pubblica, desiderosa di far emergere la cittadina. Ecco il virgolettato di un articolo dell’epoca: “South Shore should admit that the Blackpool team is the strongest in the Fylde. To our mind, the sooner the South Shore and Blackpool clubs are fused into one, the better it will be.” Questa fusione consegnò al Blackpool FC le chiavi Bloomfield Road, quella che ancora oggi rappresenta la sua meravigliosa casa.

L’ascesa degli Oranges coincise con la rovinosa caduta dei Lilywhites, che in una decina d’anni, dalla vetta d’Inghilterra, finirono col retrocedere in Second Division. Tutto era apparecchiato affinché andasse in scena il primo scontro tra le due compagini. La cornice fu proprio Bloomfield Road, al cospetto di 6.000 anime ruggenti. Il Preston strapazzò 4-1 il Blackpool senza troppi affanni, certificando la propria superiorità. I rispettivi club forse non avevano ancora  ben chiaro il significato di quella gara, ma certamente lo era agli abitanti delle due cittadine. Sulla prima pagina del The Athletic Times di allora si legge: “C’è una faida di antiche origini tra Preston e Blackpool, di conseguenza la rivalità tra le due città è sentitissima quando si trovano a battagliare sul campo, non importa di quale genere di conflitto si tratti”. Per farla breve, dentro e fuori dal campo, fu tutt’altro che un tranquillo pomeriggio di sole.

Le prime cinque decadi di scontri tra le due compagini raccontano di una feroce rivalità, pressoché risoltasi a senso unico, in virtù del predominio tecnico dei Lilywhites. Non a caso, per risalire alla prima vittoria dei Tangerines, occorrerà attendere 24 lunghissimi anni. Complice il secondo conflitto mondiale, nelle successive due decadi le compagini si affrontarono appena 15 volte. La guerra aveva lasciato pesanti macerie nell’Inghilterra di Churchill la quale, seppur vittoriosa, appariva stremata ed economicamente dilaniata. Il calcio, in controtendenza, riprese a correre esattamente dal punto in cui le bombe lo avevano interrotto. Ma in un certo senso la guerra, o meglio il dolore e la sofferenza, si spostarono dai campi di battaglia sugli spalti. Fu infatti nel periodo tra il 1946 ed il 1961, quando Blackpool e Preston si contendevano la vetta della First Division, che la rivalità iniziò a raggiungere temperature roventi. La nomea di “grandi squadre” non fece altro che accrescere la pressione attorno a questo match: nondimeno, l’arrivo di quelli che sarebbero poi diventati i calciatori più rappresentativi della storia dei due club fu la ciliegina sulla torta. Sponda Lilywhites tutti andavano pazzi per Sir Tom Finney, mentre sponda Tangerines non esisteva altro Dio all’infuori di Sir Stanley Matthews. Come racconta Jimmy Armfield, grande tifoso e al tempo stesso terzino destro degli Oranges dal ’54 al ’71: “In ogni pub la discussione su chi fosse il migliore tra Matthews e Finney era il giusto pretesto per far casino e spiegarsi a vicenda quanto gli uni odiassero gli altri. L’arrivo di quei due rinfrescò a tutti quanti la memoria”.

10 Maggio 1948: la Nazionale inglese scatta una foto di squadra prima di disputare una serie di amichevoli internazionali. Le frecce indicano Tom Finney e Stanley Matthews, rivali ed amici.

Ad ogni modo, furono anni davvero gloriosi per le due compagini. Svariate sfide al cardiopalma si susseguirono l’una dopo l’altra: le giocate dei due campioni conferivano un’aura magica a un evento che, come non bastasse, era già di per sé intriso di sacralità. Questo affascinante dualismo dentro al dualismo cessò nel momento in cui Finney fu costretto a ritirarsi a causa di persistenti e dolorosi infortuni. Fu lo stesso Matthews a rendere omaggio al suo acerrimo rivale in campo, nonché fedele compagno di Nazionale, definendolo come “uno dei più grandi giocatori che l’Inghilterra abbia mai prodotto… sicuramente il migliore con e contro cui abbia giocato”. Ma era soltanto questione di tempo anche per quanto riguardava l’epilogo dell’avventura di Stanley con la maglia del Blackpool. Come se avesse raggiunto il fine ultimo, una volta che gli acerrimi rivali del Preston retrocessero nuovamente in Second Division, lasciò i Tangerines per lo Stoke City. Ma la bellezza di questa rivalità è la sua somiglianza ad una molla d’acciaio: quanto più cerchi di allontanare i due estremi, tanto più essi si scontreranno veementemente. Così, nel ’67, gli Oranges retrocessero in seconda divisione, a tener compagnia ai nemici giurati.

In questo longevo calendario dell’odio, una data cruciale è il 13 Aprile del 1970. Ultima giornata di Second Division, il teatro è sempre Bloomfield Road, identici sono gli attori. Va in scena una battaglia dai contorni drammatici: al Blackpool serve a tutti i costi una vittoria per salire di categoria, mentre il Preston è costretto a vincere per evitare la retrocessione. Ambedue le compagini hanno la succulenta opportunità di farsi boia e vincitrici. Alla fine dei novanta minuti, il sole splende dalla parte degli Oranges, condannando i Lilywhites alla prima retrocessione in terza divisione della loro gloriosa storia. Oramai si trattava di una guerra aperta, non era più possibile indietreggiare.

Nel frattempo, l’hooliganismo divenne un trend tristemente ascendente, una sorta di malattia che serpeggiava endemicamente tra le tifoserie di tutto il paese. Nessun club poté sfuggire dal tornado di violenza e rabbia sociale di quegli anni, figuriamoci una rivalità da sempre accesa come quella tra Preston e Blackpool: il West Lancashire Derby rappresentò l’occasione prediletta per inscenare ignobili battaglie all’ultimo sangue. Le due tifoserie usavano darsi appuntamento al Revoe Park di Blackpool o al Moor Park di Preston, al termine delle partite, per dar vita a veri e propri regolamenti di conti a base di pugni, spranghe e tutto ciò che potesse rivelarsi confacente a contundere il nemico. In special modo la firm del Blackpool, alias “The Muckers”, sin da subito passò alla ribalta delle cronache: non a caso, uno storico reportage girato nell’85 dalla BBC News la indicava come una delle più pericolose e violente firm del Paese, assieme a quelle di Millwall, Leeds e West Ham. A testimonianza di quanto detto vi fu il duplice tentativo dei Muckers di dar fuoco alla storica Town End Stand del Deepdale Stadium, gloriosa casa degli acerrimi rivali. L’ultimo atto di un’atavica rivalità trasformatasi in implacabile guerra, oggi in parte sopita dalle ferree misure intraprese a livello governativo, ma pur sempre aleggiante nel Lancashire.

LEGGI ANCHE: ALEX JAMES AL PRESTON NORTH END, LO STRANO CASO DI UN WEMBLEY WIZARD IN SECOND DIVISION

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