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lunedì 8 Agosto 2022
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Quella volta che Tino Asprilla arrivò in ritardo ad una partita di Champions

Storia di una notte di ordinaria follia.

3 ' di letturaIl calcio è uno sport in sé meraviglioso, talvolta però sono le vite al limite di alcuni dei suoi protagonisti a renderlo magico.

Se parliamo di vite al limite, non raccontarvi di Faustino Asprilla sarebbe peccato mortale. In due parole: genio e sregolatezza. Un talento cristallino unito ad un carattere selvaggio, indomabile. All’istinto non ha mai rinunciato, tanto su un campo di calcio, il che lo rendeva imprevedibile, quanto nella vita privata, e ciò lo trasformava in dinamite allo stato puro, pronta ad esplodere tra le sue stesse mani. Alle magie sul campo corrispondono altrettante bravate  fuori dal terreno di gioco. Agli scatti fulminei sulla fascia altrettante corse all’impazzata in auto. Faustino è questo, non lo si può cambiare. Prendere o lasciare.

La freccia colombiana, indimenticata in quel di Parma, nell’Estate del ’96 approda al St James’Park, alla corte di Kenny Dalglish, un sergente di ferro che pare in antitesi con l’assenza di regole professata da Tino e che ha plasmato il Newcastle a sua immagine e somiglianza. Un personaggio del calibro di Asprilla è destinato a rompere gli equilibri, . L’attaccante colombiano entra indelebilmente nella memoria dei Magpies la notte del 17 Settembre 1997.

 

Quel giorno al St James’Park il Newcastle ospita il Barcellona di Luis Enrique,Figo e Rivaldo. La gara è valevole per la fase a gironi della Coppa dei Campioni. Per i Magpies, giocatori e tifosi, non è una partita come tutte le altre. La tensione è alle stelle.

Kenny Dalglish ha già in mente l’undici titolare, l’atteggiamento tattico e mentale con il quale fronteggiare uno squadrone che sbarca in terra inglese con il favore del pronostico.

Ecco che accade l’imprevedibile. Giunge l’orario della convocazione, ma Asprilla non c’è, o meglio non si trova. Il colombiano arriva al campo in clamoroso ritardo, cosa già di per sé intollerabile, figurarsi nell’Inghilterra della “working class”, tutta sudore e abnegazione.

Dalglish va letteralmente su tutte le furie. La disciplina e l’etica di spogliatoio vorrebbero che Asprilla venisse spedito in tribuna, tuttavia il tecnico scozzese, contro ogni previsione e volontà dell’apparato dirigenziale, decide di schierare il colombiano nell’undici iniziale, a fianco di Alan Shearer a completare il tandem offensivo.

Faustino scende in campo e si diverte, disputando una partita semplicemente sublime. Il risultato finale? Newcastle batte Barcellona 3-2. Tripletta di Asprilla.

Il colombiano prima, con velocità fulminea, si guadagna un calcio di rigore che egli stesso trasforma, poi insacca per due volte il pallone in rete colpendolo di testa. Sono due goal realizzati in fotocopia: in ambedue le occasioni il colombiano stacca imperiosamente su parabola perfetta di Keith Gillespie, inarrestabile quella sera, al punto tale che si vocifera che Sergi sia dovuto ricorrere a un potente analgesico a fine gara. Lo stesso Asprilla dirà di Gillespie : “he was one of the fastest players I’d ever seen; he wouldn’t cut back and look up, he’d get to the byline and cross it in”. Per credere alle sue parole basta dare una sguardo alle immagini di quella partita.

Il meglio deve ancora venire. A fine gara, durante un’intervista, viene chiesto ad Asprilla il motivo del suo ritardo. Questi, con il tipico sorriso ed allegria sudamericana risponde: “ero a fare sesso con una delle mie fidanzate inglesi”.

Ad anni di distanza lo stesso Asprilla tornerà sulla vicenda, raccontando di come nei giorni precedenti alla partita fosse stato impegnato in patria con la maglia della Nazionale, e di come, anziché imbarcarsi immediatamente su un volo per Newcastle, fosse rimasto nel suo ranch sudamericano ad organizzare un party con tantissime ragazze.

Quale la versione reale? Nessuno può dirlo con certezza. Di incontestabile resta la tripletta di Asprilla, tutta da ammirare, assieme alla convinzione che la notte precedente debba essere stata decisamente divertente per Tino, a giudicare dal sorriso a 32 denti nella fotografia di squadra scattata a pochi secondi dall’inizio del match.

Questa, e tante altre, sono storie di premier.

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