Quando Georginio Wijnaldum accese le luci di St James’ Park. Il battesimo di un calciatore totale

Il racconto del match che ha segnato la consacrazione del centrocampista olandese.

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18 Ottobre 2015. In un umido pomeriggio autunnale, al St James’ Park va in scena Newcastle-Norwich, gara valevole per la nona giornata di campionato. La Premier League è iniziata da pochi mesi, ma per ambedue le compagini quella sfida ha già il sapore di uno scontro salvezza: ottenere il massimo risultato potrebbe rivelarsi importantissimo in vista degli sviluppi della stagione.

Le Magpies sono infatti reduci da una partenza formato horror, avendo collezionato appena tre pareggi e ben cinque sconfitte nella prime otto gare. I canaries non se la passano molto meglio, dalla loro gioca il “ragguardevole bottino” di due successi in altrettante comparse.

St James’ Park è un ambiente caldissimo, la culla di una tifoseria legata da un amore indissolubile verso i suoi colori. Indossare la maglia del Newcastle ti fa sentire ogni giorno un privilegiato: quella casacca odora di storia, di onore, di gloria. Ma è allo stesso tempo un’enorme assunzione di responsabilità: vestire quella maglia significa doverla onorare ogni Domenica. E non c’è spazio per i deboli di carattere. Perché le urla del popolo di St James’ Park suonano la carica in maniera unica, ma al tempo stesso sono capaci di trasformare quella “culla motivazionale” in un’arena infernale per i propri attori.

Le Magpies, agli ordini di Steve McClaren, si schierano con il più classico dei 4-4-2 in linea. Quando le cose non riescono, si cerca rifugio nell’ordine. Al diavolo l’estetica, contano soltanto i tre punti. Elliot prende il posto tra i pali; il comando della linea difensiva è assegnato al capitano Fabricio Coloccini, ormai un’istituzione da quelle parti, coadiuvato da Mbemba. Ai loro lati agisce Janmaat da una parte, con l’intento sfruttare le sue doti in fase di spinta, e Dummett dall’altra, più bloccato. Il presidio della zona mediana del campo è invece affidato al duo Tiote-Colback, un binomio tutto muscoli e corsa. Sulle fasce sono liberi di scorrazzare Wijnaldum, a sinistra, e Sissoko a destra. In avanti spazio alla coppia Perez-Mitrovic, fantasia e forza al potere.

La rasoiata con cui Wijnaldum porta in vantaggio le Magpies.

Il match inizia all’insegna dell’adrenalina. Ritmi forsennati e intensità da vendere, in pieno stile Premier: dopo neanche 15 minuti il Newcastle va in vantaggio. Al termine di un’azione confusa, una palla sporca finisce sui piedi di Sissoko. Il centrocampista francese vede Wijnaldum smarcarsi intelligentemente all’altezza del vertice destro dell’area di rigore, e con un’imbucata perfetta lo serve. L’olandese si trova a tu per tu con l’estremo difensore dei Canaries, e lo infila con una rasoiata sul palo lungo. Sarà il primo gesto tecnico di una giornata da ricordare. Un piccolo assaggio delle doti in area di rigore con cui Georginio delizia il pubblico di St James’ Park.

Per le Magpies è una gioia effimera: dopo appena 6 minuti il Norwich sfrutta una disattenzione della retroguardia bianconera e pareggia i conti grazie a Mbokani. Tutto da rifare quindi, se non fosse che, dopo una manciata di minuti, a salire in cattedra è ancora lui: Georginio Wijnaldum. Sissoko, sfruttando il suo strapotere fisico, si incunea tra le linee avversarie e pennella un cioccolatino inaspettato in area di rigore. Il centrocampista olandese si avventa come una furia sul delizioso traversone, trafiggendo Ruddy con un’incornata degna del più agguerrito dei tori in mostra alla Fiera di San Firmino. In questa rete è racchiuso “un bel pezzo” di Wijnaldum: intelligenza tattica, attacco dello spazio, tempismo, tecnica e coordinazione. Una sintesi di caratteristiche che sublima in una nuova gioia regalata ai tifosi sugli spalti, che assistono increduli allo sbocciare di un magnifico fiore, degno della tradizione vivaistica olandese.

I due protagonisti indiscussi del marcature bianconere.

Appena sette minuti più tardi, è ancora un’incontenibile Sissoko a dare il via ad un contropiede devastante: dopo una transizione di 40 metri palla al piede, il centrocampista francese scarica la sfera su Ayoze Perez, il quale, dopo un fortunoso batti e ribatti, batte l’estremo difensore dei canaries per la terza volta in 35 minuti.

3-1 Newcastle e partita in discesa, direte voi. Ma nella Premier è vietato mollare, o staccare i neuroni anche per pochi secondi. Appunto, pochi secondi, come quelli che passano tra l’esultanza di Perez, il tempo di rimettere il pallone al centro, ed il gol del 3-2 di Redmond. L’ala inglese accorcia nuovamente le distanze per il Norwich, sfruttando l’ennesima dormita generale della retroguardia bianconera, apparsa inescusabilmente deconcentrata e passiva. Si va quindi al riposo sul risultato di 3-2, al termine di un primo tempo all’insegna della dinamite pura.

La seconda frazione di gioco riprende con un Newcastle che appare quasi stordito dal break, rischiando più volte di bruciare il vantaggio conseguito nei primi 45 minuti di gioco: Wijnaldum salva un pallone sulla riga di porta, ed i canaries buttano al vento altre ghiotte occasioni. Come spesso accade in questi casi, il dio del calcio si rivela inflessibile nell’attuare una delle sue leggi supreme: goal sbagliato, goal subito. Così, un incontenibile Sissoko si proietta nuovamente in avanti palla al piede, mangiando letteralmente l’erba di St James Park, e trovando Mitrovic con l’ennesimo traversone col contagiri. Il centravanti serbo, senza badare allo stile, scaglia sotto la traversa un bolide che trafigge Ruddy senza possibilità d’appello.

Al minuto numero 66, il Norwich perde l’ennesima palla sanguinosa e dà il via ad un’altra ripartenza dei Magpies. Questa volta è Janmaat a sovrapporsi con i tempi giusti e a crossare al centro: ancora, inesorabilmente, il predatore della sfera è Wijnaldum, che si incunea nella molle retroguardia gialloverde e sigla la tripletta personale. Non è un caso, perché quel ragazzo dai polmoni inesauribili accompagna ogni singola azione, attacca lo spazio come un forsennato su ogni transizione. E non lo fa piazzandosi in una zona casuale del campo, ma in quella giusta, proprio dove cadrà la palla.

Lo stacco imperioso di Wijnaldum.

Georginio pare avere due molle sotto ai piedi quando stacca con simile veemenza: due molle però solerti nel ritrarsi, lasciando prontamente spazio ad un motore super efficiente quando deve correre su e giù per il campo, che sia alla ricerca del pallone da giocare o in fase di recupero. Ed è questa abilità che lo fa scoprire al pubblico di St James Park come calciatore totale: quell’indifferenza nel destreggiarsi tanto con la sfera tra i piedi, nel fraseggio, quanto quando il pallone deve andare a cercarselo smarcandosi.

La dimostrazione? Beh sta tutta nella rete del 6-2 finale. L’olandese, dopo l’ennesimo smarcamento, riceve il pallone sulla zona sinistra del campo, si accentra in un tipico movimento da ala sinistra, e piazza un destro che si infila sotto la traversa, sul palo lontano. Aiutato da una deviazione? Chi se ne frega! L’olandese ha giganteggiato sul campo, ed il tabellino delle marcature ne è l’imbarazzante dimostrazione.

Così Wijnaldum si scopre all’Inghilterra. Il pubblico, dinanzi alle sue quattro reti, va letteralmente in visibilio. Da anni un calciatore così totale non calcava quel prato. L’olandese sfodera una prestazione sensazionale, danzando sulla sfera e mettendo in mostra un repertorio dalla varietà impressionante. Ce n’è per tutti i gusti: capacità di muoversi senza palla, senso tattico, ed un dinamismo degno dei migliori interpreti della lega d’Oltremanica, oltre ad una tecnica invidiabile. Un centrocampista (forse è riduttivo definirlo tale) che segna, copre, corre, e fa segnare.

Sicuramente la stagione delle Magpies, conclusasi con una rovinosa retrocessione, non sarà piacevolmente ricordata dai supporters, ma forse, oltre la delusione, qualcosa resta ancora: quel pomeriggio di Ottobre, in cui “Gini” si scoprì all’Inghilterra come genio del football.