What if… Andy Carroll

0

Questa è la storia di uno di quelli che chiamano “what if”: quei calciatori che se avessero gestito meglio loro stessi e il proprio talento forse sarebbero arrivati in alto, ma veramente in alto. Eh sì, perché in questo caso stiamo parlando di uno che la grande occasione l’ha anche avuta, ma non l’ha saputa, secondo qualcuno, o potuta, secondo qualcun altro, sfruttare. Quando si giudica un profilo di questo tipo non bisogna dimenticare che il “what if” rappresenta un’incertezza, un qualcosa che forse, se le cose fossero andate in modo leggermente diverso, se avesse avuto più voglia o più fortuna, avrebbe potuto raggiungere grandi risultati, ma comunque un qualcosa che non avrà mai la riprova. Beh, allora quanti “what if”. Chi di noi non ha un amico che sostiene che “se avesse avuto la testa” sarebbe diventato un grande giocatore; qualcuno di noi sicuramente avrà detto o sentito dire almeno una volta: “ero sulla strada giusta, ero forte e giocavo bene, peccato per quell’infortunio…” o cose del genere. Ecco, qui ci troviamo di fronte a uno che, seppur sempre con la consueta dose di incertezza, si potrebbe permettere di pronunciare frasi simili.

Quando nel maggio del 2009, più precisamente il 24 maggio 2009, è arrivato il pomeriggio più nero della storia recente del Newcastle United, il club si è dovuto fare un profondo esame di coscienza. I piani alti di St. James’s Park si trovarono ad interrogarsi sul perché di quella soffertissima retrocessione, su come fosse potuto accadere che una delle più importanti realtà della Premier League, costruita spendendo tanti soldi per sognare l’Europa, ricca di nomi illustri e preziosi quali Shay Given, Michael Owen, Oba Oba Martins, Damien Duff e tanti altri, si fosse disastrosamente accartocciata su sé stessa una settimana dopo l’altra, fino appunto a quell’autogol, proprio di Duff, al Villa Park. Probabilmente le risposte sono arrivate senza nemmeno doversi scervellare oltremodo: quando si assiste a un fallimento del genere c’è una sola via, quella della rivoluzione. E la rivoluzione arrivò puntuale e vennero ceduti molti giocatori tra la sessione di mercato estiva e quella invernale. Via Given, Martins, Owen e Duff e spazio ai giovani, soprattutto in avanti, dove una maglia che a quelle latitudini ha un certo peso, la numero 9 che fu di Alan Shearer, il quale tra l’altro aveva rappresentato, senza successo, l’ultima ancora di salvezza per il club nella stagione precedente (8 partite sulla panchina del Newcastle e una sola vittoria), fu affidata a un ragazzone della zona. Il ragazzo si chiama Andy Carroll, è da sempre tifoso dei Magpies e ammiratore del vecchio cannoniere. Aveva già fatto due timide apparizioni in prima squadra per qualche manciata di minuti, ma era soprattutto nelle giovanili che Andy aveva incantato la dirigenza a suon di reti. Vedere sul campo un armadio di un metro e novantatré che senza fatica e senza problemi corre nello spazio, tocca bene la palla e in area mostra uno strapotere del tutto fuori dal comune, segnando in tutti i modi, non è da tutti i giorni. Per questo, nell’ottica della “rivoluzione”, quello di Carroll era il profilo adatto per ricostruire il reparto offensivo. E poi quel sinistro, quel tiro dalla distanza, pura forza e precisione al millimetro. L’arsenale di questo ragazzo era davvero notevole e in molti avevano scommesso su di lui, l’assegnazione della maglia numero 9 non era stata un caso.

Ebbene, verrebbe da dire: “quando le scelte sono quelle giuste”. L’anno in Championship si chiude con un trionfo carico di gioia e quasi “arrabbiato” per aver perso un anno di “first flight” e con un paio di certezze in più per l’attesissima stagione che stava per arrivare: una è sicuramente il capitano Kevin Nolan, protagonista di un’annata che lo ha visto decisamente superiore rispetto alla categoria (17 gol da centrocampista centrale), mentre l’altra, condita anch’essa da 17 sigilli in campionato, risponde al nome di Andy Carroll. Quella squadra era stata presa per mano da questi due straordinari calciatori, due che, lo vedremo, non condivideranno solo un primato di capocannoniere.

 Video: Andy Carroll Newcastle

Si torna tra le stelle, e dopo una batosta sul campo dell’Arsenal alla prima giornata, un 3-0 che non poteva che riportare i ragazzi di Hughton (manager che a dicembre sarebbe stato sostituito da Alan Pardew) con i piedi per terra, il St. James’s Park dà il bentornato ai suoi beniamini e lo fa nella giornata migliore: un 6-0 all’Aston Villa con doppietta di capitan Kevin Nolan, ma soprattutto “hat trick” del ragazzone col 9 sulle spalle. È quel pomeriggio che consacra definitivamente Andy nel grande calcio, e forse è troppo presto, non tanto per il rendimento in campo, lui continua a segnare, è fisicamente inarrestabile e in stato di grazia, quanto per il suo comportamento fuori dal rettangolo di gioco. Questa vicenda ci fa pensare al significato dell’amicizia, a che cosa vuol dire aiutare una persona in difficoltà anche quando non è per niente scontato: è il dicembre del 2010 e Andy Carroll è capocannoniere della squadra e sta facendo sognare i tifosi. Probabilmente però, per uno come lui tutto quello che sta succedendo è troppo pericoloso viste la sua emotività e la sua testa da ragazzo di periferia al quale uscire a divertirsi ed esagerare un po’ non è mai dispiaciuto. Andy comincia a uscire un po’ troppo. Serate con gli amici, costanti presenze al pub, sbornie. Sarà che forse la situazione è resa più complicata dall’idea di poter lasciare il St. James’s Park, perché molte squadre, ma soprattutto il Liverpool, si sono fatte avanti con proposte concrete. Ecco, è qui che il centravanti nato nella stessa città di ‘Gazza’ Gascoigne, Gateshead, va in crisi. Sia ben chiaro, A Carroll fanno più che piacere i segnali da Anfield, andare là significherebbe dare una svolta decisiva alla propria carriera e anche alla propria vita, oltre che al portafogli, ma c’è qualcosa che rimane scomodo sulla bocca dello stomaco, insomma, il Newcastle è la sua vita. E allora, nella testa di Andy, matura la convinzione che è meglio non pensarci troppo e vedere come vanno le cose.

Il punto più basso arriva quando, dopo essere stato cacciato dalla sua fidanzata, viene denunciato dalla stessa per aggressione. Questa accusa, che poi comunque cadrà, rappresenta l’ennesima dimostrazione del fatto che il ragazzo ha bisogno di aiuto, serve solo qualcuno che se ne accorga e che glielo offra.

Ecco, essere il capitano di una squadra di calcio, specie se parliamo di una squadra importante come il Newcastle, comporta senza dubbio far pesare le proprie doti di leader in campo, tirare fuori il proprio carisma e far tirar fuori la grinta ai propri compagni. C’è però anche qualcos’altro che un vero grande capitano dovrebbe saper fare: stare vicino ai propri compagni nei momenti più difficili, e non stiamo parlando di calcio giocato.

A seguito delle accuse per aggressione a carico di Carroll, Kevin Nolan si offre di ospitare il suo amico a casa sua per un periodo, giusto quanto basta per farlo calmare, per farlo concentrare solo sul dare il massimo in campo e scacciare via i pensieri malinconici. Lo comunica al club, che si mostra entusiasta per questa notizia, anche perché è indubbiamente più facile vendere un calciatore con la testa apposto piuttosto che uno che tutte le sere se ne va al pub fino a tardi. Kevin gli impone delle regole ferree: Andy deve mettere a letto i suoi figli tutte le sere leggendo loro delle storie e, come se non bastasse, salire in macchina insieme a lui di buon mattino per accompagnarli a scuola prima dell’allenamento. Ah, non c’è solo questo, ma anche una specie di coprifuoco. A casa Nolan non si va a dormire dopo le 11:00.

Il metodo Nolan funziona. Carroll in poche settimane è rigenerato, segna anche una splendida rete dalla distanza contro il Liverpool in un St. James’s Park tutto esaurito. Finirà 3-1 per i Magpies e, oltre al gol, Andy confeziona un assist proprio per Kevin Nolan e partecipa, con una grande spizzata, all’azione che porterà al gol di Joey Barton.

Ecco, il Liverpool. Proprio da quel pomeriggio di dicembre i Reds, che il mese successivo avrebbero sostituito Roy Hogson con Kenny Dalglish e ceduto Fernando Torres al Chelsea, si convincono che il 9 del Newcastle è un totale dominatore del reparto offensivo e che a gennaio dovrà essere loro. Detto, fatto. Andy Carrol approda ad Anfield Road il 31 gennaio del 2010 per circa 35 milioni di sterline.

 

 Video: tutti i gol di Carroll con la maglia del Liverpool

La vita nel Merseyside non parte nel migliore dei modi per Carroll: arriva da calciatore inglese più pagato di sempre, da un girone di andata chiuso con 11 centri in 18 partite, ma è già infortunato e fa fatica a debuttare. L’esordio avviene a marzo, subentrando contro il Manchester United (il Liverpool vincerà 3-1 quella partita), mentre per la prima rete (di una doppietta) deve aspettare il mese successivo, in occasione del 3-0 inflitto al Manchester City. Sarà che, come ha sempre sostenuto lui stesso, Andy è andato al Liverpool perché la dirigenza del Newcastle lo ha praticamente obbligato, sarà perché la pressione dalle parti di Anfield è ancora più pesante di quella a cui era abituato, ma il crocevia della carriera di questo giocatore sta proprio in quei pochi giorni che hanno deciso la sua partenza da Newcastle. Carroll era cresciuto a pochi chilometri da lì, guardando le partite dei Magpies e le reti del suo idolo incontrastato, Alan Shearer. Aveva fatto tutta la trafila nelle giovanili dei Magpies e, finalmente, era arrivato ad essere protagonista assoluto in prima squadra. In poche settimane le certezze che si era costruito nella sua vita fuori dal campo hanno cominciato a vacillare, la donna da cui aveva avuto due figli lo aveva lasciato e lui era anche finito nei guai con la giustizia, mentre in campo, forse il fatto di giocare in un posto che non fosse quello del suo cuore e dei suoi sogni non era la situazione più idilliaca per uno come lui. L’unica cosa che lo aveva salvato era stato l’aiuto di Kevin, senza quello sarebbe crollato.
L’esperienza ad Anfield non dura molto. A seguito di una fallimentare stagione ricca di delusioni sia di squadra, anche se i Reds vincono la Coppa di Lega, sia personali (5 reti in stagione), Carroll viene ceduto al West Ham, dove ritroverà il capitano della sua vita Kevin Nolan.

 Video: i gol di Carroll con la maglia del West Ham

Gli Hammers provano a far brillare nuovamente la scintilla dentro questo ragazzo, ma non è semplice. Andy è amareggiato per come “non” ha sfruttato l’esperienza al Liverpool e da come il suo fisico fragile si ferma continuamente per acciacchi vari e piccoli infortuni. Mettiamoci dentro anche, per parafrasare le parole del suo primo tecnico al West Ham, Sam Allardyce, che la voglia di allenarsi non è tantissima, e otteniamo un risultato al quanto scadente. Le presenze sono poche, i gol pure, il rapporto con Allardyce è come se non esistesse, ma poi arriva il nuovo allenatore, Bilic, poco dopo che Andy ha conosciuto una ragazza che si rivela molto importante per lui, Billi, dalla quale avrà un bambino nel 2015. Qualcosa cambia, la ruota comincia a girare di nuovo, anche se noi ai giri di qualche anno prima: nella stagione 2015/16 Carroll realizza 9 gol in 26 partite di campionato, l’anno successivo due reti in meno, ma con anche 8 presenze in meno. La media gol è tornata alta, ma le presenze sono sempre troppo poche mentre gli infortuni sono tantissimi. Andy torna nel vortice della crisi del centravanti, una crisi nera fatta da tre gol in due anni. Gli Hammers, nell’estate del 2019, decidono di non rinnovare il contratto a Carroll e lo svincolano, è arrivato il punto più basso e, francamente, né lui né nessun altro si sarebbero aspettati di vederlo in questa situazione a trent’anni. Bisogna ripartire, trovare la forza e il coraggio di tirarsi su, di erigersi su quelle ginocchia barcollanti e ricominciare da zero, imparare nuovamente a camminare. Eh sì, a camminare. Perché se sei un “what if” hai provato addirittura a volare, magari per un attimo ci sei anche riuscito, ma poi non ce l’hai fatta. E non lo sapremo mai se non ce l’hai fatta perché hai avuto qualche problema, qualche ostacolo imprevisto e non calcolato, oppure se in effetti non eri in grado di volare.
L’8 agosto 2019, Andy Carroll trova un accordo con la dirigenza del Newcastle e torna dopo otto lunghi anni A St. James’s Park. I problemi fisici ci sono ancora, ma una volta risolti, se c’è un posto giusto per poter tornare a camminare e, magari, a correre, quello è proprio la fredda città del nord, dove ancora lo amano tutti. Certo, non ci sono più gli amici di un tempo, non c’è più il suo capitano salvatore Nolan e i suoi figli da addormentare la sera, ma c’è chi ancora se lo ricorda come un dominatore immarcabile dell’area di rigore che sale in cielo a spizzare palloni e a raccoglierli davanti al portiere per buttarli dentro, c’è chi sogna che il suo micidiale sinistro possa ancora regalare delle emozioni uniche ai Magpies. E allora “what if”… staremo a vedere.