Le 5 tragedie più drammatiche del calcio britannico

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Tragedie e calcio. Due parole che non dovrebbero comparire nella stessa frase. Fatiscenza degli impianti, violenza dei tifosi, organizzazione approssimativa hanno contribuito però al verificarsi di veri e propri disastri in molti stadi nel mondo. Anche il Regno Unito, nella sua ultra centenaria storia del football, ha pagato il suo pesante tributo di sangue.

Oggi, ormai da tempo, il fenomeno hooligan è stato debellato, o quanto meno ridotto ai minimi termini. Gli stadi sono solidi, funzionali, e dotati esclusivamente di posti a sedere. Fino a una trentina di anni fa la situazione era però estremamente diversa. Facciamo un viaggio indietro nel tempo, e ricordiamo quelle che sono state le più gravi tragedie del calcio britannico. Con la sincera speranza che questa lista non debba mai più essere aggiornata in futuro.

BURNDEN PARK

Sabato 9 marzo 1946, Bolton (“Grande Manchester”). Al Burnden Park è in programma il sesto turno di Fa Cup tra Bolton e Stoke City. C’è grandissimo entusiasmo fra gli appassionati di football. La voglia di spensieratezza e rivalsa dopo la seconda guerra mondiale è tanta, in più nello Stoke gioca il fenomenale Stanley Matthews, forse la prima star del calcio. I tifosi che accorrono allo stadio sono più 85 mila, ma la capienza massima è di 65. Come se non bastasse, una tribuna non è utilizzabile. Alcuni tornelli sono chiusi dal 1940, molti tifosi in quell’epoca hanno l’abitudine di acquistare il biglietto direttamente allo stadio. Tutti questi fattori danno il via ad una catena di eventi che purtroppo diventerà un copione fisso in ognuna di queste tragedie del calcio. Molti tifosi, impazienti di entrare negli spalti, iniziano a forzare i cancelli, altri scavalcano. Si crea un’onda d’urto che letteralmente fa sbalzare gli spettatori che si trovano alle estremità in alto di alcuni settori. Nel fuggi fuggi che ne consegue, molti spettatori cadono a terra e finiscono per essere capestati da quanti stanno riuscendo a correre verso il terreno di gioco. A perdere la vita saranno 33 persone, con più di 500 feritii. Si tratta del secondo disastro legato al calcio di cui si ha conoscenza a livello mondiale, dopo quello di Ibrox del 1902 (25 vittime), il secondo di quella che diventerà una lista piuttosto lunga.

IBROX PARK

Sabato 2 gennaio 1971, Glasgow. Ad Ibrox Park è di scena lo storico Old Firm tra Rangers e Celtic, di fronte a circa 75 mila tifosi. La partita sembra volgere sullo zero a zero, quando a un minuto dalla fine Jimmy Johnstone porta il Celtic in vantaggio, mentre alcuni tifosi stanno già abbandonando gli spalti. Proprio negli ultimi secondi arriva però il pareggio dei Rangers firmato da Colin Stein, con il pubblico di casa che esplode di gioia. A questo punto sulla scalinata 13 si innesca il disastro, e su che cosa lo abbia innescato sono circolate due versioni diverse. Secondo alcuni, uditi i festeggiamenti per il gol del pareggio, molti tifosi che erano usciti avrebbero provato a tornare dentro, scontrandosi così con quanti stavano procedendo in direzione opposta. Secondo altri, la caduta di un ragazzino – forse portato sulle spalle dal padre – avrebbe provocato una reazione a catena. In un modo o nell’altro, si formò uno sciame di corpi, decine di persone caddero a terra e vennero travolti e calpestati dalla folla che presa dal panico stava cercando di abbandonare lo stadio senza il minimo raziocinio. Alla fine i morti sarebbero stati 66, con almeno 200 feriti. Le successive indagini degli inquirenti hanno chiarito che subito prima del disastro tutte le persone stavano scendendo la scalinata verso l’uscita. Le cause della tragedia vanno dunque ricercate nell’inadeguatezza della struttura, non adatta a sostenere lo spostamento di una folla.

VALLEY PARADE STADIUM

Sabato 11 maggio 1985, Bradford. Al Valley Parade si stanno affrontando Bradford City e Lincoln City, match di campionato di Third Division. Al 40esimo minuto di gioco si verifica un principio di incendio nel settore G dello stadio. Non è mai stata accertata la causa, forse una sigaretta gettata a terra, forse un fiammifero. L’arbitro sospende la partita, e la polizia inizia a far evacuare i tifosi, la situazione sembra gestibile. Due caratteristiche dell’impianto concorrono però al verificarsi del disastro. Buona parte della tribuna è in legno, in più il rivestimento isolante è a base di catrame, altamente infiammabile. Due condizioni che fanno divampare le fiamme molto velocemente. L’aria diviene ben presto irrespirabile, e dopo soli 4 minuti dallo scoppio dell’incendio gli spalti giacciono al suolo distrutti. All’interno dello stadio erano stati rimossi gli estintori, per paura che venissero usati come armi contundenti nel caso di eventuali scontri fra tifosi. Anche il muro che era stato eretto per impedire le invasioni di campo non facilita certo la fuga dei tifosi, che fortunatamente riescono nella quasi totalità a scavalcare e trovare riparo in campo. Altri si mettono in salvo all’esterno della struttura, ma i più sfortunati che sono al centro della calca non riescono a fuggire, e restano intrappolati sotto gli spalti in fiamme. Si contano 56 vittime e 265 feriti accertati, per quella che viene considerata come una delle tragedie sportive più gravi del calcio britannico.

HEYSEL

N.B. I fatti sono avvenuti al di fuori del Regno Unito, ma visto il coinvolgimento del Liverpool – e in particolare quello dei suoi tifosi – abbiamo deciso di includere anche questa fra le tragedie del calcio britannico. Anche perché gli effetti di quella serata si sono ripercossi su tutto il calcio inglese, con l’esclusione delle squadre di oltremanica dalle coppe europee.

Mercoledì 29 maggio 1985, Bruxelles. Allo stadio Heysel è in programma la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. La scelta dello stadio belga aveva destato non poche perlpessità: impianto vecchio, molti posti a sedere non numerati, separazioni insufficienti fra i diversi settori. In questa strage si fondono tutti i possibili fattori di rischio: violenza dei tifosi, inadeguatezza della struttura, pessima organizzazione, impreparazione delle forze dell’ordine. Circa un’ora prima del calcio d’inizio, gli hooligans del Liverpool – a cui erano stati destinati i settori X e Y – iniziano a caricare l’adiacente settore Z, occupato da una parte dei sostenitori bianconeri. Forse si aspettano di ingaggiare uno scontro, come nel loro stile. Peccato che i gruppi organizzati di ultrà juventini siano nella curva opposta, nei settori M,N e O. Le persone caricate dai teppisti inglesi sono semplici appassionati di calcio, che vogliono soltanto assistere alla partita. Presi dal panico, gli spettatori del settore Z cercano di fuggire verso il campo da gioco, ma la polizia belga non comprende cosa stia accadendo, e li respinge a manganellate. Si crea così una ressa, sospinta da due forze opposte: da un lato gli hooligans inglesi, dall’altro la polizia. Alcuni tifosi si gettano nel vuoto per non restare schiacciati contro le recinsioni, altri invece si feriscono contro le inferriate. Per l’eccessivo peso crolla un muro, decine di persone finiscono a terra e vengono travolte dalla folla impazzita che cerca di mettersi in salvo. Il bilancio finale sarà di 39 morti, fra cui 32 italiani, e qualcosa come oltre 600 feriti.

HILLSBOROUGH

Sabato 15 aprile 1989, Sheffield. Alle 15 Liverpool e Nottingham Forest si affrontano per la semifinale di FA Cup. Al contrario di quanto avvenuto quattro anni prima all’Heysel, gli episodi di questa giornata sono causati esclusivamente dalla pessima organizzazione, dall’inadeguatezza della struttura e dalle scelte sbagliate della polizia. Il modo nel quale le stesse forze dell’ordine hanno insabbiato la verità, con l’aiuto dei mezzi di informazione, rimane ad oggi una pagina nera nella storia della polizia inglese e in quella del giornalismo. Un errore organizzativo a monte era già stato fatto nell’assegnazione dei settori alle due tifoserie. I più numerosi supporters del Liverpool erano destinati nel West Stand, ben più piccolo della Spion Kop End, dove invece erano stati sistemati i sostenitori del Forest, in numero minore. I pochi ingressi di cui è provvisto il settore degli scousers causa ben presto un grande assembramento, con la folla che inizia a premere per entrare. Quando mancano solo 15 minuti all’inizio della partita, la polizia commette l’errore di aprire il gate C, un grosso cancello usato di solito per far uscire gli spettatori. Si rivela una scelta catastrofica. I tifosi del Liverpool si riversano in massa nel tunnel, anche dai laterali ingressi A e B. Si verificano le scene già note: il piccolo spicchio di spalti in quel settore dello stadio si riempie all’inverosimile. Decine di persone restano schiacciate contro le recinsioni a bordocampo e contro le barriere che separano dagli altri settori. Alcuni riescono a scavalcare, altri raggiungono il campo con fatica, ostacolati dalla polizia, che memore dei fatti di Bruxelles, vede nei tifosi Reds i nemici da combattere. Cedono alcune barriere di metallo, alcuni spettatori di conseguenza cadono in mezzo al marasma sottostante, in tantissimi finiscono per soffocare calpestati nella ressa. Il bilancio di 96 morti, rende quella di Hillsbourough la più grave delle tragedie nel calcio britannico, e una delle peggiori a livello mondiale.