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sabato 2 Marzo 2024
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Juan Pablo Angel, l’eroe mancato del Villa Park

La storia del colombiano che fece sognare il Villa Park.

4 ' di letturaUp and down. E viceversa. E’ questo il percorso che accomuna molti calciatori. Vivere l’alternanza tra periodi di gloria assoluta, nei quali ogni cosa sembra riuscire per il verso giusto, e momenti di black-out totale, in cui si crede di aver toccato il fondo ma allo stesso tempo si ha la nitida sensazione di non essere in grado di risalire. Per questa strada passa anche la carriera di Juan Pablo Angel.

Nato a Medellìn nel 1975, la difficile realtà cittadina forgia un carattere che fa della tenacia e della forza mentale i suoi capisaldi. Juan Pablo è un ragazzino esile e guizzante, di sicure doti tecniche: chiunque, nel vederlo, avrebbe potuto presumere un futuro da calciatore ma nessuno, al contempo, date le sue caratteristiche fisiche, avrebbe potuto prevedere che sarebbe finito a ricoprire il ruolo di centravanti in uno dei campionati più fisici del mondo.

Juan Pablo inizia la sua carriera professionistica all’Atlético Nacional di Medellín. In 147 gare disputate mette a segno 45 reti; il suo talento sembra però passare inosservato ai più. Appunto, ai più, ma non al Pelado Ramon Dìaz,che lo scopre e lo porta al River Plate nel 1997, nell’indifferenza dell’aficion millonaria che non vede in questo quasi sconosciuto colombiano, timido ed educato, l’erede di Hernan Crespo e degli altri precedenti titolari della leggendaria e pesantissima camiseta numero nove della banda roja. 

Giunto a Buenos Aires in sordina, il segreto di Juan Pablo è racchiuso nella stessa tenacia e voglia di non mollare che si porta dietro sin da ragazzino, sin dalla difficile infanzia tra i vicoli di Medellìn. Partita dopo partita, riesce a ritagliarsi uno spazio importante al centro di un tridente in cui è “coadiuvato” da due talenti cristallini come quelli di Saviola ed Aimar, pronti a ricevere le invenzioni del “burrito” Ortega, a presidio della trequarti. Nei tre anni di permanenza in terra argentina, Juan Pablo Angel conquista il Monumental a suon di gol e prestazioni, ritagliandosi un posto glorioso nel cuore dei tifosi. Quel centravanti rapido, bravo tecnicamente e con buone doti balistiche, attira su di sé le attenzioni di svariati club europei. In Italia viene cercato da Inter e Parma, in Germania si fa avanti addirittura il Bayern Monaco; Juan Pablo però sorprende tutti, o forse no.

Decide infatti di trasferirsi in un luogo astrattamente inusuale per un calciatore in rampa di lancio, ma forse più congeniale al suo carattere: Birmingham. Una città cupa e operaia, in antitesi alla Londra glamour  che sicuramente avrebbe fatto gola a molti altri, ma non a un combattente nato come lui. 

La sfida è ardua, occorre destare dal sonno un gigante dormiente, l’Aston Villa, che dalla vittoria della Coppa Campioni era entrato in una rapida spirale il cui esito tragico doveva essere scongiurato ad ogni costo. A tal fine, nel Gennaio 2001 i Villans si aggiudicano le prestazioni di Angel sborsando la bellezza di 9.5 milioni di sterline, facendo così diventare il centravanti colombiano l’acquisto più costoso della storia dei Villans.

Questa volta, il contesto che si presenta davanti a Juan Pablo è totalmente diverso. Non arriva senza responsabilità o aspettative. La cifra faraonica sborsata dal club inglese carica inevitabilmente il giocatore di pressioni, che, nel periodo iniziale, sembrano soverchiarlo.

L’impatto con la Premier League è traumatico, Juan Pablo non sembra essere in grado di adeguarsi ai ritmi infernali del campionato inglese, ben diversi da quelli più compassati del calcio sudamericano; il primo gol arriva soltanto dopo 6 soffertissimi mesi, in una gara contro il Coventry City. 

A fine stagione, i giornali non vanno per il sottile. Dall’Argentina sembra essere arrivato un bidone, Juan Pablo deve nuovamente guardarsi dentro e trovare la forza caratteriale per risalire la china. John Gregory, coach dei clarets, decide di dargli un’altra possibilità. Angel ringrazia e, come meglio sa fare, risponde sul campo a suon di reti e prestazioni convincenti, siglando 16 centri in 34 partite complessive tra campionato, Coppa Uefa ed Intertoto. Il centravanti colombiano forma un tandem offensivo efficiente e funzionale assieme a Darius Vassel. Grazie alle loro reti i Villans chiudono la Premier League all’ottavo posto, strappando il pass per l’ormai soppressa Coppa Intertoto.

L’idillio sembra interrompersi quando Gregory lascia la panchina dei clarets nelle mani di Graham. Il nuovo coach stravolge completamente lo stile di gioco della squadra, tornando su vecchi dettami calcistici che da sempre hanno costituito un arcaico stereotipo del calcio inglese: fisicità e palla lunga. E’ chiaro che in un simile contesto di gioco Angel si rivela inadatto, e ben presto finisce in fondo alle gerarchie di Graham. Il pubblico di Villa Park dimostra di non gradire tale scelta tecnica, oramai ha scelto di elevare Angel a proprio beniamino; vederlo relegato in panchina a fronte di una rosa discreta ma non esaltante è un qualcosa che i tifosi sembrano proprio non digerire. Il calciatore, non vedendo mai il campo, non risparmia stilettate al proprio tecnico, avendo dalla sua parte il sostegno di un’intera tifoseria. Ogni volta che si alza per scaldarsi, la Holt End, il fulcro del tifo di Villa Park, da vita a una standing ovation, incitando il suo nome a gran voce.

Saranno solo le dimissioni di Graham a cambiare radicalmente le cose. Al suo posto arriva David O’Leary, il quale ricrea un assetto di gioco in cui Angel torna ad essere titolare e protagonista, libero di sprigionare tutto il suo repertorio. Grazie alla sua rapidità, il continuo attacco della profondità rende le cose più facile a fronte di difensori mediamente lenti e macchinosi. Riesce con abili movimenti, le meglio note mezzelune, a predisporsi col corpo in modo tale da attaccare la porta frontalmente, senza dover essere sovrastato fisicamente dalle rocciose retroguardie. Il risultato è entusiasmante: Angel segna 23 reti complessive in quella stagione; nessun giocatore dei Villans era riuscito a far meglio negli ultimi 20 anni.

Il Villa Park sembra aver trovato il suo nuovo eroe. Ma nei tre anni successivi i dissapori tra O’Leary e la tifoseria, che ne reclama a gran voce le dimissioni, condizionano il rendimento dell’intera squadra: a pagarne dazio sono anche le prestazioni del centravanti colombiano, che calano repentinamente di livello.

Al termine della stagione 2006-2007, l’avventura di Angel in quel di Birmingham giunge al capolinea. Il colombiano viene ceduto ai New York Red Bull. Resta, nel cuore dei tifosi del Villa Park, una sensazione amara, per ciò che poteva essere e non è stato.

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