It’s coming home: Inghilterra 1996

Euro'96: quando il calcio è tornato a casa

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“…Three Lions on a shirt. Jules Rimet still gleaming. Thirty years of hurt never stopped me dreaming…”

(F.Skinner, D.Baddiel & Lightning Seeds – “Three Lions”)

Tre Leoni cuciti sulla maglia: la coppa Rimet splende ancora e 30 fottutissimi anni di delusioni non fermeranno la nostra voglia di sognare…!

It’s coming home: è l’estate del 1996 e il calcio torna a casa, perché gli Europei di quest’anno si giocano infatti in Inghilterra. Trent’anni esatti dopo il Mondiale del 1966, che peraltro vide gli uomini di Sua Maestà trionfare. La canzone nasce per l’occasione ed è una pura celebrazione in onore del calcio che torna, appunto, dove è nato: ma la sentiremo cantare, in tono ironico e scaramantico, di nuovo a Francia ‘98 e altre volte ancora… fino a Russia 2018: dove, proprio come ad England ‘96 (e anche ad Italia ‘90), i nostri eroi arriveranno davvero vicini a fare il colpaccio…

Un Terry Venables convinto delle proprie capacità, guida una delle formazioni più forti ad aver vestito quella maglia: ci sono infatti in squadra giovani promettenti come Alan Shearer, Steve McManaman e Robbie Fowler, misti agli eroi di Italia ‘90 Stuart Pearce, Paul Gascoigne e David Platt. C’è il baffuto Seaman in porta. Ci sono anche i fratelli Neville, Teddy Sheringham e Jamie Redknapp. Talento e freschezza misti ad esperienza. E a centrocampo c’è anche il 26enne Gareth Southgate: segnatevi questo nome, perché rimarrà nella storia di questo europeo, purtroppo… salvo prendersi una rivincita (seppure parziale e in panchina) ai mondiali del 2018, con la cavalcata trionfale in terra russa, fermata solo dalla Croazia (sempre in semifinale)… same old story!

La competizione inizia l’8 giugno a Wembley, con una sontuosa inaugurazione. I padroni di casa, però, fanno una figura meno bella delle coreografie della cerimonia di apertura: impattano infatti con la piccola Svizzera 1-1.

“..Everyone seems to know the score. They’ve seen it all before. They just know. They’re so sure that England’s gonna throw it away, gonna blow it away…”

La solita storia: tutti sembrano già sapere come andrà a finire, lo sanno perché è una scena già vista; in qualche modo sprecheranno tutto e getteranno le occasioni al vento…

Come non detto. Il 15 giugno va in scena il secondo match del girone: e non è una partita come le altre. È una di quelle dove c’è in palio molto di più: l’orgoglio. L’avversario è infatti l’Auld enemy: che certo ha tutte le intenzioni di fare lo sgambetto ai rivali preferiti proprio a casa loro… La Tartan Army sbaglia però un rigore con Gary McAllister e gli inglesi, con i gol di Alan Shearer e Paul Gascoigne, vincono per 2-0 e festeggiano.

“Look at these joke players who are supposed to be representing England and playing in the European Championships next week.” titolavano i giornali dopo le immagini arrivate dal ritiro in terra asiatica… ed eccoli ora, lì, in mezzo al campo, a festeggiare il gol di Gazza mimando quel famigerato fattaccio della “dentist chair”: quando Teddy & Paul si sedettero e vennero praticamente innaffiati di birra e whisky a fiumi, tra risate e tasso alcolemico incalcolabile, da Jamie, Robbie, Steve e gli altri… a turno: stessa sorte. Ed ora eccoli lì, a bordo campo, a Wembley: a replicare la scena, con una borraccia d’acqua. Si: sono loro gli stessi scemi di tre settimane prima. E ora: zitti tutti. Ammutoliti anche gli scozzesi: messi sotto da quelli che Irvine Welsh appella come le mezze seghe che li hanno colonizzati, in un famoso monologo di “Trainspotting”.

Il modo migliore per provare a tirarsi su il morale, dopo quanto successo in mattinata a Manchester: nella zona dove sorge il centro commerciale Arndale, era esplosa una bomba dell’I.R.A. che aveva causato 2 morti e più di 200 feriti. Una telefonata preventiva ‘of a very calm Irish voice’ di rivendicazione fa sì che, nei minuti precedenti allo scoppio, le forze dell’ordine fossero riuscite ad evacuare circa 80.000 persone presenti in zona e a limitare di molto il numero delle vittime; non i danni materiali purtroppo. I mancuniani e la nazione intera sono feriti: but the show must go on. Si gioca quel pomeriggio a Londra e si gioca il giorno dopo all’Old Trafford (la città ospitava il gruppo C – quello di Italia e Germania). Ma la cicatrice porta oggi l’immagine di una delle zone più belle della città

Il 18 giugno è l’ultimo match della fase a gironi: archiviati i cardi, ora tocca ai tulipani. C’è l’Olanda di Bergkamp e Kluivert. E non c’è storia. Shearer e Sheringham (man of the match tra gol e assist) fanno doppietta e stendono con un poker gli orange. Finisce 1-4 ed è l’apoteosi!

Accade però che, ai quarti, la vittima designata Spagna si riveli più impegnativa del previsto… Scocca il 90°: e siamo ancora sullo 0-0. Passano anche gli altri trenta minuti dei supplementari: e siamo ancora, maledettamente, a reti inviolate… Si va ai rigori: come ad Italia ‘90. Sbaglia Hierro. Segnano il solito Shearer, poi Platt e poi esplode l’urlo di “Psycho” Pierce. Sbaglia Nadal e segna Gascoigne. È fatta: è semifinale!

“It’s coming home. It’s coming. Football is coming home…”

Si leva alto dalle gradinate. Il calcio è sempre più a casa! Ci credono i tifosi e ci crede la squadra. Ma dura poco, perché davanti ci sono di nuovo loro: i crucchi. Di nuovo in semifinale e di nuovo le similitudini con il mondiale italiano. Che non finiscono qui: perché se al 3° minuto Alan segna il gol che porta in vantaggio l’Inghilterra e consolida il suo primato di capocannoniere, ci pensa poi Kuntz 15 minuti dopo a riportare i giochi in parità.

E finisce ancora così. Una partita combattutissima. E di nuovo non bastano i supplementari. E di nuovo l’odiata roulette russa dei calci di rigore… Sventolano le croci di San Giorgio sugli spalti. È una serie serrata in cui i soliti Shearer, Platt, Pearce, Gascoigne e Sheringham la buttano dentro e i tedeschi ribattono colpo su colpo… ma Seaman non ne para una. Milioni di facce, tese ed entusiaste, cantano incessanti e poi, quell’attimo prima dell’ennesimo fischio del referee, trattengono il respiro…

“Gareth Southgate: all the England is with you!”

Sono secondi interminabili. Southgate ha ai suoi piedi una palla potenzialmente decisiva. Probabilmente gli tremano le gambe. Poi tira: male e centralmente…

“Oh, he saves!”

Köpke la prende in pieno. Attimi di nulla assoluto… È il turno di Möller: che insacca la sua. È come una vecchia tv che fa le bizze: ci ritroviamo come “interrotti”, con lo sguardo fermo lì, in mezzo all’area. No words needed. Venables abbraccia quel suo figlio sfortunato, cercando di rincuorarlo: ma quella sera, per quel maledetto errore, siamo stati tutti inconsolabili… Sfuma di nuovo una finale. La verità è che ci avevamo creduto di nuovo e che, di nuovo, per un misero soffio, il sogno ci è svanito ad un passo. Il calcio è tornato a casa. Il titolo: no. But we still, always, believe…

Disse Fredi Bobic, attaccante avversario: “Avevo la pelle d’oca quando i tifosi inglesi cantavano l’inno prima dei rigori. Il clima era tesissimo. Avevamo tanti infortunati: alla fine non vince chi ha la migliore squadra, ma la migliore rosa”. La Germania va in finale contro la Rep. Ceca rivelazione di Nedved & co.: e indovinate chi vince? E tornano le parole di Gary Lineker: “Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 o 120 minuti e alla fine la Germania vince.” Same old story…!