David Beckham: nemico pubblico numero 7

L'espulsione al Mondiale 1998 contro l'Argentina ha dato inizio alla stagione più intensa della carriera del centrocampista londinese

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Un gesto di stizza istintivo e parecchio ingenuo, un calcetto da terra su Diego Pablo Simeone, l’arbitro Kim Milton Nielsen ad un metro ed il cartellino rosso che compromette partita e mondiale dell’Inghilterra.
E che Inghilterra, a rileggere la rosa della nazionale del c.t. Glen Hoddle, con l’irriverenza del golden boy Michael Owen in cima ad una squadra mai così sospinta dai favori del pronostico.
Quell’espulsione farà vivere a Beckham la stagione più difficile e formativa della sua vita, iniziata fra insulti e minacce e conclusa con il leggendario treble del Manchester United nella folle notte di Barcellona.


Il numero 7 arriva a Francia 98 con tutti i riflettori puntati addosso.
Prestazioni sportive, marketing, vita privata: Beckham è vivisezionato dai tabloid, tanto più dopo il fidanzamento con Victoria Adams, giunto nel momento di maggior fama delle Spice Girls.
L’Inghilterra è nel lotto delle favorite per vincere quel Mondiale che manca dal 1966, Beckham è titolare in tutte le partite di qualificazione ma all’esordio in Coppa del Mondo, contro la Tunisia, non è fra i titolari perché, spiegherà nel dopo gara Hoddle, “David non era concentrato a sufficienza“.
Panchina anche nella partita (persa) contro la Romania, in campo dal 1’ invece contro la Colombia, dove pennella la punizione del definitivo 2 a 0 che vale il passaggio del turno.
A St. Etienne partita attesissima: Argentina contro Inghilterra non è mai banale, è la rivincita del 1986, una delle favorite sarà eliminata, chi vince trova l’Olanda ai quarti.
Il giorno prima della partita David riceve una telefonata da New York: è Victoria che gli comunica di essere incinta, notizia che il giocatore riesce a non far trapelare.
Sul punteggio di 2 a 2 Beckham rovina tutto e dal quel momento gli crolla il mondo addosso.
La Nazionale in dieci per un’ora piena, supplementari inclusi, arriva ai rigori che si rivelano come sempre fatali.
Sette diventa il numero scarlatto, il simbolo del tradimento.
Ten heroic lions, one stupid boy” titola il Daily Mirror in prima pagina, la stampa gli vomita addosso tutte le colpe, lui ha rovinato il Mondiale.
Beckham fa scalo ad Heatrow per raggiungere la fidanzata a New York, non fa in tempo a cambiare aereo che inizia a ricevere insulti da chiunque.
Anche negli USA i paparazzi si appostano, lo seguono e non gli danno tregua perfino durante i concerti delle Spice Girls, che approntano speciali misure di sicurezza così come fa il Manchester United al suo ritorno in patria.
Beckham riceve a casa minacce di morte, una busta con due proiettili, ed una sera un energumeno a volto coperto si piazza a braccia conserte davanti alla finestra del salotto di casa sua prima di dileguarsi all’arrivo della polizia.
All’esterno del Pleasant Pheasant pub, nel sud-est di Londra, viene impiccato un manichino con la sua maglia della Nazionale.
A Nottingham, la Chiesa Battista di Mansfield Road appende un cartello enorme sul sagrato: “Dio perdona tutti ma non David Beckham“.


I tifosi dell’Arsenal srotolano a Wembley durante il Charity Shield lo striscione “David Beckscum“, accolto con un boato dal settore dei Gunners.


Nella prima trasferta stagionale, a Boleyn Ground, la polizia compone un cordone di sicurezza (eccezionale per le consuetudini inglesi) nel parcheggio attorno al bus dello United, essendosi presentata la famigerata Intercity Firm al gran completo, con l’obiettivo di fargliela pagare cara al 7, che con la sua espulsione ha frantumato i sogni di un popolo intero.
Dentro lo stadio, come da copione, l’attenzione è tutta per David, toccato duro da Lomas che gli urla di rialzarsi dopo un tackle e con insulti, ed improperi irripetibili, al suo indirizzo fino al fischio finale.
Ed è così per tutta la stagione: fuori da Old Trafford, lontano dall’amore dei propri tifosi, sono solo insulti, cori, imprecazioni per Beckham che forgia il suo carattere e diventa strumentale per il magistrale finale di stagione dei Red Devils.
Il cerchio aperto a St. Etienne si chiude a marzo.
Ai quarti in Champions League lo United elimina l’Inter e David stringe, gelidamente, la mano a Simeone nel saluto che precede il calcio d’inizio, il giorno dopo vola a Londra per assistere alla nascita del primogenito Brooklyn.


Beckham è decisivo nel momento clou, segna con una sassata da fuori area nel replay della semifinale di FA Cup contro l’Arsenal, nell’ultima e decisiva partita di Premiership apre la rimonta contro il Tottenham che vale il titolo, ed in Champions League dai suoi corner nascono i gol di Keane a Torino in semifinale e quelli di Sheringham e Solskjaer nei folli ultimi ottantatre secondi della finale di Barcellona contro il Bayern Monaco, giocata da centrale di centrocampo per le squalifiche di Keane e Scholes.
Ho vissuto nella stessa stagione il peggior incubo ed i sogni più belli, ed alla fine hanno vinto i sogni“: da nemico pubblico numero uno ad eroe, questa l’incredibile annata di David Beckham.