Chapman: l’uomo venuto dal futuro che ha “inventato” il manager di calcio

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«Mr. Chapman, lei deve essere impazzito, o forse ha fatto colazione con del whisky».

«E invece so benissimo quel che sto dicendo, Mr. Norris. Se mi concede piena fiducia e assoluta libertà di manovra, porterò l’Arsenal a diventare il club più grande d’Inghilterra, e in cinque anni farò vincere al club il primo trofeo della sua storia».

Devono essere state di questo tenore le prime battute che si sono scambiati nell’estate del 1925 Henry Norris, proprietario dei Gunners, e Herbert Chapman, già affermato allenatore con in testa un sacco di idee strampalate (per l’epoca). Come è andata a finire? Nel 1930, esattamente cinque anni dopo questa conversazione, l’Arsenal ha conquistato una FA cup, primo titolo del club.

Se l’allenatore non avesse risposto a quell’annuncio sul giornale (sì, la ricerca per sostituire il precedente tecnico Leslie Knighton si era svolta in questo modo…) e non fosse riuscito a convincere il futuro datore di lavoro, la storia dell’Arsenal sarebbe stata molto diversa. Certamente oggi figurerebbero meno trofei in bacheca. Eh già, perché prima dell’avvento di Chapman, i rossi di Londra (la divisa originaria era completamente rossa) erano una modesta squadra che faceva sù e giù fra prima e seconda divisione. E’ solo grazie a quest’uomo se i Gunners sono diventati una potenza del calcio inglese. Del resto, soltanto un allenatore in 134 anni di storia del club si è meritato una statua celebrativa eretta di fronte allo stadio. Esatto, si tratta proprio di questo signore.

La statua di Chapman che “sorveglia” lo stadio dell’Arsenal

Herbert Chapman nasce il 19 gennaio 1878 a Kiveton Park, villaggio minerario nel sud dello Yorkshire. E’ uno degli undici figli di un minatore. Vedendo rientrare in casa ogni sera il padre sporco ed esausto, comprende subito che lo studio sia l’unica via sicura per scampare al medesimo destino. Così, nonostante le origini umili, grazie all’impegno profuso nella scuola si guadagna una borsa di studio che gli consente di frequentare il college. Si laurea così in ingegneria mineraria, assicundosi un impiego sicuro senza dover strisciare nei tunnel sotterranei.

La sua carriera da calciatore non è esattamente memorabile. Gioca principalmente nelle categorie dilettantistiche. Ogni volta che cambia squadra si assicura di essere assunto come ingegnere nella stessa città del nuovo club. A inizio secolo riesce ad approdare in First division, dove gioca per alcune stagioni indossando le maglie di Sheffield, Notts County e Tottenham. Mentre tutti i calciatori indossano scarpe nere, Chapman ne calza un paio marroni. Forse un caso, forse un vezzo, oppure aveva intuito che se non poteva risaltare tecnicamente sugli altri, potevano essere utili per farsi notare.

Le sue prime esperienze da allenatore iniziano nel 1907 a Northampton, dove aveva già giocato alcuni anni prima, e dove torna col doppio ruolo di tecnico e giocatore. Dopo due stagioni dice definitivamente basta col calcio giocato e passa in pianta stabile a sedere in panchina. Dimostra da subito notevoli capacità, portando la squadra alla vittoria del campionato di terza divisione.

Nel 1912 passa al Leeds, e l’anno successivo guida i bianchi fino al miglior risultato della loro storia fino a quel momento, vale a dire il quarto posto in seconda divisione. Nel 1919 il club dello Yorkshire viene però travolto da uno scandalo finanziario relativo a pagamenti irregolari ai calciatori. La squadra viene espulsa dalla Football League, i giocatori venduti all’asta, i dirigenti e gli allenatori radiati a vita. Dopo due anni Chapman riesce a dimostrare la propria estraneità ai fatti, in quanto nel periodo incriminato era impegnato a lavorare in un deposito di munizioni, durante la Prima Guerra Mondiale. Nel 1921 può così rimettersi in gioco. Sarà l’inizio della sua ascesa definitiva, in quanto il decennio gli riserverà vittorie e soddisfaszioni.

Passa all’Huddersfield Town, modesta squadra che prima dell’arrivo di Chapman non aveva mai colto alcun successo ai massimi livelli del calcio inglese. Al primo tentativo arriva subito la vittoria della F.A. Cup, sollevata da neo promossa. In campionato, invece, dopo un primo anno di assestamento, il club chiude al terzo posto, per poi centrare tre titoli consecutivi. I primi due con Chapman in panchina, l’ultimo arrivato “di rendita”, con l’allenatore già trasferitosi a Londra, ma con la sua eredità tecnica e tattica ancora viva nei giocatori. Questi tre campionati e la coppa a oggi restano gli unici trofe che l’Huddersfield sia mai riuscito ad aggiudicarsi.

Foto di squadra dell’Huddersfield, stagione 1924/25

Come già accennato, nel 1925 Chapman diventa il boss dell’Arsenal. Il presedente Norris dispone di buone risorse economiche, ma non tollera alcun spreco a vanvera di denaro. Anche in questo aspetto, il nuovo allenatore si dimostra affidabile, dimostrando astuzia nelle trattative di mercato. Memorabile l’episodio avvenuto nel bar di un hotel di Londra, quando grazie all’aiuto di un compiacente barman, i dirigenti del Bolton finiscono per ubriacarsi, e i Gunners riuscirono così a strappare un prezzo vantaggioso per il centrocampista offensivo David Jack. Sotto la guida di Chapman l’Arsenal diventa una delle squadre più forti e famose al mondo, proprio come da promessa fatta a Norris. In bacheca arrivano una FA Cup, 3 Charity shield e 3 campionati, fra il 1930 e il 1934, anno nel quale il tecnico muore prematuramente per una polmonite improvvisa.

L’EREDITÀ DI CHAPMAN

La principale novità tecnica che consente a Chapman di fare grande il suo Arsenal è il cosiddetto “sistema”. In seguito a una modifica della regola del fuorigioco atta a favorire gli attaccanti, l’allenatore decide di dare più equilibrio alla propria formazione. Arretra così un mediano sulla linea dei difensori, e scala due attaccanti a centrocampo. In pratica, si passa da quello che era un super offensivo 2-3-5, ad una sorta di 3-2-2-3, che consente ai suoi di difendersi in modo compatto e di ripartire con rapidi contropiedi. Per questo motivo, Chapman viene tacciato di eccessivo difensivismo, e in effetti egli stesso non ha mai negato di considerare la fase divensiva come perno del suo credo tattico.

«Puoi anche attaccare per tutta la partita e non è detto che vincerai. Secondo me le occasioni migliori nascono quando ti stai difendendo dagli attacchi avversari e puoi ripartire all’improvviso e velocemente, sorprendendo la difesa avversaria impreparata».

Innovazione e lungimiranza sono le parole chiave che caratterizzano il metodo di lavoro di Chapman. Di fatto, si può dire che abbia inventato la figura del manager di calcio britannico come la intendiamo oggi. Egli non si limita infatti ad allenare i giocatori, ma si occupa in prima persona della ricerca e dell’acquisto di nuovi talenti, gestendo anche le finanze della società. Introduce una preparazione atletica metodica e meticolosa per i suoi giocatori, ai quali impone una ferrea disciplina. Cura anche l’aspetto psicologico dei suoi uomini, con discorsi motivazionali e con attività di gruppo come le cene di squadra, per rafforzare lo spirito di gruppo.

E’ il primo a voler organizzare amichevoli con squadre di altri Paesi, anticipando di fatto l’idea delle coppe internazionali. E’ anche il primo ad acquistare giocatori di colore e stranieri. Per l’Arsenal introduce due novità importanti a livello di immagine. Troppe le squadre ad avere la maglia completamente rossa, Chapman decide di inserire le bande laterali bianche e i pantaloncini dello stesso colore: proprio la divisa che conosciamo oggi. Al termine di una vera battaglia vinta con le istituzioni londinesi, fa anche cambiare il nome della fermata della metro vicina ad Highbury, che da Gillespie Road viene ribattezzata proprio “Arsenal”.

“Chi ha mai sentito parlare di Gillespie Road? Qua intorno è Arsenal!”.

Foto di squadra dell’Arsenal, stagione 1933/34

Numerose sono le intuizioni e le proposte che Chapman suggerisce alla Football association per migliorare il gioco, in alcuni casi anticipando il corso dei tempi di alcuni decenni. Inizialmente queste vengono respinte, salvo poi essere adottate tutte dopo la morte del tecnico. Alcuni esempi: la colorazione del pallone a spicchi bianchi e neri, per renderlo più visibile in televisione; l’illuminazione dei campi da gioco per poter giocare in notturna; l’arco al limite dell’area di rigore per stabilire la giusta distanza dei giocatori nei calci di rigore; un giudice di linea di porta, per i casi di “gol fantasma”. Il 25 agosto 1928 quella dei Gunners è la prima squadra a giocare con i numeri dietro la schiena.

Innovatore è dire poco. Herbert Chapman sembra essere arrivato dal futuro, a cambiare per sempre il calcio e il modo di allenare.