I 99 anni più lunghi della storia del Wimbledon

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La Crazy Gang del Wimbledon
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Dal 1889, anno della sua fondazione il Wimbledon non riuscì a vincere mai nulla se non qualche Isthmian League e altre competizioni amatoriali all’inizio degli anni trenta. Il nome Wimbledon è da sempre associato a un paio di racchette e una pallina bianca ma nel 1988 tutto cambiò. La stagione 1987/1988 iniziò con l’avvicendamento in panchina tra l’allenatore David Basset, che andò al Watford, e Bobby Gould. Nonostante il cambio della guida tecnica la squadra non mutò il proprio modo di giocare, anzi. Era il Wimbledon della famosa Crazy Gang, nickname utilizzato dai media per definire una squadra indisciplinata che sul campo non si mise certo in luce per il bel gioco, bensì per l’atteggiamento duro e aggressivo dei giocatori.

Il portiere e capitano di quella squadra di matti era Dave Beasant, soprannominato Lurch per la sua somiglianza con il maggiordomo della Famiglia Addams. La coppia centrale di difesa era composta da Eric Young e Andy Thorn che non andavano certo per il sottile, intimorendo gli attaccanti avversari a suon di spintoni e calci nelle tibie. Young nato a Singapore, giocava per la nazionale gallese, ed era conosciuto come il Ninja per via dei suoi interventi in scivolata e della fascia di lana che portava sempre in testa. Thorn diventò un un punto fermo del Wimbledon dopo aver firmato il suo contratto con i Dons nel 1984. Uno dei giocatori più cattivi era sicuramente Dennis Wise, balzato agli onori della cronaca quando indossava la casacca del Chelsea, per il morso a Marcelino Elena, giocatore del Maiorca, durante una partita di Coppa delle Coppe.

Uno dei pionieri della della Crazy Gang era quel Vinnie Jones autore della famosa strizzata di testicoli ai danni di Paul Gascoigne, immagine immortalata e diventata una delle più celebri del mondo del calcio. Dennis Wise, l’uomo più dotato tecnicamente, era un’altra testa calda a tal punto che Sir Alex Ferguson dichiarò che Wise sarebbe stato capace di scatenare una rissa anche in una casa vuota. Il più irriverente era un certo John Fashanu, fratello di Justin, il primo calciatore gay dichiarato della storia, morto suicida nel 1998. John, nato da padre nigeriano e madre della Guyana, arrivava dal Millwall con cui realizzò 12 reti in 50 presenze. Fashanu era un personaggio a tutti gli effetti, se in campo giocava sempre ai limiti del regolamento fuori dal rettangolo verde, amava indossare abiti eleganti prima degli allenamenti e si presentava alla stampa come un vero gentiluomo. Scorrettezze, brutti falli, atteggiamenti intimidatori e un gioco fatto prevalentemente di lanci lunghi: questo era il Wimbledon della famosa Crazy Gang. L’atmosfera al vecchio Plough Lane, vecchio stadio del club, situato nel sud-ovest di Londra, era spettrale, quasi surreale, infatti gli spogliatoi della squadra avversaria, qualunque essa fosse, venivano imbrattati e resi inagibili.

L’ospitalità non era delle migliori. Nel mirino delle critiche finì inevitabilmente il presidente del club londinese, ossia Sam Hammam, imprenditore originario del Libano che dopo essersi affermato come imprenditore in medio Oriente, si era trasferito in Inghilterra. Hammam personaggio d’altri tempi, dopo le sconfitte della squadra era solito portare i giocatori in uno dei tanti teatri della capitale a vedere l’opera. Il siparietto più famoso fu quando l’eclettico presidente promise all’attaccante Dean Holdsworth una Ferrari e un cammello al raggiungimento dei 20 gol stagionali. Nonostante il giudizio severo dell’opinione pubblica e le critiche della stampa i ragazzacci di Bobby Gould arrivarono incredibilmente alla finalissima di FA Cup di quell’annata. I Dons arrivarono in fondo al torneo dopo aver sconfitte squadre sulla carta più attrezzate come il West Bromwich Albion, passando per la vittoria contro il Mansfield Town e arrivando a eliminare il Newcastle United. I londinesi ebbero la meglio anche sul Watford ai quarti di finale e superarono il Luton Town vincendo per 2-1 in semifinale sul campo neutro di White Hart Lane. Nella finale di Wembley, disputatasi davanti a 98.000 spettatori si paventò l’avversario più difficile, il Liverpool Campione d’Inghilterra.

La Crazy Gang si trovò di fronte alla corazzata dei Reds guidata da Kenny Dalglish, che poteva contare su giocatori del calibro di Barnes Beardsley. L’esito sembrava praticamente scontato e il Liverpool, che partiva ovviamente con tutti i favori del pronostico, partì all’attacco costringendo il Wimbledon a rintanarsi nella propria area di rigore. I Dons dovettero pensare solo a difendersi e il portiere Beasant  fu costretto agli straordinari per salvare il risultato in più occasioni. In una delle rare folate offensive il Wimbledon guadagnò un calcio di punizione affidato al sapiente piede di Wise, che con un cross morbido trovò la spizzata vincente del compagno di squadra Lawrie Sanchez che al 37esimo del primo tempo fece impazzire di gioia i tifosi del Wimbledon. Come da copione nella ripresa il Liverpool prese d’assalto l’area avversaria, il Wimbledon difese il gol di vantaggio con le unghie e con i denti ma quando sembrava fatta arrivò il fischio dell’arbitro che concesse un rigore al Liverpool. Dal dischetto John Aldridge si lasciò ipnotizzare da Beasant che si distese alla sua sinistra respingendo il tiro dagli undici metri.

Fu l’ultimo brivido prima del triplice fischio che scrisse una delle imprese più leggendarie del calcio britannico. Il 14 Maggio 1988, davanti a 98.203 spettatori Lady-D consegnò la Coppa d’Inghilterra alla Crazy Gang. Il Wimbledon entrò nella leggenda portando in alto il calcio londinese e diventando il secondo club della storia, insieme agli Old Carthusians, ad aver vinto sia la FA Cup che la FA Amateur Cup, vinta nel 1963. Dopo 99 anni il Wimbledon vinse il primo e a ora unico trofeo prestigioso della sua storia e lo fece nel modo più incredibile, con la squadra più impensabile e pazza che ci fosse. Ancora oggi la Crazy Gang è storia.

Antonio Marchese

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