David Bentley: il peso dell’etichetta di “nuovo Beckham”

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È il 24 marzo del 2007, in un plumbeo sabato britannico, si gioca una partita particolare in uno stadio speciale: Inghilterra U21 contro Italia U21, a Wembley, per la precisione il nuovo Wembley. Più che un’amichevole, si tratta della prima partita ufficiale giocata nella nuova casa della nazionale dei tre leoni, una sfida che passerà alla storia – tra le altre cose – per la tripletta di Giampaolo Pazzini, che marca la prima rete dopo 28 secondi entrando di diritto nella storia del calcio inglese. Questa però è un’altra storia, mentre per la cronaca l’incontro tra le due nazionali finisce 3 a 3. Un pareggio che oltre all’attaccante azzurro, mostra al mondo intero il talento di un giovane inglese col numero 7 sulle spalle, David Bentley. Gli addetti ai lavori ne parlano un gran bene, il centrocampista dell’Under 21 di Sua Maestà è già uno dei pilastri del Blackburn Rovers, ma in più ha qualcosa di speciale che altri non hanno, un piede destro degno di David Beckham. Nella sfida di Wembley le analogie con l’ex stella del Manchester United sono più che evidenti: minuto 36′, calcio di punizione da più di 25 metri, sulla palla va proprio Bentley che nella postura e nelle movenze sembra ricalcare il più celebre “Spice Boy”. Quando la sfera viene calciata finisce direttamente in porta, con una parabola degna del David più famoso. L’Inghilterra lo incorona immediatamente come erede naturale dell’ex numero 7 dei Red Devils, e impazza la Bentley mania per le strade del Regno Unito.

Il ragazzo sembra avere la stoffa per diventare uno dei giocatori più forti e rappresentativi del calcio inglese, oltre a un destro affilato ed educato allo stesso tempo, mostra doti di leadership e carisma. Steve McLaren, il suo allenatore, parlava così del suo pupillo: “Il suo piede destro è abbastanza simile a quello di Beckham. Ha un tocco fantastico, una grande sensibilità e può fornire dei cross e degli assist come pochi altri. Tuttavia ha ancora molta strada da fare prima di emulare qualsiasi cosa abbia fatto David (Beckham)”. Dopo la terza e ultima stagione – giocata superbamente – con la maglia dei Rovers, in Inghilterra parte un’asta folle per aggiudicarsi le prestazioni del giovane Bentley. Alla fine a spuntarla è il Tottenham che per 15 milioni di sterline si assicura un talento sulla bocca di tutti. Il nativo di Peterborough firma un contratto quinquennale, i tifosi Spurs si sfregano le mani all’idea di avere in squadra un elemento di questo calibro. Le aspettative però non vengono rispettate.

Incostante, infortunato e dalla vita turbolenta dentro e fuori dal campo (tanto da diventare dipendente dal gioco d’azzardo), nei tre anni in maglia Spurs, prima sotto Harry Redknapp e successivamente con Andre Villas-Boas, colleziona solo 42 presenze in Premier League. Che fine ha fatto quel talento da copertina, tanto grande da spendere per lui un paragone così pesante come quello con Beckham? Nemmeno i prestiti al Birmingham City e al West Ham riescono a risollevare una carriera che appena sfiorato l’apice è sprofondata nel baratro più profondo. L’etichetta che gli è stata affibbiata gli ha giocato un tiro mancino così duro, che alle prime difficoltà non è riuscito a risollevarsi. Le spalle non erano larghe quanto si poteva pensare, la mente non ha seguito il talento, facendo disperdere le sue tracce strada facendo.

Il “nuovo Beckham” appende le scarpe al chiodo ad appena 29 anni, dopo aver tentato fortuna anche in Russia, con la casacca dei Rostov. Il suo addio alle scene è datato 2013 con indosso la maglia che lo aveva lanciato sulla ribalta nazionale e internazionale, quella del Blackburn Rovers. Un congedo malinconico, per una meteora così luminosa da aver abbagliato tutta l’Inghilterra, seppur per un breve e fugace istante.