I 10 peggiori acquisti del Manchester United nell’era di Sir Alex Ferguson

Una carrellata dei più grandi flop di mercato dei Red Devils sotto la guida dello scozzese.

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Ogni tifoso dello United terrà nascosta in un cassetto una lista dei peggiori trasferimenti nella storia dei Red Devils. Prescindendo dalla catastrofe dell’ultimo decennio, meritevole di un discorso a sé stante, molti dei nomi presenti nella black list risulteranno essere di calciatori acquistati sotto la guida tecnica di Sir Alex, condottiero di una cavalcata trionfale lunga ben 25 anni. Due decenni nel corso dei quali il tecnico scozzese ha avuto il merito di portare alla sua corte (o coltivato come pianticelle rigogliose) fior di campioni, ma anche qualche flop “memorabile”.

Dunque, senza perder altro tempo, veniamo alle dolenti note.

JUAN SEBASTIAN VERON.

Sembra paradossale includere un giocatore del suo calibro in una lista simile, eppure le cose stanno dannatamente così. Talento indiscutibilmente cristallino, la Brujita era il pallino di Sir Alex, letteralmente innamoratosi del centrocampista argentino (e come dargli torto). Così, nella torbida Estate del 2001, i Red Devils staccano un assegno da 80 miliardi per prelevarlo dalla Lazio di Cragnotti. Immaginate cosa significhi acquistare e allenare un giocatore di questo calibro anche per una sola stagione. Pura Estasi. Eppure le cose andranno diversamente. Veron non riuscirà mai ad ambientarsi ed esprimere il proprio devastante potenziale. Le 51 partite disputate e le 11 reti segnate non offrirono altro se non una brutta rappresentazione del calciatore totale che incantò l’Italia intera. A dare un’inedita versione circa il mancato ambientamento in quel di Manchester è Rio Ferdinand, colonna portante della difesa di Ferguson: ““Veron era eccezionale, ancora ricordo un suo gol segnato in allenamento, mai visto nulla di simile: una piccola rabona da metà campo. L’intera squadra si è fermata, siamo rimasti di stucco. Forse Roy Keane lo ha frenato, aveva più personalità. Alla Lazio era un giocatore fondamentale. Da noi Keane voleva sempre la palla e Juan per rispetto eseguiva gli ordini. Ma era un talento straordinario. Senza Keane probabilmente si sarebbe potuto imporre con la maglia del Manchester United”. Senza tralasciare il fatto che in quel centrocampo, oltre a Keane, c’era “gente” del calibro di Giggs, Beckham, Butt, ed un certo Paul Scholes. Imporsi in una linea mediana del genere non sarebbe stata cosa facile per nessuno.

ERIC DJEMBA DJEMBA

No, non c’è neanche bisogno di un video. Il camerunense firma per lo United nel 2003, dopo aver vinto da protagonista la Coppa d’Africa. Sir Alex lo presenta alla stampa con queste parole: “Eric è rapido, aggressivo ed un buon passatore. È esattamente il calciatore che stavamo cercando quanto a dinamismo e capacità atletiche. Ha dimostrato una crescita esponenziale col la maglia della Nazionale, ed ha tutte le carte in regola per essere un calciatore degno di vestire la casacca del Manchester United.” Il buon Eric tradì in grande stile le aspettative del tecnico e dell’intero popolo mancuniano, illuso in special modo dai fuorvianti titoli di giornale che lo annunciavano quale successore di Roy Keane. La sua esperienza ad Old Trafford fu largamente dimenticabile: collezionò 39 presenze in due stagioni prima che Fergie riconoscesse il suo errore e si accordasse con l’Aston Villa per la cessione del camerunense. Di lui restano soprattutto le voci di una vita all’insegna del lusso, oltre al vivido ricordo nelle tasche di molti creditori. In questo senso, risultano emblematiche le parole del suo agente: “Eric vive su un altro pianeta. Semplicemente non ha il senso del denaro. Ad un certo punto aveva trenta conti correnti differenti. Faceva il giocoliere tra i creditori. Per un periodo era arrivato a possedere dieci auto, e dico dieci. Gli dissi di stare attento, ma poi fui costretto a prendere il controllo dei suoi conti. Era un’operazione che mi impiegava 4 ore al giorno. Allo United guadagnava £75.000 al mese ma ogni singolo penny era utilizzato per ripagare i debiti.”

KLEBERSON

Fu il primo carioca a vestire la gloriosa casacca dello United. I mugugni e le perplessità che ancora oggi si propagano fuori e dentro le mura di Old Trafford alla prospettiva dell’acquisto di un giovane brasiliano hanno una logica e razionale spiegazione nel suo nome. Il talentino brasiliano fu prelevato alla modica cifra di 5.9 milioni di sterline dall’Atletico Paranaense con l’obiettivo di rimpiazzare Veron, segno che Sir Alex non si era arreso nella ricerca di un centrocampista estroso, in grado di fornire un ulteriore apporto tecnico a una mediana già composta da mostri sacri. Sebbene fosse arrivato in pompa magna, visto il prezioso contributo fornito nella vittoriosa spedizione della Seleçao ai mondiali in Corea, anche Kleberson tradì le rosee aspettative. Infortunatosi dopo solo due gare, registrò appena trenta presenze in due anni di permanenza a Manchester. Tutt’oggi, il povero Kleberson, viene ricordato soprattutto per la sfuriata subita da Roy Keane all’intervallo di una partita di Champios: “Ti devi svegliare! Devi dare tutto in campo! Perché non vuoi giocare? Hai appena vinto la coppa del mondo! Che cazzo ti succede? Vedi di giocare meglio!”

BEBE

Il ragazzo ha talento”. Ma quanto? Sicuramente non abbastanza da giustificare i 7.4 milioni di sterline versati dallo United nelle casse del Vitoria Guimarães. Fu raccomandato a Sir Alex dal suo braccio destro, Carlos Quieroz, dopo che il Real Madrid e il Benfica lasciarono trapelare pubblicamente il loro interesse. In fretta e furia, dunque, Fergie decise per il suo acquisto. Fu, con tutta probabilità, l’unico calciatore che Sir Alex decise di prendere senza averlo personalmente visionato. Lo incontrò soltanto il giorno prima della firma. Risultato? Fu il primo ed ultimo acquisto che Sir Alex delegò integralmente: a voi l’immaginazione della pochezza della sua avventura.

 

RALPH MILNE

Ferguson fu inequivocabilmente chiaro quando nel lontano 2009, durante un pranzo, gli fu chiesto quale ritenesse essere stato il peggior acquisto nella storia del Manchester United: “Ralph Milne. Lo pagai soltanto 170.000£ ma vengo ancora condannato per questo”. Ad esser sinceri Milne non ha mai avuto una vera chance per mostrare le proprie doti, dal momento che Sir Alex gli chiedeva di giocare sulla sinistra, quando invece aveva disputato delle ottime stagioni al Dundee giocando come punta centrale o tutt’al più come ala destra. Del resto, con un’istituzione quale Gordon Strachan sulla destra, le possibilità di giocare nel suo ruolo erano drasticamente ridotte. L’ingaggio di Danny Wallace e l’esplosione di Lee Sharp resero rapida ed indolore l’esclusione di Milne dalla prima squadra, dopo aver collezionato appena 30 gettoni. Ralph è tragicamente venuto a mancare nel Settembre 2015, a soli cinquantaquattro anni.

PAT MCGIBBON

Nessuno ci ha ancora spiegato adeguatamente il perché lo United lo abbia ingaggiato nel ’92, alla modesta cifra di 100.000£, dopo esser sceso in campo una sola volta tra i professionisti. Forse si trattava di una questione di plusvalenze, dal momento che fu ceduto al Wigan per 250.000£ dopo aver collezionato una sola presenza con i rossi di Manchester. Con i Latics disputò oltre 160 gare tra terza e seconda divisione. Un giorno Sir Alex ci dirà il perché di questa operazione, forse.

MASSIMO TAIBI

Un posto in questa ingloriosa graduatoria va, suo malgrado, riconosciuto anche a Massimo Taibi. Il portiere palermitano arrivò alla corte di Sir Alex Ferguson al termine di un’ottima stagione disputata nelle fila del Venezia. L’estremo difensore aveva messo in mostra grandi abilità tra i pali, rendendosi protagonista di interventi superlativi che convinsero i Red Devils a sborsare una cifra importante, circa 4.4 milioni di sterline. L’esordio contro il Liverpool ad Anfield road fu da incorniciare. Taibi venne eletto all’unisono “man of the match”. Purtroppo rappresentò una meteora. Dopo una partenza in pompa magna, per l’estremo difensore italiano ebbe inizio una rapida discesa agli inferi, che ebbe il suo culmine nella gara casalinga col Southampton, in cui Taibi si rese protagonista di una clamorosa papera su un lento destro dalla distanza di Le Tissier. Da quel momento scivolò in fondo alle gerarchie di Sir Alex, trovando spazio solamente in quattro ulteriori apparizioni, essendo così costretto a fare i bagagli e tornare in patria.

WILLIAM PRUNIER

Fu il più breve periodo di prova di un giocatore con la maglia dello United, ma le due gare disputate da William Prunier nella sua carriera lampo ad Old Trafford ebbero un impatto talmente straziante sul pubblico da non poter essere ignorato ai fini di questa classifica. Nonostante le buone impressioni suscitate al debutto contro il QPR, la pessima prestazione nella sconfitta rimediata 4-1 contro gli Spurs nel Capodanno del ’96 entra di diritto tra le peggiori performances della storia della Premier… inclusa quella di Ali Dia! Ferguson gli offrì addirittura un prolungamento del periodo di prova, ma saggiamente Prunier scelse di andare dritto dritto a Copenaghen.

LIAM MILLER

Esploso fragorosamente in Scozia, Martin O’Neill puntava a costruire il suo Celtic attorno alla figura di un giovanissimo Miller, quando Sir Alex, fulmineo come un ghepardo, lo strappò dalle grinfie del coach britannico per portarlo alla sua prestigiosa corte. In lui sperava di rinvenire il potenziale erede di Roy Keane. Appena due anni più tardi, con appena 9 presenze all’attivo, Miller lasciò Old Trafford a parametro zero, nell’indifferenza generale. Si è spento nel Febbraio 2018, all’età di 36 anni, dopo una lunga battaglia contro il cancro. Una brutta notizia per il calcio britannico.

MARK BOSNICH

Quando il Manchester United fu chiamato a rimpiazzare un’icona quale Peter Schmeichel, Bosnich sembrò a Sir Alex un portiere pronto a raccogliere la pesante eredità lasciata dal danese. In realtà si trattava di un ritorno, anche se in pochi ad Old Trafford ricordavano fosse tale. L’australiano aveva infatti già trascorso un breve periodo alla corte di Sir Alex, appena sbarcato in Inghilterra, alla fine degli anni ottanta. Dopodiché aveva fatto le valigie per Birmingham, ove aveva avuto inizio un sodalizio lungo 7 anni a difesa della porta dei Villans. Il ritorno allo United avrebbe dovuto segnare la sua definitiva consacrazione, ma le cose andarono molto diversamente.Le lacune tecniche e caratteriali dell’australiano non tardarono ad emergere; di ciò non ne ha certamente fatto segreto Ferguson, che ha condannato esplicitamente la mancanza di professionalità di Bosnich nella sua autobiografia. “Mark Bosnich era un pessimo professionista,” scrive Sir Alex. “Andammo a giocare giù a Wimbledon e Bosnich, prima della gara, si ingozzò di qualsiasi cosa: sandwiches, zuppe, carne.”Lo stravagante estremo difensore collezionò appena 35 presenze durante la sua seconda esperienza allo United, prima di essere ceduto al Chelsea. A Londra concluse anticipatamente la sua carriera dopo esser risultato positivo ad un test antidroga. Solo mesi dopo confessò di aver sviluppato una dipendenza dalla cocaina che, con tutta probabilità, spiega pacificamente gli scarsi risultati ed i discutibili comportamenti mantenuti alle dipendenze di Ferguson.