Markus Babbel: colui che disse no al Real Madrid per giocare sotto la Kop

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Gli anni ’90, un periodo magico, a cavallo tra il mondo analogico e quello digitale. Un decennio fatto di coraggio, innovazioni e cambiamenti epocali. Mentre nelle radio di tutto il mondo spopolano le Spice Girls, i Nirvana e gli Oasis, mentre in televisione si affacciano con successo sitcom come Friends o teen drama alla Beverly Hills 90210, Markus Babbel è ai vertici della sua carriera calcistica. Uno dei talenti più grandi della sua generazione, uno dei terzini destri più ambiti a livello globale, corteggiato dalle più prestigiose squadre del mondo e un vanto per tutto il calcio tedesco. Così, dopo aver vinto Euro ’96 con la maglia della Germania e fatta incetta di trofei (4 Bundesliga, 2 DFB Pokal, 3 Coppe di lega tedesca, 1 Coppa Uefa) con la casacca del Bayern Monaco, Babbel è pronto a fare le valigie per un nuovo campionato e una nuova sfida.

Il suo cambio di vita è di quelli assoluti, perché Markus è un puro bavarese, nasce a Monaco di Baviera nel 1972 e per 28 anni vive solo ed esclusivamente sotto le cupole splendenti della Frauenkirche, calcando solamente il prato dell’Olympiastadion. Ma la passione vista dai tifosi che occupano ogni settimana la leggendaria curva Kop lo conquista. La scelta è ormai fatta, il biglietto solo andata per Liverpool è in tasca e che importa se il Real Madrid chiama ogni giorno per farti diventare uno dei “Galacticos”. Il Bayern Monaco deve rimangiarsi la parola con i Blancos di Madrid, il suo terzino ha fatto una scelta di cuore e onore, vestire la maglia del Liverpool.

Markus Babbel con Gerard Houllier, suo allenatore a Liverpool

Babbel sbarca ad Anfield, la sua nuova casa, nel giugno del 2000. Non sa ancora che quell’annata diverrà davvero memorabile e lui sarà uno dei grandi volti di un team che lascerà il segno in Inghilterra e in Europa. Con la casacca dei Reds l’ambientamento è un fatto naturale, tanto che Michael Owen non lo ammira solo per le sue doti calcistiche e per ciò che fa vedere sul campo, ma anche per la sua simpatia e gioia di vivere, tanto che dirà: “È un motore instancabile anche fuori dal campo. Alla nostra festa per la vittoria della Worthington Cup contro il Birmingham, è stato il primo a scatenarsi sulla pista da ballo e l’ultimo a lasciarla”. Sì, perché il Liverpool il 25 febbraio del 2001 alza il suo primo trofeo della stagione, la citata Coppa di Lega inglese, vincendo ai rigori contro il Birmingham. Erano cinque anni che la squadra del Marseyside non alzava una coppa, ma ne arriveranno altre nei mesi seguenti.

Il terzino destro vola sulla fascia destra, nonostante un’altezza fuori dal comune (1,91 m) è agile e ha un bel gioco di gambe. Per tutta la stagione si fa vedere spesso in zona gol, ed è uno degli uomini di più alto rendimento della squadra. Il 12 maggio del 2001 arriva un altro prestigioso trofeo, la FA Cup. Il tedesco fa parte degli undici titolari e alla fine alza la coppa dopo un match combattuto colpo su colpo contro l’Arsenal. Decisiva la doppietta di Michael Owen, che firma il gol della vittoria all’88esimo, dopo il vano pareggio di Ljungberg. Ma il bello deve ancora venire.

Animi tesi per Babbel, trattenuto da Fowler, durante il match di Coppa Uefa contro la Roma

16 maggio 2001, Westfalen Stadio di Dortmund, qui si gioca la finale di Coppa Uefa tra il Liverpool e l’Alaves. Gli spagnoli sono sfavoriti, ma giocano un calcio vivace e dinamico e hanno una voglia matta di alzare un trofeo in faccia ai più blasonati Reds. Questa finale sarà ricordata come una delle più epiche che si siano mai registrate in questa competizione, una partita assolutamente non per cuori deboli. Sono sedici anni che il Liverpool non gioca una finale continentale, ma il peso dell’evento non si sente, tanto che gli uomini di Houllier aprono subito le danze. A sbloccare la partita è proprio Babbel, che al 3′ trafigge la porta di Martin Herrera con un colpo di testa. Ma il match vive una girandola infinita di emozioni, dopo il raddoppio di Gerrard arrivano sul taccuino dei marcatori le firme di Ivan Alonso e Gary McAllister. Sul 3 a 1 per i Reds si sveglia Javi Moreno con una doppietta. Robbie Fowler al 72′ riporta avanti gli inglesi, ma Jordi Cruyff zittisce tutti con il gol del pareggio al minuto 88. Si va ai supplementari sul 4 a 4. Al 116′ sarà decisivo il golden gol per attribuire la vittoria a Babbel e compagni, grazie a una sfortunata deviazione di Delfi Geli nella propria porta. È un tripudio, il Liverpool conquista un magnifico “Treble” in una stagione da incorniciare. Markus Babbel è un acquisto azzeccato, un idolo delle folle e il popolo della Kop è pronto a cullarsi le sue discese per altri anni ancora. Ma il destino a volte gioca brutti scherzi, e il tiro mancino giocato al terzino tedesco è di quelli davvero imprevedibili e beffardi.

Babbel e compagni festeggiano la vittoria della Coppa Uefa 2001 ai danni dell’Alaves

Ai nastri di partenza della stagione 2001-2002 il Liverpool è atteso da tutti come una delle squadre pronte a dare l’assalto alla Premier League e Babbel risiede saldamente sulla sua corsia di destra. La stagione riparte il 18 agosto 2001 con la sfida al West Ham e nove giorni dopo al Bolton, il tedesco corre veloce sulla fascia come sempre, ma all’improvviso il mondo cambia. Dopo la sfida col Bolton, il nativo di Monaco di Baviera si ritrova “spompato” e senza fiato, non riesce a recuperare le forze e ha dei dolori muscolari molto strani. Fa dei controlli e gli viene diagnosticata la sindrome di Guillain-Barré. Quest’ultima produce una paralisi progressiva agli arti con andamento disto-prossimale. In breve tempo la stella teutonica è costretta a fermarsi ai box e a mettersi su una sedia a rotelle. Questo momento sarà uno spartiacque decisivo nella sua carriera, che lo rivedrà in campo solamente nel dicembre del 2002. “È stato brutto, non riuscivo a sentire nulla sotto le ginocchia o le mani e nemmeno un lato della mia faccia. Ma c’erano altre persone peggio di me all’ospedale, collegate ai respiratori e incapaci di camminare. Alcune sono state confinate a lungo sulle sedie a rotelle, io per fortuna ci ho passato poco tempo”, queste sono le parole di Babbel dopo la malattia.

Le ultime apparizioni in maglia Reds sono disastrose, la malattia lo ha segnato nella testa e nel fisico, la vita sregolata lo ha cambiato e condizionato. In Coppa di Lega contro l’Aston Villa il 18 dicembre, si toglie la maglia disgustato dopo la sostituzione al trentanovesimo minuto con Jamie Carragher, facendo scattare l’ira di Gerard Houllier, allenatore in carica. Sorprendentemente Babbel, un professionista esemplare per tutta la sua carriera, mostra una mancanza di disciplina inattesa anche nelle successive partite in cui gioca da subentrato, venendo espulso per due volte contro Sheffield Wednesday a febbraio ed Everton a maggio 2003. Il Liverpool decide così di cacciarlo e lo dà in prestito al Blackburn Rovers dove in una stagione tranquilla, riconquista la fiducia nei propri mezzi, senza però tornare ai livelli magistrali di una volta. Termina la sua carriera in modo un po’ malinconico, scegliendo di tornare in Germania per vestire la maglia dello Stoccarda, voluto in modo viscerale dal mister Giovanni Trapattoni.

Un rientro in campo difficile dopo la sindrome di Guillain-Barré

Ascoltato da The Coaches’ Voice, l’ex difensore ha svelato alcuni particolari del suo periodo inglese e della sua malattia: “Per un uomo single Liverpool e l’Inghilterra in generale sono posti ideali, ma io ero un calciatore… Io ero sempre fuori a bere e a fumare. Dovevo recuperare da una malattia, che era come un infortunio e mi sarebbe servita disciplina, ma per due anni ho avuto uno stile di vita pessimo. Per questo dovetti andare via: avevo bisogno di disciplinarmi. Per tornare ad essere un calciatore al 100% fu inevitabile cambiare aria. In Inghilterra è abbastanza facile trovarsi a fare cose stupide…”. Oggi Babbel fa l’allenatore, ma per tutti sarà sempre ricordato come uno dei grandi del Liverpool 2001, ma soprattutto come uno con la Kop nel cuore, in barba ai milioni di Madrid.