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sabato 15 Maggio 2021
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Blackburn vs Burnley: un odio vecchio quanto il gioco del calcio

Viaggio alla scoperta del Cotton Mills Derby.

8 ' di letturaAmore e odio sono due sentimenti connaturati nell’uomo. Stati interiori che talvolta coesistono, come in una storia di passione e sofferenza, ed altre volte si escludono l’un l’altro, come nel calcio. Se ami il Blackburn puoi soltanto odiare il Burnley, e viceversa. Il perché di una rivalità così accesa può sembrare ovvio: due vicine città dell’East Lancashire con vecchi rancori e la smania di primeggiare l’una sull’altra, prima nell’industria, poi nel calcio. In realtà, le cose sono molto più complicate di così. Vi accompagneremo in un piccolo viaggio alla scoperta della ragione per cui quelli di Burnley sono i Dingers e quelli di Blackburn i b*stard Rovers, del perché l’East Lancashire Derby richieda ancora oggi scorte di polizia in abbondanza. Questa è la storia del Cotton Mills Derby.

Se a qualcuno fosse capitato di vedere la serie Netflix “The English Game” saprà che il calcio, ai suoi albori, era una disciplina appannaggio dell’aristocrazia, un vero sport da gentlemen, in mano ad una classe nobiliare che beneficiava di tempo e denaro da investire nell’affinamento delle abilità tecniche da sprigionare entro il rettangolo verde. La cricca degli ex studenti di Eton si era affermata come forza dominante nel panorama calcistico inglese del XIX secolo, potendo vantare una grande influenza politica sulle decisioni della FA. Lo scenario, però, iniziò gradualmente a cambiare: la popolarità dell’oggetto sferico iniziò a serpeggiare anche tra le numerose fila della working class, la quale iniziò a vedere in quel gioco un momento di distrazione e di pura semplicità, e nei calci al pallone l’evasione da una realtà troppo cruda per essere vera, fatta di fame e condizioni di lavoro subumane. Una fuga dall’ordinario, dentro a un rettangolo verde, senza che le barriere culturali potessero sortire effetto alcuno. I pochi avevano dato linfa a quello che sarebbe diventato lo sport di tutti, senza poter far niente per impedirlo.

Dalle cittadine industriali del Lancashire iniziarono a spuntare diverse squadre: Darwen, Accrington, Burnley Rovers, Blackburn Olympic, Clitheroe Central. Tutti club presieduti dai padroni delle grandi fabbriche del loco, formati per lo più da operai che ivi si spaccavano la schiena. Uomini della prima working class, che sgobbavano duramente nel cuore del polmone industriale inglese ed anelavano rincorrere il pallone a fine turno, come in una fuga simbolica dall’aspra realtà, nel tempo libero. Blackburn e Burnley erano state create soltanto per essere cittadine industriali, in particolar modo votate al tessile: il loro compito era quello di fornire  il cotone (di qui l’appellativo di Cotton Mills Derby) con cui riempire le boutique di mezza Inghilterra. Come Liverpool e Manchester competevano attraverso i rispettivi porti commerciale, allo stesso modo vi era una rivalità sotterranea tra le due più grandi cittadine industriali dell’East Lancashire.

Come già detto, per la nobiltà fondatrice, il calcio era un passatempo, un intrattenimento per sollazzarsi. Proprio per questa ragione le upper classes avevano deciso di mantenerlo come sport strettamente amatoriale: nessun professionista, come tale retribuito, poteva entrare a far parte dell’FA Cup. Le cose dovevano rimanere esattamente, ma il proliferare di club dalle cittadine operaie mutò i piani. Squadre come il Darwen ed il Blackburn Olympic (ebbene sì, all’epoca la cittadina poteva contare ben due compagini) iniziarono a fare sul serio per la testa della competizione. Fu proprio il Darwen ad ingaggiare i primi calciatori professionisti dalla Scozia, di lì in poi noti come Scotch Professors, profanando un dogma sintomo della matrice aristocratica con cui crebbe il football in Terra d’Albione: così facendo, i ribelli del Lancashire divennero i pionieri dell’onda di professionismo che subito si innalzò tra le compagini della contea. Fu un passaggio di potere repentino: da gioco amatoriale, appannaggio delle classi bene, a sport professionistico, terra di riscatto per la working class.

Lo scozzese, Fergus Suter, considerato il primo calciatore professionista, guidò il Blackburn alla conquista di ben tre FA Cup.

Mentre il Blackburn Rovers già volava altissimo, sotto la guida di John Cartwright, titolare di un’enorme fonderia della città; il board una piccola squadra di rugby della vicina Burnley, nota come Burnley Rovers, si diede appuntamento al Bull Hotel, nel Maggio 1882. Il meeting si concluse con l’assunzione di una decisione chiave, destinata a mutare il corso degli eventi e degli animi della gente del Lancashire: mollare la palla ovale e gettarsi in quello che era il gioco del momento, spinti anche dalle maggiori prospettive lucrative, rinunciando al proprio appellativo di “Rovers”, per dar vita a quello che ancora oggi conosciamo come Burnley FC. L’anno successivo alla società giunse l’offerta di disputare le gare interne in un impianto adiacente al campo di cricket della città: quello stadio era Turf Moor, che ancora oggi, a distanza di ben 138 anni, figura come inespugnabile fortino dei Clarets. Trovata la casa, era il momento di gettarsi nella mischia, quella stessa che i vicini di Blackburn stavano dominando. Ancora nessuno sapeva quanto si sarebbero odiati.

LA PRIMA BATTAGLIA E LA NASCITA DELLA FOOTBALL LEAGUE

Le due compagini si incontrarono per la prima volta il 27 Settembre del 1884, a Turf Moor. I Clarets uscirono letteralmente distrutti dal match, sconfitti per ben 10-0 dagli illustri ospiti. Un’umiliazione che avrebbe già di per sé potuto essere abbastanza per forgiare un odio quantomeno unilaterale, ma che fu suggellato come reciproco, in virtù del sorprendente 5-1 con cui il Burnley stese i favoriti Rovers nel match di ritorno.

Si dovette attendere il 1885 affinché il professionismo divenisse parte integrante delle regole ufficiali della FA. Finalmente I calciatori potevano dedicarsi a ciò per cui madre natura li aveva plasmati, ed essere pagati per le loro doti. Il primo ingaggio annuale per il Blackburn fu fissato alla “bellezza” di £615.

L’annus mirabilis del calcio fu però il 1888, quando William McGregor, un mercante di stoffe scozzese, nonché dirigente dell’Aston Villa, scrisse una lettera che recava quali destinatari Blackburn, Preston, Bolton e West Bromwich: Vi prego di ascoltare questa richiesta. Che 10 o 12 dei migliori club in Inghilterra si adoperino per affrontarsi in gare interne ed esterne”. Furono queste le parole che aprirono alla fondazione della prima Football League, una lussuosa vetrina per le migliori realtà calcistiche d’Inghilterra, che annoverava tra le partecipanti anche Burnley e Blackburn.

SPIE ED INGANNI

Fonti attendibili riportano che l’esplosione dell’odio tra le due compagini fu dovuta ad un duplice incidente, uno di palazzo e l’altro di campo, entrambi verificatisi agli albori del calcio organizzato.

Le squadre inglesi del North, in quegli anni, erano inondate di giocatori scozzesi. Basti pensare che la banda degli “Invincibili” del Preston North End era composta interamente da calciatori di origine scozzese. Ma le regole della FA erano cristalline: i club potevano stipendiare tutti i calciatori professionisti nati in loco o soltanto coloro che avessero vissuto per un periodo continuativo di almeno 2 anni nel raggio di 6 miglia dal campo di allenamento del club. Sennonché i dirigenti dei Rovers scoprirono che i loro rivali, de facto, non stavano minimamente rispettando quella regola. Così il Blackburn fece reclamo alla FA per l’eccessivo impiego di “scozzesi irregolari” da parte degli amati cugini.

A nessuno, in quell’ambiente, piaceva un infame ma neanche chi cercava di fotterti. Così la soluzione più semplice fu quella di detestarsi.

Ad ogni modo, le prime sfide nell’universo professionistico furono una carneficina per i Clarets, i quali collezionarono un rullino negativo di sconfitte la cui pesantezza mise in mostra l’alta nomenclatura e il peso storico dei rivali. Per la prima vittoria ufficiale dovettero aspettare il 12 Dicembre 1891, in una sfida segnata da circostanze grottesche. Ed è proprio qui che arriviamo al secondo incidente, quello di campo. Era una fredda Domenica nevosa, l’aria di Burnley era funestata da un vento incessante, ma si decise comunque di giocare: i padroni di casa andarono sorprendentemente a riposo in vantaggio per 3-0. Al ritorno dall’intervallo, i calciatori dei Rovers manifestarono tutta la loro ritrosia nel continuare la gara, con tutta probabilità a causa dell’inaspettato passivo. Il netto rifiuto degli avversari e dell’arbitro sembrarono chiudere la questione sul nascere. Le cose però precipitarono quando Lofthouse (Blackburn) e Stewart (Burnley) furono espulsi dal direttore di gara, dando adito a una vera e propria zuffa a tutto campo. Neve e vento a quel punto erano soltanto un accessorio di poco conto. Quando Lofthouse uscì dal campo i compagni di squadra lo seguirono, lasciando sul terreno di gioco il solo Herbie Arthur, l’estremo difensore dei Rovers. I Clarets furono anch’essi costretti ad abbandonare il campo quando 10 calciatori si lanciarono verso la porta di Arthur e questo, correttamente, chiamò il fuorigioco. Una situazione comica, paradossale, degna della miglior barzelletta da Bar Sport, se non fosse che è tutto dannatamente vero. I punti furono assegnati a tavolino al Burnley ma alle compagini fu ordinato di giocare nuovamente sul finire della stagione: il recupero finì 1-1, in una sfida nella quale a farla da padrone furono i calcioni, non certamente al pallone.

DAGLI HOOLIGANS SINO AI GIORNI NOSTRI

Con l’inizio del XX secolo, la rivalità tra i due club dell’East Lancashire sembrò raffreddarsi per un po’. Molto spesso il Blackburn si trovò a giocare in una lega minore rispetto al Burnley, in una curiosa inversione dei ruoli. Ma solo uno stolto avrebbe potuto pensare che questa quiete sarebbe durata a lungo: negli anni ’70, infatti, il clima si fece nuovamente rovente.

L’hooliganesimo era un fenomeno che andava divampando in tutto il territorio britannico, un grido di violenza e rabbia sociale che univa sobborghi urbani e periferie impoverite dalla crisi industriale. L’espressione del più animalesco spirito della working class, ma anche di qualche figlio sgangherato della borghesia bene. Ed ecco le firm, agglomerati di esseri umani uniti da un sodalizio sanguinolento, per portare avanti la causa che avevano deciso di sposare: il dominio, il timore, il rispetto del club e della sua tifoseria. Una guerra tra disperati e rancorosi, ormai stanchi di guardare ai problemi dall’alto, accontentandosi di una guerra tra poveri come valvola di sfogo del proprio risentimento. Anche la sfida tra Burnley e Blackburn fu risucchiata da questo vortice di violenza: gli scontri tra tifoserie divennero una cruda e ordinaria realtà, meticolosamente studiata a tavolino.

Nel frattempo, i Clarets giocarono in First Division sino al 1976, prima che iniziasse un doloroso trentennio di oblio nei bassifondi delle serie inferiori. Fu proprio nel momento in cui il Burnley lambiva le leghe più basse che venne fondata la Suicide Squad, la firm che da lì a poco si sarebbe guadagnata una nomea infamante e avrebbe seminato il panico lungo gli stadi delle periferie del calcio. Di pari passo, anche in quel di Blackburn i giovani di una classe insoddisfatta e delusa non si diedero meno da fare, creando la Blackburn Youth e la Blackburn’s Mill Hill Mob. Una smisurata quantità d’odio fu riscoperta tra le due fazioni, inconsapevolmente unite da uno spirito reazionario verso le politiche thatcheriane, verso la disoccupazione e la chiusura di miniere e fabbriche.

Gli anni 90’ portarono seco gli appellativi con cui ancora oggi le due tifoserie si definiscono amorevolmente. In particolar modo curiosa è la storia che si cela dietro al soprannome dedicato dai Rovers ai supporters del Burnley, meglio definiti come “Dingles”. La rara eventualità che alcuni di voi fossero fan sfegatati della soap opera Emmerdale, in onda sulla TV britannica, renderebbe superflua ogni ulteriore spiegazione: Zak Dingle era infatti il personaggio interpretato da Steve Halliwell, noto tifoso del Burnley che a più riprese, durante lo show, recitava indossando una sciarpa dei Clarets. Per quanto riguarda invece l’epiteto destinato ai tifosi del Blackburn le cose sono molto più chiare ed eloquenti: “They’re Blackburn B*stard Rovers or simply B*stards” in un’iconica rappresentazione del tenero sentimento nutrito dai Clarets verso i rivali.

Ma gli anni 90’ furono anche l’epoca degli striscioni volanti: difficilmente i fan dei Clarets si scorderanno di quell’aeroplano che volò su Turf Moor, proprio mentre il Burnley si stava giocando la promozione contro il Torquay United, nel ’91, con appeso un enorme striscione recante il messaggio: “Staying down 4 ever, luv Rovers, ha, ha, ha,”. Un auspicio che divenne realtà, per ulteriori 28 anni. I Clarets dovettero attendere addirittura il 2012 per restituire il benservito, a conferma di quanto la vendetta sia più appagante se servita su un piatto freddo: “In Venky’s we trust”, lo scritto su un enorme lenzuolo, dedicato ai proprietari del Blackburn, riusciti nell’encomiabile traguardo di far retrocedere i Rovers.

Ecco un assaggio del Cotton Mills Derby. Una sfida che ha cambiato le sorti del calcio, per l’importanza assunta dai due club dell’East Lancashire nella storia di uno sport che è molto più di un gioco qualsiasi.

Testa a testa tra Salgado e Nugent, in una delle ultime sfide tra le due compagini.

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