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lunedì 25 Gennaio 2021
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5 cose che probabilmente non sapevi su Ruud van Nistelrooij

6 ' di lettura

Attaccante formidabile, bello da vedere e terribilmente efficace, Ruud van Nistelrooij è stato uno dei più forti stricker della propria generazione. Eccelleva in tutte le abilità che fanno grande un numero 9, come potenza, colpo di testa, senso del gol, tecnica di tiro, abilità negli smarcamenti. A queste doti univa gran sensibilità nel tocco di palla e tecnica di base degne di un tre quartista. Non a caso nei 5 anni trascorsi a Manchester ha indossato la maglia numero 10. Un gol emblematico che ben evidenzia tutte le sue qualità è quello segnato il 22 marzo 2003 contro il Fulham, quando percorre metà campo palla al piede, lascia gli avversari sul posto e beffa il portiere con un tocco morbido sul secondo palo. Grandissimo attaccante, limitato però dagli infortuni, che in momenti chiave della sua carriera gli hanno messo i bastoni fra le ruote.

Gli inizi da centrocampista, e quel “no” al Tottenham

Ebbene sì, l’eleganza nei movimenti che ha sempre contraddistinto van Nistelrooij è la stessa che nei suoi primi calci al pallone lo avevano portato a giocare in mezzo al campo. Rutgerus Johannes Martynus van Nistelrooij, detto Ruud, muove i primi passi a Geffen, piccolo paese di 5000 anime vicino alla nativa Oss. Nella squadra di Geffen, il Nooit Gedacht, gioca Martin, il padre di Ruud, ogni volta che si sveste dei panni da idraulico. Il piccolo Ruud inizia seguendo le orme paterne, e si disimpegna sul campo nel ruolo di centrocampista, alcune volte persino come difensore.

All’età di 16 anni gioca nel Den Bosch, questa volta come attaccante, e il Tottenham bussa alla porta del piccolo club olandese per portare a Londra quel giovane talento. È qui che interviene una figura chiave: Rodger Linse, procuratore alle prime armi, consiglia al ragazzo di andarci piano, ogni cosa a suo tempo. In questa ottica arriva dunque il rifiuto agli Spurs. La carriera di van Nistelrooij prende così il volo in modo graduale ma inarrestabile: prima la serie B olandese al Den Bosch, poi l’Hereenven in Eredivisie, fino all’esplosione definitiva al Psv dove incanta, ma soprattutto segna 77 gol in 90 presenze. Ora sì che è pronto per una grande squadra.

Amore, litigio e pace con Sir Alex Ferguson

Siamo nell’estate 2001. A dire il vero il trasferimento allo United era cosa fatta già l’anno precedente. Ma un banale infortunio in allenamento fa saltare i legamenti del ginocchio destro. Tutto a monte? Neanche per idea, Sir Alex ripone troppa fiducia in questo imponente attaccante, si tratta solo di aspettarlo, e vederlo all’opera dopo il rientro. Dopo l’operazione e la riabilitazione le prestazioni di Ruud tornano ed essere positive, così il primo luglio del 2001 – nel giorno del compleanno dell’olandese e con un anno di ritardo – si chiude finalmente il trasferimento. Ferguson, tipo poco avvezzo ai complimenti, non nasconde la felicità per l’arrivo del nuovo bomber: “Ero emozionato per il suo acquisto, potrei dire che mi è bastato guardarlo negli occhi per capire che Ruud era un uomo di sostanza”, dirà in una intervista.

Van Nistelrooij ha però un caratterino tutt’altro che semplice: prima donna, sa di essere forte, quasi sbruffone, non vede di buon occhio la disciplina ferrea imposta dal manager scozzese, che non risparmia rimbrotti e vere lavate di capo all’attaccante. Come quando dopo aver perso il primo derby giocato contro il City, Ruud scambia la maglia con un avversario e non sembra per niente turbato dalla sconfitta. Il rapporto fra i due rimane teso nonostante il numero 10 segni a ripetizione. Arrivano anche i litigi nello spogliatoio con senatori come Keane e Scholes. Il celebre scontro con Cristiano Ronaldo è la classica goccia che fa traboccare il vaso. Nella finale di Curling Cup del 2006 van Nistelrooij viene lasciato in panchina per tutti i 90 minuti, ed esplode in una furia cieca, arrivando a dare a Sir Alex del “maiale scozzese”! La separazione è inevitabile, e l’attaccante, dopo 5 anni e 150 gol, passa così al Real Madrid.

Soltanto alcuni anni dopo, nel 2011 è arrivata la riappacificazione fra i due. E il primo passo lo ha fatto l’attaccante, come raccontato da lui stesso in una intervista: “Gli mandai un messaggio per vedere se era disposto a parlare al telefono. Ci siamo sentiti, mi sono scusato e lui mi ha detto ‘ok, andiamo avanti, apprezzo le tue scuse, quando ci incontreremo di nuovo sarà tutto ok’. Per me è stato bello saperlo”.

La maledizione della Champions League

Ruud van Nistelrooij ha avuto la possibilità di giocare la Champions League con Manchester United e Real Madrid, per un totale di otto stagioni. Otto edizioni della massima competizione europea con due delle squadre più forti degli anni 2000, nonché con grande tradizione in questo torneo. Riesce a segnare 60 gol tondi tondi, sesto marcatore all time in Champions. Per ben 3 volte si laurea capocannoniere della competizione. Nel 2003 viene anche eletto come miglior attaccante del torneo, ma… la coppa dalle grandi orecchie gli sfugge ogni volta.

Beffa doppia, considerato che l’olandese ha vestito la maglia dei red devils dal 2001 al 2006, e i mancuniani si sono laureati campioni nel 1999 e nel 2008. Quando si dice tempismo sbagliato. In quegli anni lo United sta attraversando una fase di ricostruzione: il passaggio dalla generazione d’oro della class of 92 a quella che sarebbe stata la formazione a trionfare allo stadio Lužniki di Mosca, con l’arrivo dei vari Evra, Rooney, Tevez e ovviamente Cristiano Ronaldo. Nella sua avventura spagnola, invece, Van Nistelrooij capita nel Real Madrid forse più abbondante di sempre in quanto a nomi – è il periodo dei galacticos una squadra bella da vedere, ma terribilmente naif ed inefficace, con lacune evidenti nei reparti di difesa e centrocampo.

Nazionale: un rapporto fra alti e bassi

van Nistelrooij e la nazionale olandese: una relazione complicata, caratterizzata da tanti gol, ovviamente, ma anche da occasioni mancate, incomprensioni e da ben tre addii e due ritorni. Nel 1998 Ruud non è ancora sbocciato a livello internazionale, e non viene preso in considerazione per i mondiali in Francia. Entrerà nel giro degli Oranje subito dopo la coppa. Nel 2000 tutto era pronto per la grande occasione: Europei da giocare in casa, con una Olanda fra le più forti di sempre (Stam, Davids, Seedorf, Overmars, Bergkamp, Makaay, per citare alcuni campioni), Van Nistelrooij lanciatissimo con le 32 reti stagionali al Psv… crack! I legamenti del ginocchio destro cedono, è lo stesso infortunio che farà rimandare di un anno il suo trasferimento allo United. Addio Europei. Nel 2002 l’Olanda fallisce clamorosamente la qualificazione ai mondiali di Giappone e Korea, nonostante disponga ancora di una rosa di primissimo piano.

Nel 2004, in occasione degli Europei in Portogallo, arriva finalmente per Van Nistelrooij l’esordio con l’Olanda in una competizione internazionale, a 28 anni suonati, ma in un momento di forma straordinaria. La punta si fa trovare pronta e risponde presente: segna 4 volte nelle 3 gare del gruppo D, si classifica secondo nella classifica marcatori vinta dal ceco Milan Baros, ma gli arancioni si fermano in semifinale, eliminati proprio dal Portogallo del “nemico” Ronaldo. I mondiali in Germania del 2006 – tanto cari a noi Italiani – vedono gli Olandesi incappare in un vero fallimento. Ancora una volta è fatale il Portogallo, che elimina i tulipani agli ottavi. Per van Nistelrooij la gioia di un solo gol, ma anche le incomprensioni col C.T. Van Basten, che lo fa partire ben tre volte dalla panchina. Non sentendosi importante annuncia l’addio alla nazionale, salvo ricucire l’anno dopo. Si ripresenta a Euro 2008, dove va a segno due volte prima di essere eliminato dall’olandese Guus Hiddink alla guida della Russia. Nuovo addio e nuovo ritorno: Van Marwijk però non si intenerisce e lo lascia a casa per Brasile 2010, salvo poi rispolverarlo per cinque partite di qualificazione a Euro 2012, nelle quali segna il 35esimo e ultimo gol contro l’Ungheria, ultima partita con la maglia arancione sulle spalle.

Thierry Henry: una rivalità all’ultimo gol

Si sa, i grandi attaccanti vivono di gol, e inevitabilmente quando grandi realizzatori si sfidano nello stesso campionato scatta una competizione per dimostrare chi sia il più forte. E negli anni di van Nistelrooij a Manchester gli strikers fortissimi in Premier non mancano affatto: Hasselbaink, Owen, Robbie Keane, Shearer, Henry, Beattie, Viduka, Anelka, Defoe, Rooney sono fra i più prolifici. Uno di questi in particolare, per Ruud si trasforma in una vera ossessione: Thierry Henry. Nonostante l’olandese riesca a timbrare il cartellino ben 95 volte in cinque stagioni, il fuoriclasse dell’Arsenal diviene capocannoniere per ben quattro volte. Nel 2001 il francese la spunta per un solo gol, mentre nel 2003 e nel 2005 la stella dei Gunners domina incontrastato. Il 2004 non fa testo, in quanto van Nistelrooij è fuori dai giochi per un infortunio che ne limita presenze e marcature. L’anno buono per l’ex Psv è il secondo in Inghilterra, quando con 25 centri conquista la corona di re con una sola rete di scarto su… Henry, of course.

Il fortissimo attaccante dei Red Devils ha indubbiamente avuto la sfortuna di incrociare sul suo cammino Henry nel periodo nel quale probabilmente il francese era il numero uno al mondo nel suo ruolo. Un’ossessione, quella di van Nistelrooij per il collega dell’Arsenal, che due suoi ex compagni di squadra hanno confermato divertiti in due diverse interviste. “A prescindere se avesse segnato o meno – racconta Paul Scholes – la prima cosa che faceva sul pullman della squadra, dopo la partita, era vedere se aveva segnato Henry. Quando segnava Henry, non parlava con nessuno per l’intero viaggio verso casa perché era molto preso dal desiderio di essere il capocannoniere. Non solo nello United, ma nel campionato, nel Mondo, ovunque”. All’ex centrocampista fa eco Rio Ferdinand, che spiega: “Noi eravamo sempre lì a giocarci il campionato, e spesso, anche al termine di una partita vinta 3-1 o 4-1, Ruud entrava in spogliatoio ed era devastato perchè Thierry aveva fatto un gol in più di lui. Pensavo che fosse pazzo”.

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