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domenica 23 Gennaio 2022
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Wilfried Zaha e Black Lives Matter: quando la routine svilisce i gesti

3 ' di letturadi Giulio Boccadifuoco

Ore 3:00pm, Selhurst Park. Sul prato dello stadio di Croydon, nella periferia sud di Londra, i giocatori di Crystal Palace e West Bromwich Albion sono inginocchiati, in sostegno del movimento Black Lives Matter. Dopo il fischio di Simon Hooper, però, una figura svetta sulle altre: Wilfried Zaha.

Il giocatore ivoriano, alla sua sesta stagione consecutiva con la maglia delle Eagles, resta in piedi, nel cerchio di centrocampo, diventando il primo giocatore della Premier League a non inginocchiarsi prima di un match del campionato inglese. E’ stato lo stesso Zaha, però, ad annunciare a The Judy podcast la sua scelta prima del calcio d’inizio.

La mia decisione di restare in piedi al fischio d’inizio è diventata di dominio pubblico da un paio di settimane ormai. […] Personalmente ritengo che inginocchiarsi sia diventato parte della routine pre-partita ed al momento non importa se ci si inginocchia o si resta in piedi, alcuni di noi continuano a ricevere abusi”.

In Gran Bretagna, in realtà, l’evento non rappresenta un unicum, anzi. Les Ferdinand, Director of Football del QPR, aveva commentato la scelta della squadra di smettere di inginocchiarsi al calcio d’inizio alludendo alla deprivazione di significato del gesto stesso. A suo modo di vedere sta diventando “qualcosa da fare per le pubbliche relazioni, non diverso da un hashtag figo o una spilletta carina”. Il ventottenne attaccante del Palace, dal canto suo, stamattina si è lasciato andare all’ultima di tante analisi sul problema razzismo che attanaglia il mondo del calcio. E lo fa proprio su quei social che troppo spesso diventano teatro di offese ed insulti gratuiti nei confronti dei giocatori di colore. Il gesto d’inginocchiarsi prima delle partite, nato un anno fa all’alba del brutale assassinio di George Floyd a Minneapolis, sembra esser diventato anacronistico e, anzi, del tutto privo di significato. Svilito del suo impatto visivo e rievocativo da una routine che lo ha reso oramai privo di attenzione e di risalto.

Perché devo inginocchiarmi per dimostrarvi che sono importante? Perché devo addirittura indossare una scritta Black Lives Matter sulla schiena per farvi capire che siamo importanti? E’ umiliante”.

Analizzando la realtà dei fatti forse è addirittura lecito dire che, nel pomeriggio di Selhurst Park, ciò che ha fatto notizia è stato proprio vedere Zaha non inginocchiarsi. Come se la sua “contro-protesta” abbia fatto scalpore più per la inusualità del vedere un giocatore in piedi che non per il profondo significato attribuito al gesto stesso.

Sui social c’è gente che crea account falsi per abusare costantemente di persone di colore e non si fa nulla per cambiarlo. Per cui non chiedetemi di venire a parlare di cose che non stanno cambiando. Cambiatele e basta”.

Il tema del razzismo sta infiammando il mondo ormai da tempo e, nell’ultimo anno, ha ottenuto risalto ancora maggiore, spronando anche le realtà sportive a prendere una netta posizione a riguardo. Gli atleti, siano essi calciatori, cestisti o rappresentanti di qualsiasi altro sport, hanno nella loro figura e nel loro ruolo un potente mezzo mediatico. E’ per questo che sempre più spesso le gestualità, divenute ormai ricorrenze, vengono disattese, non osservate e, in alcuni casi addirittura criticate. L’inginocchiarsi prima del calcio d’inizio così come lo stampare scritte a cui ormai nessuno fa più caso appaiono più come un “politically correct” che non come un reale sforzo affinché la società possa spingersi verso valori di inclusione ed eguaglianza. La sovraesposizione mediatica cui sono sottoposti gli sport di élite può far si che proprio questi gesti e le azioni dei protagonisti portino ad una presa di coscienza che, affiancata da un processo di “istruzione all’uguaglianza”, induca un radicale cambiamento culturale.

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