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giovedì 28 Settembre 2023
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Un diavolo per Capello: l’Italia corsara a Wembley nel 1973

4 ' di letturaNel 1973, l’Inghilterra e la sua Nazionale dei “Three Lions” godevano di un’inestimabile fama. La vittoria del mondiale casalingo del 1966 era un ricordo vicino e sul quale crogiolarsi, mentre i quarti di finale di Messico ’70, con la sconfitta al cospetto di una maestosa Germania Ovest, vennero apprezzati dalla critica, data la squadra in ricostruzione. Una piccola crepa cominciava però a insidiarsi sulla facciata splendente della compagine inglese, la mancata qualificazione al prossimo Campionato del Mondo che si sarebbe giocato in Germania nel 1974, era una brutta macchia, ma nonostante ciò la Nazionale di Sua Maestà continuava a essere quella dei “maestri”, in virtù di essere gli inventori del gioco del calcio. Il 14 novembre del 1973 è una data simbolica, perché veniva celebrato il trentanovesimo anniversario della battaglia di Highbury, un incontro amichevole del 1934 che vide fronteggiarsi l’Inghilterra e l’Italia, le due scuole calcistiche migliori del mondo. Quella partita doveva – simbolicamente – decretare chi fossero i padroni del mondo calcistico e a spuntarla fu proprio l’Inghilterra per 3 a 2, dopo un duro scontro. Per questo motivo venne scelta quella data per mettere di nuovo di fronte Inghilterra e Italia, una rinnovata amichevole tra due grandi rivali per ristabilire le antiche gerarchie pallonare.

Pre partita al vetriolo

Per ospitare gli azzurri di Valcareggi venne scelto il tempio del calcio inglese, Wembley, molto più che uno stadio, ma un vero e proprio talismano. Qui il 30 luglio del 1966, i tedeschi furono sconfitti e venne alzata al cielo la Coppa del Mondo di fronte alla Regina in persona. Gli italiani dovevano sentire la pressione psicologica, la paura di trovarsi al cospetto di un’arena nemica e dal tifo indiavolato. Prima di questo match, non mancarono ovviamente le polemiche, la nazionale italiana fu accusata dai tabloid inglesi di essere una compagine di camerieri. Ad aggiungere altro veleno, ci fu una presentazione poco lusinghiera di una delle stelle azzurre, Giorgio Chinaglia, accusato di avere una vita privata poco trasparente e molto torbida. Tutti questi ingredienti confezionarono un pre partita molto movimentato, che diede una spinta motivazionale in più a tutti i giocatori che scesero in campo in quella piovosa notte autunnale.

Un primo tempo di lotta

I capitani Moore e Facchetti, insieme all’arbitro Lobo

Il commissario tecnico degli inglesi era l’esperto Alf Ramsey, che scelse di affidarsi alla vecchia guardia per infliggere una sconfitta ai vice-campioni del mondo in carica. La fascia di capitano venne affidata all’eterno Bobby Moore, colui che alzò la Coppa del Mondo del ’66. Dall’altra parte Ferruccio Valcareggi voleva sfatare uno dei veri tabù degli azzurri, vincere in casa degli inglesi, impresa mai riuscita fino a quel momento. Per riuscirci si affidò a un attacco con Chinaglia e Riva, supportati dalla classe di Gianni Rivera. Al fischio d’inizio, la pioggia batteva fitta sul terreno di gioco, mentre gli inglesi provavano fin da subito a imporre un ritmo frenetico al match, tuttavia controllato dagli azzurri non senza qualche affanno. Zoff si mostrava impenetrabile, specialmente quando con un grande intervento fermava a mani aperte la staffilata dell’ala Currie, mentre Chinaglia e Riva due formidabili contropiedisti, seminavano il panico nella retroguardia inglese. Col campo sempre più pesante, la pressione degli inglesi diventava molto più ossessiva, sfiorando il gol con Bell, con un rasoterra che si spegneva a lato della porta difesa da Zoff. Il primo tempo terminava con gli inglesi all’attacco, senza però trovare il vantaggio.

Capello batte Shilton

La seconda frazione di gara ricominciava nello stesso modo, con gli inglesi arrembanti e gli italiani chiusi e pronti ad affacciarsi con il contropiede. Col cronometro sempre più imperante, sugli spalti si cominciava a spingere con grande entusiasmo le offensive britanniche, tanto che Madeley e Bell, rischiavano più volte di bucare la porta dell’estremo difensore azzurro. Verso la metà del secondo tempo, Chinaglia sfiorava il gol con un gran colpo di testa che veniva deviato da Shilton, ma l’episodio chiave fu quello del minuto quarantadue della ripresa: Capello prendeva palla dalla propria metà campo, se la portava avanti e l’appoggiava a Chinaglia. Il centravanti scattava bene, evitando l’intervento di Mc Farland e, compiendo un dribbling, calciava forte verso il centro dell’area di rigore. Shilton si oppose come poteva, a mani aperte, a quel punto sul pallone si avventava Fabio Capello, che aveva seguito l’azione, e dopo un riuscito aggancio depositava la sfera alle spalle del portiere inglese con un tocco leggero.

La prima volta degli Azzurri

Nei minuti finali l’Italia si chiuse senza lasciar scampo agli inglesi. Al triplice fischio gli azzurri vincevano per la prima volta in terra di Albione, un successo ottenuto con le unghie e con i denti, dopo una grande battaglia, epica quanto quella del 1934. L‘uomo della partita fu Fabio Capello, il suo gol violò la fama di Wembley e diede un colpo a tutta l’Inghilterra, che molti anni dopo lo accoglierà proprio come commissario tecnico, anche se questa è un’altra storia. Quella piovosa notte l’Italia si prese una rivincita, dimostrando come gli allievi potessero superare i “maestri”, mentre Bobby Moore non indossò mai più la casacca dei “tre leoni”, chiudendo di fatto un ciclo mitico per l’Inghilterra.

Leggi anche: Le lacrime di Gazza: triste simbolo dell’Inghilterra ad Italia ’90

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