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lunedì 6 Dicembre 2021
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The Great Escape: come il Torquay United venne salvato da un cane

6 ' di letturaI dolci pendii verdi, rigogliosi e vitali, floridi di alberi bassi e in salute. Le file di case dai colori chiari, qualcuna nuova altre vecchie di secoli, che spuntano dai colli come funghi avidi del sole tiepido che fa capolino tra le nubi. Il consueto porticciolo turistico, sovrastato dalla guglia della antica cattedrale. Gli stormi di gabbiani, che accompagnano la vita della città con quello stridio acido che non si sa come riscalda sempre il cuore. Il mare, placido nel suo incedere costante, che lambisce la costa senza fretta.

Se non fosse per qualche cliff di troppo, sembrerebbe di star parlando di un qualsiasi paesino della Costa Azzurra. Invece siamo a Torquay, una cittadina sulla Manica a cui gli inglesi amano affibbiare il titolo di “English Riviera”, sperando in qualche modo di elevarla al rango delle più (giustamente) quotate località degli eterni rivali francesi. Per carità, di qua dallo stretto in pochi penserebbero di andare a fare una vacanza al mare in Inghilterra, ma i britannici nei loro modi un po’ “autarchici” ne sono innamorati, soprattutto sapendo che in questo luogo di mare nacque più di un secolo fa Agatha Christie.

Torquay, nonostante le sue apparenze poco british, rimane pienamente nello spirito inglese. Questo vuol dire che il weekend il cuore degli abitanti batte per una sola ragione: il football. In Marnham Road, lontano dagli occhi indiscreti della parte più turistica della città, sorge il Plainmoor. Lo stadio dove vive le sue faticose giornate nelle divisioni inferiori della Football League il Torquay United, ovviamente soprannominato The Gulls, i gabbiani. In questo stadio quasi centenario migliaia di poveri diavoli, vecchi e giovani, ricchi e poveri, soffrono nel guardare la squadra andare su e giù per le scale del calcio senza riuscire a trovare un posto fisso, possibilmente sui gradini più in alto.

La città di Torquay

Col Torquay United non ci si annoia mai

I tifosi del Torquay United si riconoscono sicuramente da un aspetto: non hanno il cuore semplicemente forte, è veramente d’acciaio. Proprio come in un romanzo della Christie, la trama della storia è sempre complicata, il finale non è mai scontato, ma sicuramente non ci si annoia. Non che dalle parti del Plainmoor sia passato del gran football, anzi i Gabbiani non sono mai andati in prima divisione in tutta la loro centenaria esistenza. Ma di salite e discese, di promozioni sudate e retrocessioni fulminee, le tribune del vecchio stadio ne hanno viste a decine.

Giusto quest’anno, quando manca una giornata alla fine della Vanarama National League, il Torquay ha ottenuto l’accesso ai play-off per tentare la risalita in League Two. Manca dal professionismo da ben 7 anni. Ma non sono degli habitué della vetta: nei sei anni precedenti non hanno mai superato il quindicesimo posto, lottando sempre per non retrocedere ulteriormente e salvandosi spesso ai play-out.

La fortuna dei cardiologi della zona sta proprio qui. Se si va a tracciare un grafico delle prestazioni dei Gabbiani, facciamo degli ultimi 30 anni ma si può allargare il discorso anche fino agli anni ’80, non c’è mai stata una stagione di pace. Una, che sia una in cui riescono a tenere una tranquilla metà classifica. O sono in cima, di solito a sorpresa, oppure come spesso capita li trovi a lottare nella fanghiglia degli ultimi posti.

Con questo tipo preciso di nomea, non è difficile immaginare con quale nomea è diventato famoso il club: The Great Escape. Di salvezze rocambolesche ce ne sono state tante, ma questo nickname prende spunto da un episodio particolare. Tutto nasce da quello che succede alla fine della stagione 1986/1987. Siamo al Plainmoor, ed è una storia del cane che salverà il Torquay United.

Plainmoor, lo stadio del Torquay United

The Great Escape

9 maggio 1987. Il Torquay United si appresta a giocare l’ultima giornata di campionato della League Two, ospitando al Plainmoor il Crewe Alexandra. I Gabbiani hanno avuto una stagione a dir poco sottotono: la squadra non gira, il livello è basso e la porta avversaria sembra stregata ogni maledetta partita. La corsa a evitare l’ultimo posto è un affare a tre tra il fanalino di coda Burnley, il Torquay e il Lincoln City, divise l’una dall’altra da un misero punto. C’è però un particolare diverso rispetto al solito relegation saturday: proprio da quest’anno chi arriva ultimo retrocede direttamente, perché non c’è più possibilità di essere re-elected.

Dire che i tifosi sono pessimisti è quasi menzognero. Sono pronti alla disfatta. La rosa non sembra molto fiduciosa, anche perché il Crewe è di livello superiore a loro. Accolti dai tipici stridii dei gabbiani, i 22 giocatori scendono sul campo duro e secco spazzato dalla brezza marina. Dopo venti minuti di gioco il Crewe è già avanti 2-0, e i tifosi del Torquay iniziano ad arrabbiarsi sul serio. Se la squadra dovesse finire fuori dalla League Two, rischierebbe seriamente di andare in bancarotta.

Parte dei fan inizia a divellere le strutture dello stadio. Ringhiere, pali di ferro, parti di tribuna, in campo inizia a finirci di tutto. Così la polizia fa il suo ingresso, già allertata visto lo stato di tensione pre-match, e decide di portare con sé un aiuto su quattro zampe. Dei magnifici esemplari di alsaziani vengono portati al guinzaglio a lato del campo, davanti la tribuna dove i facinorosi si fanno più sonori ogni minuto che passa.

All’inizio del secondo tempo il terzino destro Jim McNichol accende però un lume di speranza nella giornata stranamente assolata di Torquay. Servito da una punizione sul limite dell’area, il suo tiro trae in inganno il portiere avversario ed entra in porta. Il 2-1 sembrava impossibile fino a pochi minuti prima, ora c’è una possibilità di salvarsi. Infatti il Lincoln City sta avviandosi a una sonora sconfitta, così basterebbe un misero punto per evitare la retrocessione diretta.

Il terzino del Torquay United McNichol

I Gabbiani seguono un unico piano di gioco: palla avanti e si cerca alla rinfusa di segnare. Chiaramente non sortisce alcun effetto, se non quello di spazientire ancor di più i presenti. Si entra negli ultimi cinque minuti di partita. Il pallone torna ancora una volta indietro, verso la difesa del Torquay. Scivola veloce verso l’out di destra, mentre proprio McNichol lo rincorre fino alla linea laterale. Lì fermo a sorvegliare la folla inferocita c’è però John Harris, un agente di polizia che ha al guinzaglio il suo amato cane Bryn. La sfera rotola proprio tra i piedi del poliziotto, e il giocatore non riflette molto sulle sue azioni. Si avvicina e prova a prendere il pallone.

Il cane fa il cane, e morde pesantemente McNichol. Un taglio profondo si sviluppa sulla coscia destra, che lo tiene a terra per quattro lunghi minuti. Tutti i giocatori si avvicinano al terzino steso sul prato, mentre sugli spalti i tifosi non hanno idea di cosa sia successo, a parte coloro che hanno assistito increduli al fatto davanti ai loro occhi. I Gulls hanno già fatto la loro sostituzione poi, così rischiano di rimanere in dieci. Così McNichol si fa bendare la ferita, e annuncia di voler continuare a giocare. Zoppicando vistosamente si riposiziona sulla fascia destra e la partita ricomincia.

Le lancette annunciano velocemente la fine dei tempi regolamentari, così il guardalinee alza la tavoletta: 4 minuti di recupero, esattamente quelli necessari per curare McNichol. Il Torquay prova in tutti i modi a tirare verso la porta, si porta avanti con tutti gli effettivi. Con pochi secondi rimasti sul cronometro, un centrocampista del Crewe dà però di matto. Prende palla nei pressi della sua area e invece di spazzare decide di giocare a terra. Sbaglia però il passaggio, che finisce tra i piedi della punta dei Gulls che quasi incredula trafigge il portiere. Il Torquay United ha incredibilmente pareggiato.

La partita finisce praticamente qui. I tifosi invadono completamente il terreno del Plainmoor, giubilanti e senza apparente ricordo dell’ira soffocante provata fino a poco tempo prima. La polizia non può far nulla che ritirarsi, compreso il buon John Harris sempre seguito dal fido Bryn. I pochi che ancora hanno le radioline all’orecchio sentono poi notizie ancora migliori: il Lincoln City intanto ha perso per 3-1, così il Torquay United è ufficialmente salvo.

Chiaramente nessuno sa come sarebbe andata altrimenti, se il pastore tedesco non avesse visto come un assalitore il povero McNichol, ma già dopo poche ore tutti sapevano quello che era successo a Torquay: un cane aveva salvato dalla retrocessione la squadra locale. Tutti felici e contenti, a parte proprio McNichol. Il terzino verrà suturato appena finita la partita, con ben 17 punti e fortunatamente nessuna conseguenza a lungo termine. Giocherà ancora per anni, ma la sua legacy sarà per sempre questa. Essere il protagonista de The Great Escape, il primo dei numerosi salvataggi che messi in mostra dal Torquay United.

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