17.9 C
Londra
venerdì 24 Maggio 2024
Home Storie in the box The boxing day massacre

The boxing day massacre

Cronaca di un pazzesco boxing-day a Sheffield nel 1979

5 ' di letturaE’ il giorno di Santo Stefano del 1979. A Sheffield, “Father Christmas” ha indossato il costume rosso sopra la tuta da operaio, assieme alla sua renna Rudolf che preferisce il carbone alle carote. Il ceppo acceso alla vigilia di Natale brucia ancora nei caminetti, e come da tradizione, un pezzo andrà conservato per l’anno successivo.

Adesso è tempo di Boxing Day.

E’ il giorno della solidarietà. Della beneficenza, della carità. Della scatola per gli altri. Dai singoli cittadini, alle aziende, alle parrocchie. Tante, innumerevoli versioni, per rappresentare in sostanza, la volontà di rinsaldare legami sociali e generazionali, continuamente messi a rischio dalle circostanze. Perché la crisi presto arriverà anche qui. In quel momento se ne sentono solo i primi sintomi. Ma intanto gli addobbi fanno bella mostra di se nei negozi, e le luci colorano i mercatini del centro.

Davanti alla Cattedrale di St. Peter and St. Paul, è costante l’andirivieni di persone.

Le radio passano la canzone dei Boney M. “Mary’s Boy Child”.

Qualcuno guarda l’orologio. Altri si stringono il colletto della giacca per il freddo. Parecchi tirano fuori una sciarpa della loro squadra. Tutti vogliono fare presto. Oggi si gioca il derby cittadino.

 

Presto, maledizione, troppo presto. Sheffield Wednesday- Sheffield United, si giocherà alle dodici per timore d’incidenti. La città dell’acciaio era stata costretta a rimettere la sveglia anche per le feste comandate.

Senso di marcia nord, verso Hillsborough, verso la tana delle Owls.

In quel dicembre 1979 i due club di Sheffield sono nello stesso campionato di terza divisione.

La solita misera minestra per chi da sempre vorrebbe ambire a piatti più gustosi, ma che poi trova irrimediabilmente buoni e affascinanti anche quelli della cucina povera delle categorie minori. Un paradosso strampalato, che questa volta entrambe le società vogliono fortemente togliersi di dosso. Lo Sheffield United di Harry Haslam è primo in classifica, e il Wednesday di Jack Charlton insegue, non troppo lontano in quarta posizione.

Nessuno vuole perdere. Chiaro. Nella scatola da offrire ai loro tifosi ci deve essere solo la vittoria.

La Spion Kop è un mare verticale di onde bianco-blu che si rifrangono sul bagnasciuga del terreno di gioco. Dall’altra parte la maggior parte dei sostenitori delle blades, cantano e si agitano nel ripostiglio basso della Leppings Lane End. Oltre 500 poliziotti fanno fronte a una folla di quasi cinquantamila persone.

Nei rigorosi palazzi post bellici di Sheffield gli alberi di Natale si accendono e si spengono nella solita intermittenza infinita.

Qualcuno pensa a un nuovo film sul dissenso e la rabbia giovanile.

Le pozzanghere si specchiano sul cielo grigio, steso come un enorme sudario sulla città senza lasciare apparire orizzonti diversi.

Era dall’aprile del 1971 che non si ripresentava uno Steel City Derby. Anche allora si era giocato a Hillsborough, e quella volta era finita a reti inviolate. I tifosi più anziani ricordavano ancora la gara disputata a Bramall Lane l’8 settembre 1951 dove lo United aveva spennato le civette con un perentorio 7-3.

La tensione durante la settimana fu alta e sfociò negli spogliatoi. Incontrollabile, sguaiata. Nessun saluto, le strette di mano sono un affare per signorini. Ci si guarda in cagnesco e partono minacce.

Il difensore scozzese dello United John McPhail, si volge verso Terry Curran dello Wednesday e lo avvisa di romperlo al primo contatto utile. Si accende un principio di rissa. Il corpulento centravanti delle Owls, John Lowey, interviene fra i due intimando battaglia. Tony Kenworthy compagno di reparto di McPhail rincara la dose.

E’ una polveriera. L’arbitro deciderà di gettare la moneta nel tunnel davanti ai capitani Mike Pickering e Mick Speight. Nel chiuso dello stadio si decise così la fatidica assegnazione di “palla o campo”.

Alla fine entreranno nel boato della folla. Il terreno di gioco, la corsa, i cori, un ritorno di lucidità mentale, e la tensione fortunatamente si allenta.

La partita inizia tranquillamente. Il campo è pesante, gli errori sono frequenti.

Al 36° minuto del primo tempo, la svolta: Ian Mellor raccoglie la palla sul vertice sinistro della mezzaluna dell’area di rigore, e insacca un tiro all’incrocio dei pali da 25 metri, sul quale Derek Richardson non può veramente nulla. Lo United ferito reagisce, e prima dell’intervallo andrà vicinissimo al pareggio ma Bob Bolder salverà tutto, prima con l’aiuto della traversa, poi respingendo il tiro a botta sicura di Barry Butlin.

Nella seconda parte di gara la collisione fra il centrocampista Jeff King e Mike Speight, costringerà quest’ultimo a uscire dal campo in barella, e a questo punto il pendolo del match oscillerà, decisamente verso le Owls.

McCulloch centra per l’accorrente Curran che segna di testa in tuffo. E’ la rete simbolo di questo Boxing Day. La sua esultanza inginocchiato in segno di sfida verso i tifosi avversari sotto la loro porzione di stadio, raccolse offese, minacce, ingiurie, e chissà, forse più delle 300 sterline che l’attaccante guadagnava settimanalmente…

Un minuto dopo, le marcature diventano tre, grazie a King che mette dentro da distanza ravvicinata. Poi quasi allo scadere, in un clima già di festa per i padroni di casa, Mellor lancia in velocità Curran, che viene atterrato in area. Il penalty sarà perfettamente convertito nel quarto goal da Mark Smith.

Tre quarti di Hillsborough è in delirio, in festa.

Quelli delle blades si sentono come le vittime di un abuso, in seguito non avranno un ricordo preciso di quello che è successo, solo una serie di brutte immagini che ogni tanto riaffiorano senza preavviso.

La partita rappresenterà un punto di svolta. Lo Sheffield United accusò il colpo e non riuscì più a mantenere le prime posizioni della classifica, mentre la squadra di Charlton pur con qualche imbarazzo finale salì di categoria piazzandosi al terzo posto della graduatoria, con il riccio e baffuto Terry Curran da Kinsley, capocannoniere del torneo, depositario di ventidue centri.

Il fine gara fu molto meno movimentato. Si sentivano solo le civette cantare “Hark now hear the Wednesday sing”. Mentre nell’altro spogliatoio lo United restò in religioso silenzio.

Forse affilavano le lame per la prossima volta…!

42,353FansMi piace

LEGGI E COMMENTA

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Articoli Correlati

Condividi: