12.3 C
Londra
martedì 3 Ottobre 2023
Home Storie in the box Sol Campbell, la dura vita da novellino nello spogliatoio degli Spurs e...

Sol Campbell, la dura vita da novellino nello spogliatoio degli Spurs e quell’esordio da sogno

L'apprendistato del colosso di Plaistow in quel di Londra: calcioni, panchine umide e un indimenticabile debutto.

4 ' di letturaGli anni nelle giovanili, qui a White Hart Lane, passano in fretta. Sono cresciuto tecnicamente e mentalmente, ma una cosa continuo a fare imperterrito: dominare l’aria. Le mie prestazioni sono convincenti, a tratti soverchianti, tanto da convincere il coach della prima squadra a farmi allenare con loro. Cazzo che emozione! Per me è un sogno che diventa realtà… arrivare al campo e poggiare il borsone vicino a quello di Nick Barmby, veder sfrecciare Darren Anderton a pochi metri da me, dover marcare stretto Teddy Sheringham per cercare di fermarlo e fare una bella figura … davvero non riesco a crederci. E poi ci sono loro… i mestieranti della difesa, gente dura e pura che ne ha prese e date tante, loro sì che possono spiegare cosa significhi fare il difensore in Inghilterra.

Sono mesi in cui imparo a fare il giocatore di calcio: Neil Ruddock e Steve Mabbutt, con la loro aria bruta, oltre a rifilarmi tanti calcioni, mi insegnano i trucchetti del mestiere, la cui importanza uno sbarbatello come me ignora totalmente. A loro piace il mio atteggiamento: incasso i colpi, molti, e seguo fedelmente il loro esempio. “Sii convinto del tuo potenziale, ma non eccedere mai in presunzione”, diceva mio padre. E così faccio, osservo e mi impegno, in allenamento verso fino all’ultima goccia di sudore. Il duro lavoro paga sempre. Così arrivano anche le prime convocazioni. All’inizio colleziono una quantità innumerevole di fredde e umide panchine… ma che meraviglia gli stadi gremiti, il tifo caldo, i cori, le pinte di birra agitate in aria.. tutto per ventidue scatenati che scendono in un rettangolo verde. Ma la bellezza del calcio è proprio quest’aura di irrazionalità che ammanta l’aria della Domenica, e che ci rende follemente innamorati di questo sport.

5 Dicembre 1992. In una notte gelida giochiamo in casa col Chelsea. Io, come al solito, mi metto buono in panchina, convinto che quello sarà il mio cantuccio per novanta minuti. Bella squadra loro, ci schiacciano e comandano il gioco, tanto che vanno avanti due reti a zero. A un certo punto però accade l’imprevedibile. Coach Venables si volta verso la panchina e mi guarda: “Veloce Sol, scaldati”. Non capisco niente di quello che mi sta dicendo, o forse non ci credo. “Hai bisogno di una mano Sol? Muoviti, tra poco tocca a te!”. Schizzo fuori dalla panchina come un fulmine e inizio a scaldarmi: fanculo lo stretching, ho in testa un turbinio di emozioni che non riesco a gestire, sto per esordire in Premier! Dopo pochi minuti mi chiamano dalla panchina, il cambio si fa. Mi butta dentro al posto di Nick (Barmby), lui giocava in mezzo, io ormai mi ero abituato a giocare dietro e non pensavo minimamente di poter entrare in mediana. Per un istante mi dico “ecco adesso farò una figura pietosa, entro fuori ruolo contro questi che ci stanno facendo neri”. Poi mi calmo, ricordo che non ho nulla da perdere, ma tutto da guadagnare: devo solo pensare a giocare, a godermi l’esordio respirando il profumo dell’erba. Pochi minuti in cui dare tutto.

Ad un certo punto ricevo un filtrante da Nayim. Sono spalle alla porta, non so minimamente come muovermi, tento uno scarico sulla fascia ma esce un passaggio orribile che viene intercettato dal terzino avversario, il quale però grazie a Dio rinvia frettolosamente. Così la palla finisce tra i piedi di Dean Austin, che effettua un lancio in area senza troppe pretese, se non fosse che Pat Sinclair va completamente a gallina, e il pallone se lo ritrova addosso Sheringham. Io ero ancora fuori posizione, ma vedo aprirsi un varco nella loro retroguardia, allora seguo l’istinto, mi allungo in avanti in una sorta di inserimento, timido, senza crederci neanche più di tanto… Teddy mi ha visto e con un gran pallone mi mette davanti al portiere. Con la coda dell’occhio lo riesco a vedere, mi pare una montagna… e ora che faccio? L’agitazione sta per prendere il sopravvento, ma prima che mi si blocchi interamente l’arto sinistro riesco a calciare. Faccio partire una conclusione debole, tremendamente brutta.  La tocca, la sporca, la rallenta, ma la sfera si avvia lentamente verso la riga di porta. Due secondi che sembrano un’eternità, ma è goal!

Realizzo che il pallone ha varcato davvero la linea. Non so cosa fare, come festeggiare, l’unica cosa che mi viene in mente è correre veloce e saltare di gioia. Alla fine perdiamo 1-2, ma poco importa, per me è un giorno indimenticabile. L’indomani i tabloids sono piuttosto critici nei confronti della prestazione della squadra, a detta loro di positivo c’è soltanto il mio debutto. Io, dal canto mio, so perfettamente di non aver fatto ancora un bel niente. Del resto il calcio è ricco delle storie di giovani esordienti promettenti; io voglio diventare più di una meteora, più di un astro nascente consacrato al dimenticatoio. E per farlo c’è un’unica via: work hard.

Anche perché questo è uno sport che ti mette a dura prova, fisicamente sì, ma soprattutto mentalmente. Le cose infatti per noi non vanno troppo bene, la classifica è quella che è, pertanto nessun allenatore in un momento come questo si sente di puntare su un giovane talentuoso. Meglio l’usato sicuro in questi casi, così si dice. Lo capisco, del resto sono un novellino, pedalo e continuo a farmi il culo. Il duro lavoro paga sempre. Finalmente la musica cambia quando in panchina arriva Osvaldo Ardiles, una divinità da queste parti. Mi piace, e anche io a lui. Sfortunatamente Austin si fa male, non vorresti mai prendere il posto di un compagno perché si infortuna, ad ogni modo a me è toccato così. Il coach mi sposta terzino destro per sopperire all’assenza, mi piacerebbe di più giocare da centrale, ma che fai rifiuti un’occasione del genere? Niente affatto. Una volta entrato nell’undici titolare, non ne sono più uscito sino alla fine della mia carriera.

42,353FansMi piace

LEGGI E COMMENTA

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Articoli Correlati

Condividi: