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sabato 2 Marzo 2024
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Quando i lupi sbranarono la Honvéd: Wolves campioni del mondo

3 ' di letturaSe ti chiami William Wright – Billy per gli amici – e il 25 novembre 1953 ti trovi a Wembley, sappi che potresti aver vissuto giorni migliori. Sei uno dei giocatori più rappresentativi della tua Inghilterra e stai per sfidare l’Ungheria di Ferenc Puskas, una nazionale totale che da un po’ di tempo se ne va in giro per l’Europa e prendere a pallonate gli avversari di turno. Solo che voi no: non è possibile. Voi siete gli stramaledetti fondatori del gioco del calcio. Non possono mica battervi. Rimedieranno una lezione con gli ammennicoli e se ne torneranno guaendo nel buco da cui sono venuti.

Bella cosa, l’immaginazione. Ti fa accarezzare imprese impossibili, proponendole come passeggiate di salute. La distanza tra le parole ed i fatti, tuttavia, non è mai stata un optional al quale puoi rinunciare con fare disinvolto. Finisce 3-6 per gli ospiti. A fine gara ti aggiri per il campo, lo sguardo trasecolato, tonnellate di lividi che fanno traffico nell’anima. Ma avrete la vostra rivincita. Andrete là da loro e gliele canterete a domicilio, dimostrando che è stato tutto un terribile equivoco. Infatti: a Budapest ne prendi addirittura sette.

Se sei ancora Billy Wright, a parte il fatto che hai tirato giù tutti i santi del paradiso, devi sapere che la vita ha un’altra occasione per te. Si dà il caso, infatti, che tu sia anche l’idolo, il capitano ed il leader carismatico del Wolverhampton Wanderers. Sì, c’avete preso: la statua di bronzo apposta all’ingresso del Molineux è proprio dedicata a lui.

Sta di fatto che, dopo aver trionfato in casa, i Wolves si sentono pronti a sfidare il mondo intero. Il carisma del resto non mente. Così come la selezione di sua Maestà, sono convinti di essere la migliore squadra di sempre. Per dimostrarlo lanciano una sfida internazionale: chiunque potrà presentarsi a casa loro per cercare di batterli. Il club che ci riuscirà verrà dichiarato il più forte del mondo.

Al Molineux arrivano la nazionale Sudafricana, il Celtic Glasgow, il Racing Avellaneda, il First Vienna, lo Spartak Mosca e il Maccabi Tel Aviv. Perdono tutti, meno che gli austriaci, che riescono a pareggiare. Non basta però per poter alzare lo scettro. Proprio quando sembra che non ci siano avversari degni, ecco però che una lettera gela il sangue: “Raccogliamo il vostro invito. Siamo la Honvéd Budapest“. Bene, ma non troppo bene, se consideriamo che in quella squadra ci sono almeno cinque nazionali dell’Ungheria che ha preso a picconate per ben due volte le convinzioni dei tre leoni. E, ovviamente, uno di loro è l’inarrestabile Puskas.

Se però esiste un tratto connaturato al popolo britannico – bisogna dargliene atto – è la capacità di non darsi mai per vinti. Una forza misteriosa e atavica che intride l’animo e lo sospinge nei momenti più tetri. Proprio come in questo match. Il 13 dicembre 1954, davanti a 55 mila persone, i Wolves vanno sotto 0 – 2. Lo stadio è ammutolito. Un’altra terribile onta si profila. I lupi però decidono di reagire e bersagliano la porta degli ungheresi, ma il portiere Farago risponde con riflessi ai limiti del blasfemo.

Dalla possibile disfatta al trionfo: il pubblico assiste allo scontro tra titani al Molineux

Si va al riposo. Il Wolverhampton sa che in palio c’è l’onore già trafitto di un’intera nazione. Che sta giocando per un popolo intero. Ora servono rabbia buona e raziocinio. Al rientro in campo i lupi attaccano, ma senza mai prestare il fianco a ripartenze mortifere. Il branco pazienta, circoscrivendo la preda dentro un perimetro angusto, indovinando già l’odore del sangue. Hancocks, un’ala piccola e leggera, sfonda. Livellato al suolo in area, si guadagna e trasforma il penalty che riapre la gara. Ora il match diventa un concentrato di spasmi.

Fino al 76′, quando il bomber di casa – Swinbourne – infila la rete che vale il pareggio. Le certezze ungheresi sembrano erodersi sotto una grandinata di morsi furiosi, forsennati. Ora Puskas e compagni iniziano a non capirci più nulla. I lupi si sono svegliati ed hanno ancora fame. Ad una manciata di minuti dal termine Smith lavora un pallone sulla sinistra e crossa in mezzo: capocciata in corsa di Swinborne, ancora lui. Fischio finale: 3-2. L’onore è salvo. La mitica Honvéd sbranata senza appello. Il Wolverhampton è ancora campione del mondo, come scriverà il Daily Mail.

Chi non è del tutto d’accordo, il giorno dopo, è l’inviato de “L’Équipe” Gabriel Hanot che argomenta: “Questa è stata solo una partita, ma deve essere presa in considerazione l’idea di un torneo europeo per squadre campioni nazionali”. Senza saperlo, i Wolves hanno appena suggerito l’invenzione della Coppa dei Campioni: LEGGI QUI

 

 

 

 

 

 

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Paolo Lazzari
Paolo Lazzari
Giornalista

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