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Newcastle-Sunderland 0-2: il più importante Tyne-Wear derby di sempre

8 ' di letturaTyne and Wear è una delle contee più settentrionali d’Inghilterra. Affacciata sul freddo Mare del Nord, è popolata da coriacei individui abituati alla fatica del duro lavoro di fabbrica o di porto. Infatti è una roccaforte secolare del Partito Laburista, tanto che uno dei suoi distretti (South Shields) è l’unico in tutta la nazione a non aver mai eletto un deputato del Partito Conservatore dal 1832 ai giorni nostri. Genti abituate a parlare agli stranieri con la stessa confidenza riservata alle loro madri, dagli accenti talmente diversi da risultare lingue a sé stanti, venerano una sola e unica religione: il football.

I due club più importanti della contea appartengono ovviamente ai due centri più importanti: Newcastle upon Tyne e Sunderland. 19 miglia separano le due città nate rispettivamente sui fiumi Tyne e Wear, ma non sembrano bastare per contenerne la storica rivalità. Le contese sul commercio del carbone sono datate tardo 1500, ma il picco dell’animosità si raggiunge durante la Guerra Civile che assorbe il regno nella prima metà del secolo successivo. Newcastle era apertamente schierata a favore del Re, visto che questo aveva assegnato proprio alla città sul Tyne il passaggio dei carichi di carbone, quindi Sunderland divenne strenua roccaforte dei Parlamentaristi. Ma così a nord nel paese la minaccia più grande per i Lealisti erano le scorribande dell’esercito scozzese. Niente poté salvarli prima da una cocente sconfitta militare a Marston Moore, poi dall’assedio e la conquista di Newcastle e degli altri castelli sul Tyne, e gli scozzesi vennero sempre aiutati dalle truppe fedeli al Parlamento provenienti da Sunderland.

L’odio furente tra le due città calò di tono solo allo scocco della rivoluzione industriale, quando divenne evidente che c’erano margini di crescita importanti per entrambe le zone. Così l’animosità da sempre presente tra Newcastle e Sunderland dovette trovare altri spazi in cui sfogarsi, e quando alla fine del secolo iniziò a spopolare questo nuovo gioco in cui due squadre si sfidano calciando un pallone, subito le ostilità vennero nuovamente aperte. Il primo match disputato tra le due risale al novembre 1887 in FA Cup. 2-0 netto per il Sunderland. Da quel giorno giocheranno altri 155 match, e la situazione è in perfetta parità: 53 vittorie a testa e 50 pareggi.

Nella storia della rivalità, chiamata Tyne-Wear Derby, molte partite sono state vissute come scontri campali e vere e proprie battaglie per la supremazia territoriale del Nord Est. Newcastle contro Sunderland, Geordies contro Mackems, Magpies contro Black Cats. Entrambe le città hanno le loro firm che hanno fatto parlar di sé durante gli anni dell’hooliganismo e purtroppo anche dopo. Ma quella che è considerata la partita delle partite, il derby più importante mai disputato tra le due, si è giocato senza la loro interferenza. Datato 16 maggio 1990, al St. James Park di Newcastle si gioca il ritorno delle semifinali play-off di Second Division.

La stagione 1989-1990 è andata abbastanza bene per le squadre del Nord East. Nessuna delle due ha una rosa molto forte, ma entrambe brillano nel reparto avanzato. La coppia d’attacco del Sunderland è chiamata affettuosamente dai tifosi G-Force, composta da Eric Gates e Marco Gabbiadini (inglesissimo, nessuna parentela col nostro Manolo): un duo ben assortito, dove l’esperienza e la classe di Gates si mettono al servizio della velocità e intraprendenza del giovane Gabbiadini. Per le Magpies invece gioca Micky Quinn, paffuto capocannoniere della Second Division arrivato solo da un anno al St. James Park ma già capace di segnare 34 gol in campionato. Non sono attaccanti famosi e di estremo successo, ma ben rappresentano il tipico bomber di provincia inglese di quegli anni. Così, dietro le inarrivabili Leeds United e Sheffield United, il Newcastle raggiunge tranquillamente la terza posizione grazie ai gol di Quinn. Il Sunderland fa un po’ più fatica, ma grazie a una seconda parte di campionato di livello riesce ad agganciare il treno dei play-off sedendosi nell’ultima piazza disponibile. Questo voleva dire che sarebbe stato nuovamente tempo di Tyne-Wear Derby.

I due precedenti stagionali hanno regalato due pareggi, un incolore 0-0 e un leggermente più interessante 1-1. Ma il chiaro favorito è il Newcastle, che è arrivato sei punti avanti la rivale nonostante abbia tirato il freno qualche giornata prima della fine del campionato. L’andata si gioca a Sunderland, al vecchio Roker Park, e come previsto le Magpies attaccano a spron battuto senza però riuscire a trovare la via del gol. Quando la partita sembra avviarsi verso l’ennesimo pareggio dell’anno, proprio all’ultimo minuto di gioco, un tiro del Newcastle salvato a porta ormai vuota dal difensore nigeriano Agboola si trasforma velocemente in un contropiede per i Black Cats. La palla arriva con un lungo lancio a Gabbiadini che scatta dentro l’area e viene atterrato. È rigore per il Sunderland. Dagli undici metri si presenta il terzino sinistro Hardyman, a difendere la rete il veterano portiere quarantenne John Burridge. Budgie più di una volta si era dichiarato il miglior estremo difensore d’Inghilterra, ma in questa occasione mantenne la sua promessa e con uno scatto felino (nonostante la stazza imponente) riesce a bloccare il piattone sinistro di Hardyman. Burridge si affretta a bloccare la sfera a terra dopo il rimpallo, mentre il terzino del Sunderland si avventa su di lui. Hardyman non ci pensa due volte, e nonostante non ci siano possibilità di riguadagnare il controllo della palla sferra un calcione in faccia al portiere. Budgie non rimane troppo a terra, e ne promette di cotte e di crude all’avversario, ma nel frattempo l’arbitro ha già espulso Hardyman. La partita rimane sullo 0-0 fino al fischio finale, e la promozione si decide a Newcastle.

Sono passati solo tre giorni dalla partita d’andata. Il Sunderland arriva da una striscia da sei vittorie di fila in trasferta, e il Newcastle ha capito che i derby non seguono le normali logiche del campo da football. Non sempre la squadra migliore ha la meglio. St. James Park straripa di tifosi, la pressione nelle due città eterne rivali è alle stelle. Il tempo a Newcastle è quello classico del Nord East, freddo e accompagnato da uno strato uniforme di nubi che scaricano pioggia, perfetto per ospitare novanta minuti di battaglia. Il campo è mezzo, il pallone si alza poco se fatto rimbalzare e sono già presenti le classiche striature fangose a centrocampo e davanti le due porte. Si preannuncia una vera partita di football inglese, dove a farla da padrone saranno cattiveria agonistica e poche occasioni da gol. Il Sunderland scende in campo con magliette a maniche lunghe blu, il Newcastle con la classica divisa bianconera. L’arbitro è George Courtney, che si sarebbe dovuto ritirare l’anno prima ma ha ottenuto un’estensione. È uno dei più importanti referee del decennio appena finito, e saltella sul campo dando l’impressione di avere tutto sotto controllo.

Pronti via e partono i primi interventi ruvidi, le prime scalciate lontano dalla palla. Courtney non fischia molto, lascia volare il gioco che è composto più che altro da veloci verticalizzazioni e lanci a superare il centrocampo. È evidente che il terreno di gioco anche volendo non avrebbe potuto sostenere un lento fraseggio di una delle due squadre, quando metà del manto erboso è ridotta a fanghiglia dove il pallone si alza casualmente. Dopo pochi minuti proprio una veloce azione del Newcastle sulla destra vede un cross finire a Marc McGhee, compagno di reparto di Quinn. Stop di petto e tiro di esterno sinistro ben eseguiti portano però solo a un palo esterno. Quello che sembra iniziare come un altro match dominato dai bianconeri prende una piega inaspettata. Una rimessa laterale da metà campo trova Gabbiadini che alza un lob verso l’accorrente centrocampista Gary Owers, nativo di Newcastle. Quest’ultimo si esibisce in una sforbiciata aerea simile a quella mostrata splendidamente da Paolo di Canio qualche anno dopo con la maglia del West Ham, e riesce a servire Gates a centro area per il più facile dei gol. Al 15′ il Sunderland passa in vantaggio, e ora ci vogliono due reti al Newcastle per passare il turno.

La partita diventa ancora più dura. I giocatori passano tanto tempo in corsa quanto a terra nel fango, dopo aver subito un duro intervento o aver provato a tranciare qualche gamba avversaria con tackle efferati. Ma la reazione del Newcastle non arriva, ed è ancora Owers ad andare vicino al raddoppio prima con un buon tiro da fuori area e successivamente con un’incursione che lo porta a due metri dalla porta di Burridge, ma il suo tentativo è debole e centrale e il vecchio portiere riesce a respingere. Quando la palla arriva in area le mischie che si creano sembrano più quelle del rugby, con corpi che si lanciano a intercettare tiri verso la porta e continui batti e ribatti. La frustrazione dei padroni di casa cresce, grazie anche a un intervento importante del portiere del Sunderland sempre su McGhee, e un tifoso riesce a superare il cordone di polizia per farsi un giro del campo. Nulla di cui preoccuparsi, e le squadre vanno al riposo sul risultato di 0-1.

La luce naturale cala decisamente al rientro dagli spogliatoi, e i riflettori ora illuminano completamente St. James Park. La ripresa incomincia esattamente come era finito il primo tempo: passaggi sbagliati, possesso scambiato continuamente dalle due squadre, scontri individuali in ogni parte del campo pieni di colpi duri e scivolate da codice penale. Le azioni pericolose non sono mai costruite dal basso, provengono sempre da rinvii verso la metà campo avversaria e condizionate da un controllo sbagliato dai difensori poco dotati tecnicamente o da un rimpallo nel fango poco calcolabile. Le occasioni per il Newcastle sono ancora meno importanti di quelle della prima fazione nonostante alzi il baricentro della squadra sempre più avanti. Il Sunderland si fa schiacciare tranquillamente in difesa, consapevole che Owers e Gabbiadini sono una minaccia temibile sui veloci contropiedi dei Black Cats. Son proprio loro due ad avere le migliori occasioni per chiudere la partita, e a cinque minuti dalla fine arriva finalmente il raddoppio. Con ormai solo i centrali difensivi stabilmente a coprire Burridge, la G-Force è libera di giocare a suo piacimento. Un pallone da sinistra finisce a Gabbiadini che serve Gates e scatta in area. Il veterano centravanti stoppa e chiude l’uno-due che manda Gabbiadini in porta. Budgie non esce dai pali e l’attaccante del Sunderland può piazzare facilmente il pallone in porta sotto la curva dei tifosi ospiti.

Sono proprio i “tifosi” a diventare a questo punto i protagonisti della contesa. Mentre il match si avvia alla sua conclusione, dalle tribune del St. James Park iniziano a scendere centinaia di persone. La seconda invasione della partita è molto più animata, con alcuni giocatori malauguratamente vicini alla corsa degli infuriati sostenitori del Newcastle che si prendono anche dei colpi, per fortuna senza alcuna conseguenza. La curva ospite inizia a subissare di insulti gli invasori di campo che subito si muovono subito verso i rivali. La polizia forma presto un cordone protettivo, mentre con calma e determinazione l’arbitro fa rientrare le squadre negli spogliatoi. Il Sunderland inizia a temere di subire un rinvio della partita, ma Courtney rassicura il capitano dei Black Cats: dopo tanti anni di carriera ad alto livello non sarebbero stati quattro teppisti a impedirgli di finire la partita, a costo di chiudere lui lo stadio alle due del mattino. Così dopo venti minuti la polizia riesce a pulire il campo dai facinorosi e le squadre possono ricominciare il match per disputare i due minuti scarsi rimanenti. Al fischio finale la scena è surreale: il Sunderland scappa subito verso gli spogliatoi, con il solo Gabbiadini che si ferma con un piede già nel tunnel per mandare un saluto ai tifosi in festa. Anche i giocatori del Newcastle si muovono verso l’uscita dal campo, ma di nuovo dagli spalti iniziano a scendere in campo altri fan che vanno a chiedere conto della deludente prestazione della squadra, anche se adesso sono meno e più calmi. Nonostante uno spettacolo indegno della tifoseria di casa, il risultato rimane: il Sunderland si qualifica alla finale play-off per tornare in First Division.

Il finale di questa storia è ancora più ingarbugliato. Il Sunderland perderà la finale contro lo Swindon Town allenato da Ossie Ardiles, che porta il suo stile sudamericano sui campi di Second Division facendo sfracelli. Ma la dirigenza dello Swindon era da tempo sotto inchiesta per parecchi illeciti finanziari, e nonostante la promozione sul campo la squadra viene retrocessa d’ufficio in terza divisione. Solo in appello la condanna sarà attenuata con la permanenza in Second. A passare in prima divisione allora son proprio i Black Cats, dopo un’ulteriore battaglia legale con il Newcastle (che in veste di terza classificata in campionato aveva fatto ricorso), ma il viaggio in prima classe dura solo un anno. Le Magpies invece trovano proprio da una delle sconfitte più importanti della loro storia lo spunto per risalire la china, grazie al passaggio di proprietà a John Halls e l’appuntamento di Kevin Keegan come tecnico succedendo proprio ad Ardiles. Arriveranno la promozione in First Division, diventata Premier League, le corse per vincere il titolo, le stagioni in Champions League. Per molti anni a seguire saranno proprio i bianconeri a dominare il North East.

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