Jesper Blomqvist: “Casper” alla conquista del Treble

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Ci sono carriere incredibili che non coincidono mai con la conquista di un trofeo prestigioso, ce ne sono altrettante in cui la fortuna ci mette lo zampino per farti essere nel posto giusto al momento giusto, tanto da farti alzare al cielo addirittura un Treble davvero inaspettato. È quello che è accaduto a Jesper Blomqvist, esterno sinistro svedese, che nel 1998-1999 è stato uno dei preziosi elementi del Manchester United che ha vinto tutto, seppur con un ruolo da comprimario.

I rifiuti a Ferguson

A dire il vero Sir. Alex Ferguson ha sempre avuto un debole per il biondo mancino, dopo esserne rimasto folgorato durante i mondiali di USA 94, quando la Svezia riuscì ad arrivare fino alle semifinali. Al termine della rassegna a stelle e strisce, il tecnico dello United alzò il telefono per portarlo in Inghilterra, ma il nativo di Umeå non si sentiva ancora pronto per un’esperienza all’estero, preferendo continuare a presidiare la fascia sinistra del Goteborg. Nel 1996 le strade di Ferguson e Blomqvist si incrociano sul campo, grazie a una sfida europea tra il suo Manchester e gli svedesi del Goteborg. Il coach dello United rimane ancora una volta stregato dall’avversario, provando nuovamente a lusingarlo per portarlo in Inghilterra, ma senza esito, perché l’intenzione di quest’ultimo era quella di andare in Italia, precisamente al Milan.

A Milano Blomqvist non si ambienta, non brilla e anzi viene soprannominato dai tifosi “Casper” come il famoso fantasmino del grande schermo, o pinguino biondo. Infatti, lo svedese in campo è timido, non aggredisce gli spazi, tira indietro la gamba quando serve e complice un Milan tra i peggiori dell’era Berlusconi, vive un’annata da incubo. Galliani lo scarica subito al termine del 96/97, ma Blomqvist non fatica a trovare un’altra casa in Italia, al Parma. Rispetto a Milano, le cose in Emilia vanno meglio, anche se di certo non si può parlare di fuochi d’artificio, ma tanto basta per riattivare la curiosità di Sir Alex Ferguson, che nell’estate del 1998, dopo quattro anni di corteggiamenti, riesce finalmente a portare a Manchester il nazionale svedese.

Un’annata da incorniciare

Sbarcato a Manchester per 4,4 milioni di sterline, Blomqvist ricopre il ruolo di vice Giggs, ma questo non gli impedisce di raccogliere ben 25 gettoni di presenza con una rete all’Everton, nella vittoriosa trasferta al Goodison Park per 4 a 1. Alla fine dell’anno viene premiato con la medaglia al collo come vincitore della Premier League. Nella finale di FA Cup vinta contro il Newcastle, scende in campo come sostituto, e anche stavolta torna a casa con una medaglia. Nel famoso atto conclusivo della Champions League giocato al Camp Nou di Barcellona contro il Bayern Monaco, lo svedese parte come titolare. Sfiora il gol, ma al 67′ esce dal campo per lasciare spazio a Teddy Sheringham, che sarà uno dei protagonisti della rimonta dei Red Devils. Anche in questo caso il palmarès si arricchisce di un’altra prestigiosa onorificenza. Tutto quello che si poteva vincere è stato vinto, in un’annata davvero memorabile. Tuttavia, durante il 1998/99 lo svedese è stato protagonista del famoso asciugacapelli di Sir Alex Ferguson, una sfuriata così veemente da riuscire pettinare i capelli dei suoi giocatori: “L’ho subito una o due volte, all’epoca non era così divertente. Dopo un po’ ti rendevi conto che lo faceva per il bene della squadra. Il mister dimostrava così la sua passione”.

L’infortunio e il declino

Un grave infortunio al ginocchio lo mette KO per le due stagioni successive, nelle quali non riesce più a indossare la maglia dei Red Devils. Nell’estate del 2001 il suo contratto scade e viene lasciato libero dal Manchester United, ciò nonostante Sir Alex Ferguson chiama Walter Smith, allenatore dell’Everton, per consigliargli di dare una possibilità all’esterno svedese. Quindi, Blomqvist si trasferisce a Liverpool, ma non riesce più a entrare in condizione, tormentato dai continui problemi fisici. Dopo 15 presenze lascia il Goodison Park e prova un’avventura al Charlton Athletic, che non va oltre i 3 gettoni in Premier League. A quel punto scatta l’idea di tornare in patria, al Djurgarden, ma le noie fisiche non lo abbandonano neanche per un singolo istante. Nel 2005, a 31 anni, lascia il calcio giocato con un palmarès davvero invidiabile. Oggi, dopo aver provato la strada dell’allenatore, gestisce una pizzeria sull’isola svedese di Lidingo. L’Italia gli ha insegnato la cultura del cibo, ma l’Inghilterra sarà per sempre la terra in cui i sogni diventano realtà, grazie a un magico Treble con la maglia del Manchester United.