I 10 migliori assistman nella storia della Premier League

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Sul tabellino resta scritto il nome di colui che insacca il pallone in rete… Ma questo è soltanto l’effetto tangibile di una causa ben più nobile, nata dai piedi di un assistman. Che cos’è il genio? E’ fantasia, intuizione, velocità d’esecuzione. Così scriveva Mario Monicelli in “Amici Miei”… Tre componenti che cuciono il perfetto vestito alla definizione di uomo assist. La fantasia nel plasmare una traiettoria, l’intuizione nel pensare che si aprirà un dato spazio o che un compagno farà un certo movimento ed ultima, ma fondamentale, la velocità nel concretizzare tale fantasia ed intuizione: una frazione di secondo, prima che il varco aperto si richiuda, ed una buona idea non possa trasformarsi in una grande giocata.

Al termine di una stagione lunga e travagliata, che ha visto Kevin De Bruyne eguagliare il record stagionale di assist (ben 20) di Thierry Henry, abbiamo deciso di spulciare le statistiche della massima serie inglese e vedere quale fosse la top ten dei piedi maggiormente incisivi ed ispirati in Terra d’Albione.

10) Teddy Sheringham: 76 assist in 418 presenze.

Una vita tra Londra e Manchester, passata a sfornare assist e gonfiare la rete. Il centravanti scuola Millwall era il tipico attaccante che all’apparenza non rubava nulla, ma che si è rivelato costantemente e tremendamente decisivo nel corso della sua carriera. In area di rigore ogni pallone vagante aveva un legittimo proprietario, pronto ad insaccarlo alle spalle dell’estremo difensore di turno, ancora in cerca di capire dove sarebbe carambolata la sfera… Così Teddy ha cambiato le sorti di una finale di Champions al cardiopalma… Per conferma chiedete ad Oliver Kahn. Invero classificare Sheringham semplicemente come mattatore delle palle sporche e temibile colpitore di testa sarebbe quantomeno riduttivo. Oltre ai suoi 289 goal da professionista, ed a figurare come il marcatore più anziano della Premier League, sono da evidenziare i 76 assist forniti in carriera, che lo proiettano al decimo posto di questa graduatoria. I numeri non lasciano spazio ai dubbi nel raccontare di Teddy Sheringham come di un calciatore completo.

9) David Beckham: 80 assist in 264 presenze.

Per Becks il rapporto tra presenze e passaggi vincenti è semplicemente mostruoso. Cresciuto e diventato uomo sotto la guida di Sir Alex, il ragazzo con la 7 sulle spalle ha incantato Old Trafford per 8 anni con traiettorie astrali ed una visione del gioco semplicemente futuristica, prima del chiacchieratissimo trasferimento ai Galacticos. All’ombra del Teatro dei Sogni è entrato nella leggenda come uno dei membri della class of ’92 che ha trascinato lo United sul tetto del mondo, scrivendo una delle più belle pagine di sport dell’epoca recente. Il suo modo di calciare il pallone prima o poi dovrà esser elevato a patrimonio UNESCO… ed è uno scandalo che ancora non sia stato fatto!

8) James Milner: 84 assist in 534 presenze.

L’emblema dell’abnegazione e della duttilità tattica. James Milner non rappresenta soltanto un esempio di professionalità, tenacia e mentalità vincente. E’ giustamente ricordato per i suoi polmoni inesauribili e grande generosità… ma per chi se lo fosse dimenticato, ha anche un buon destro in grado di mettere i compagni in condizione di esultare. E pare non essere affatto intenzionato a fermarsi!

7) David Silva: 90 assist in 301 presenze.

Se il Manchester City, alla tua dipartita, decide di tributarti una statua vuol dire che hai lasciato un segno davvero importante, se non indelebile. Il folletto di Arguineguin ha disegnato calcio e geometrie imprevedibili per dieci lunghe stagioni nella Grande Manchester; il suo mancino sublime e la sua frequenza di passo, mista alla tecnica nello stretto, lo hanno reso l’icona del calcio ispanico 2.0 trapiantato in Terra d’Albione. Un calciatore totale, nato come esterno ma con i piedi di un regista, tanto da esser indistintamente impiegato in più zone, viste le soverchianti capacità tecniche, con eccellenti risultati. Il suo soprannome porta seco la magia delle sue giocate: lo chiamano Merlino.

6) Steven Gerrard: 92 assist in 504 presenze.

Parlare di Stevie G significa più o meno nominare Dio in quel di Anfield. La sua è la storia di un semplice uomo, anzi un ragazzo, divenuto simbolo di una tifoseria, o meglio di uno stile di vita (l’essere Reds), grazie al sudore, alle gesta ed al talento riversato sul campo. Gerrard è stato uno di quei giocatori che ha contribuito a segnare un netto punto di rottura nella ferrea distinzione tra centrocampista e giocatore offensivo… Per quale motivo non poteva essere possibile fare entrambe le cose, e farle bene? Il numero 8 dei Reds è stato un animale da campo, a cui non mancava praticamente niente: fenomenale in fase d’interdizione, mentalmente d’acciaio, con una sovrumana capacità di incidere in fase realizzativa (sia da fuori area che in inserimento) ed anche decisivo in zona assist. In poche parole, la rappresentazione del calciatore totale.

5) Dennis Bergkamp: 94 assist in 315 presenze.

L’eleganza applicata al calcio. The non flying dutch, così soprannominato dai supporters dei Gunners per la paura matta di volare tanto da richiedere personalmente di recarsi in trasferta via terra, Bergkamp ha paradossalmente volteggiato e danzato leggiadro sulle punte per ben undici stagioni alla corte di Arsene Wenger. 183 cm che fanno a pugni con la grazia con cui era in grado di esprimersi in campo: l’olandese ha formato con Thierry Henry una delle coppie più spettacolari e devastanti che, ancora oggi, sovvengono alla memoria degli appassionati di questo sport. Tanti goal segnati ma altrettanti deliziosi palloni serviti ai compagni, che avevano l’unico e semplice obbligo di depositarli in rete.

4) Frank Lampard: 102 assist in 611 presenze.

“Il calcio nel sangue”.La genia dei Lampard, infatti, ci racconta di uomini votati al calcio ad alti livelli; Frankie ha però superato ogni aspettativa ed ogni pronostico genetico, entrando a suon di goal ed assist nell’olimpo dei centrocampisti migliori di sempre, quantomeno in Terra d’Albione. La sua completezza tecnica e la sua compostezza da lord formano l’iconografia del centrocampista totale. Frank è stato il simbolo e l’idolo di Stamford Bridge per tredici anni, in cui ha cantato e portato la croce, perennemente in prima linea, tanto nei successi quanto nelle sconfitte. Un mistero che non sia ancora stato nominato professore ordinario di inserimenti all’Università del calcio.

3) Wayne Rooney: 103 assist in 401 presenze.

Che fosse un predestinato fu chiaro nel momento stesso in cui ebbe a calcare per la prima volta il palcoscenico della Premier. Nato come un irriverente ed infallibile cecchino, nel corso della carriera ha dimostrato un ampio repertorio, accettando poi, per devozione alla causa dello United e nei confronti di Ferguson, di snaturare le sue animalesche e devastanti capacità da mattatore d’area per mettersi al servizio della squadra, giocando qualche metro indietro e diventando una sorta di regista offensivo, dalle qualità indiscutibili. Classe e sacrificio, che forse gli è costato qualche record infranto in meno, ma lo hanno consegnato alla gloria eterna dalle parti di Old Trafford.

2) Cesc Fabregas: 111 assist in 350 presenze.

Approdato in Inghilterra poco più che ragazzino, ne è uscito come professore della mediana. Ad appena 16 anni e 177 giorni diviene il più giovane esordiente nella storia dei Gunners, ma non sarà ricordato soltanto per questo, anzi. Il tirocinio presso due totem come Gilberto Silva e Patrick Vieira è un incentivo, ma la qualità è tutta racchiusa nei magici piedi del centrocampista catalano. In una manciata di gare, ad un’età insospettabile, prende in mano le pesanti chiavi del centrocampo di Highbury (e poi dell’Emirates) con una naturalezza ed una personalità disarmanti. Il marchio di fabbrica sono i passaggi filtranti e i dialoghi nello spazio. Alzare il pallone? No, troppo volgare. Lascia l’Arsenal per il Barcellona, per poi far ritorno in Inghilterra, questa volta con la maglia del Chelsea (scatenando l’ira dei tifosi Gunners). Fabregas continua a disegnare calcio ed evangelizzare in mezzo al campo, giocando pur sempre ad alti livelli, ma senza toccare le vette di poesia raggiunte con la casacca dei Gunners. Le statistiche sono la pacifica rappresentazione di un profeta in mezzo al campo, di colui che vede le cose un secondo prima degli altri, e gioca con la tranquillità di chi le ha da sempre sapute.

1) Ryan Giggs: 162 assist in 632 presenze.

Al secolo Ryan Joseph Giggs, un’ala che ha tracciato un solco non solo nella sua adorata fascia sinistra, ma anche nella storia del calcio. Un simile concentrato di atletismo, tecnica, inventiva, concretezza e sagacia tattica non si ripeterà probabilmente mai più. Giggs, con le gesta sul campo, è andato oltre a quella che nell’immaginario collettivo era la rappresentazione dell’ala perfetta. Il 4-4-2 è un modulo noioso? Andatelo a dire a chi ad Old Trafford ha visto giocare Ryan e Becks. Il gallese è rimasto fedele alla causa dei Red Devils per 25 lunghi anni, ricchi di successi e traguardi storici. Non è stato solamente una delle stelle di una potenza calcistica, ma l’incarnazione della perfezione fatta ala sinistra. Sublime il suo incunearsi nelle difese avversarie, incantevoli le parabole scodellate per i compagni dalla sinistra, encomiabile il suo sacrificio e le corse per la causa. I 162 assist elargiti, con ben 51 giocate di distacco dal secondo occupante di questa graduatoria gloriosa, lo rendono il re indiscusso dell’ultimo passaggio in Terra d’Albione.