Gaizka Mendieta al Boro: dal calcio alla consolle, da centrocampista a deejay

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Tra le luminose stelle del calcio mondiale di fine anni ’90 e inizio nuovo millennio, ce n’era una dalla luce ancora più chiara delle altre, quella di Gaizka Mendieta. Il centrocampista basco è stato capace di stregare il mondo intero con la maglia del Valencia. Capelli biondi a caschetto, velocità e tecnica, freddezza dal dischetto, per un paio di stagioni è stato eletto centrocampista dell’anno della Champions League. La sua stella però si è spenta prima delle altre, smettendo di brillare dopo le parentesi infelici di Lazio e Barcellona. Il cambio di rotta però poteva essere l’avventura nel nord-est dell’Inghilterra, firmando per una squadra ambiziosa, il Middlesbrough. A conti fatti questa scelta sarebbe stata fondamentale per la sua vita, ma non per come uno si sarebbe potuto aspettare.

Il Boro non era di certo nuovo a questo tipo di colpi di mercato, tante stelle del calcio internazionale, ben prima di Mendieta avevano accettato di sbarcare al Riverside, tra cui Ravanelli, Juninho, Ince, Boksic e Karembeu, solo per fare alcuni nomi. Quando il 29enne di Bilbao arriva in prestito annuale nell’estate del 2003, la platea di Middlesbrough si infiamma, e lo spagnolo in conferenza stampa non si nasconde dietro a formalismi, presentandosi così: “Il Boro avrà completato il miglior affare della loro vita se tornerò al livello in cui ero durante il mio periodo a Valencia e questo è quello che intendo fare”. Anche Steve McLaren, allenatore del Middlesbrough è entusiasta dell’acquisto e delle qualità del giocatore“Abbiamo lavorato molto duramente e battuto molti altri club per portare al Middlesbrough un giocatore di altissima qualità. Mi sono imbattuto in Gaizka molte volte nelle competizioni europee quando ero al Manchester United e lui era al Valencia. Era senza dubbio uno dei migliori giocatori d’Europa in quel momento. Era così bravo che la Lazio ha pagato quasi 30 milioni di sterline per lui”.

Il problema è che Mendieta i livelli di Valencia, non li raggiungerà più. Nella sua parentesi ad Albione non inciderà quanto avrebbe voluto e potuto, eccezion fatta per il primo anno, dove riesce anche a vincere la Coppa di Lega al Millenium Stadium contro il Bolton per 2 a 1. Lo spagnolo è uno degli artefici del primo trofeo del Middlesbrough in oltre 120 anni di storia. Nella seconda stagione però avviene il dramma, quando a ottobre 2004 il Portsmouth gioca al Riverside, e in uno scontro fortuito con Patrick Berger, Mendieta si distrugge il legamento del ginocchio. L’intervento chirurgico lo tiene fuori per tutta la stagione. Nelle annate seguenti, McLaren lo mantiene in squadra seppur i problemi fisici e muscolari lo frenino e lo collochino per lo più ai box, facendogli perdere anche importanti momenti, come la cavalcata in Coppa Uefa fino alla finale contro il Siviglia, poi vinta dagli spagnoli per 4 a 0. Il basco si ritira dal calcio nel 2008 con la maglia del Boro addosso, in modo un po’ malinconico. Tuttavia grazie a questa avventura calcistica si innamora dell’Inghilterra che non lascerà più, lanciandosi in una nuova carriera.

Parallelamente al calcio, Mendieta vive con passione il mondo della musica, principalmente quella elettronica e da club, dedicandosi al mestiere del deejay, già quando vestiva la maglia del Valencia. Nel pieno della sua carriera calcistica, andava a suonare in incognito nei locali della città spagnola, camuffandosi con cappellino e occhiali da sole. Quando poi si trasferisce al di là del Canale della Manica, scopre un nuovo mondo e una cultura musicale che lo ispira e lo coinvolge profondamente. La realtà dei club e delle discoteche inglesi diventano i suoi nuovi Camp Nou, Stadio Olimpico e Santiago Bernabeu, i riflettori della consolle sono i suoi nuovi fari da stadio. Il basco si diverte e ha successo suonando la sua musica, tanto da incrociare nuovamente il mondo del calcio quando si esibisce a San Siro durante la cerimonia di apertura della finale di Champions League del 2016. Un altro modo di vivere una finale di Coppa Campioni, dopo le due perse contro Real Madrid e Bayern Monaco ai tempi di Valencia. Alla Gazzetta dello Sport ha dichiarato: “La passione per la musica mi ha sempre accompagnato, insieme a quella per il calcio. Dopo aver smesso di giocare ho avuto l’opportunità di farlo sempre di più. Ho fatto il deejay prima nei piccoli club, poi ho iniziato a fare i festival internazionali, anche a Londra: è diventato qualcosa che mai avrei pensato che avrei fatto dopo la carriera da calciatore. Mi piace tanto, me la godo, e c’è anche gente a cui piace”. Non è mai troppo tardi per cambiare vita, Mendieta lo insegna e ringrazia il Boro e l’Inghilterra per avergli arricchito il bagaglio culturale e per averlo lanciato nel mondo della musica a pieno merito.