Fabricio Coloccini, un elegante a Newcastle

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Prima di David Luiz c’è stato, in Premier League, un altro leggendario Telespalla Bob.
Provenienza? Argentina, Córdoba per l’esattezza.
Siamo ai piedi delle Sierras Chicas, nel centro del Paese, a circa 700 km da Buenos Aires.
È qui che nasce, alla fine di Gennaio del 1982, il protagonista della nostra storia.
Al secolo Fabricio Tomás Coloccini, detto “Colo”.
183 cm per 79 kg. Difensore elegante e fisicamente molto forte, con un gran senso della posizione. Praticamente insuperabile nel gioco aereo e con buone doti anche in fase realizzativa.

I primi passi da calciatore li muove lontano da casa, sulle coste dell’Atlantico. Lì dove il pallone è pane quotidiano.
Stagione 1998/1999. Lui ha appena 17 anni e adesso, dopo una breve parentesi con la maglia dell’Argentinos Juniors, la casacca che indossa è quella dei migliori. Quella del Boca Juniors, per intendersi, che quell’anno vince il campionato di Apertura.
Con la casacca azul y oro, Coloccini segna un gol in due presenze.

Visto e piaciuto. Silvio Berlusconi, folgorato, lo acquista a peso d’oro per il suo Milan.
Mister Zaccheroni però, con cui il Patron di Arcore non legherà mai, relega il giovane difensore argentino ai margini del progetto. Troppo acerbo, troppo disordinato e troppo bambino, secondo lui.
Il Milan lo rispedisce a casa, in prestito al San Lorenzo de Almagro. San Lorenzo che, quell’anno, vince il torneo di Clausura anche grazie alle buone prestazioni del suo centrale con i riccioli.

Il ragazzo, stavolta, sembra davvero pronto per l’Europa.
I rossoneri, ancora detentori del cartellino, lo mandano in Spagna. Alavés, Atlético Madrid e Villareal. Fa benissimo ovunque. Col sottomarino giallo, addirittura, vince la compianta Coppa Intertoto dividendo lo spogliatoio con un giovanissimo Pepe Reina e con il poco prolifico José Mari.

Il Diavolo, nell’estate del 2004, lo richiama a Milano.
Tutti, all’inizio, sono certi che quell’anno Coloccini disputerà una grande stagione. Tutti tranne Carletto Ancelotti che, scettico, inarca il suo leggendario sopracciglio.
A Gennaio, chiuso da mostri sacri come Maldini, Nesta e Jaap Stam, ha sul conto appena 5 presenze.
Una in campionato, una in Champions e tre in Coppa Italia.
Un po’ poco per un prospetto come lui. Un prospetto che, da titolare inamovibile, in estate vince addirittura l’oro olimpico presidiando la difesa dell’Argentina di Tevez e D’Alessandro.
Nel Milan le porte sono chiuse e, a 22 anni, cambiare aria è un’esigenza.

Durante il mercato invernale, approda al Deportivo la Coruña. In Galizia rimane tre stagioni, diventando una certezza nella linea difensiva dei bianco-blu.
Per la consacrazione, però, è necessaria un’ulteriore sfida.
Nuovi stimoli, nuove opportunità.
Nell’estate 2008, finalmente, arriva l’occasione giusta.
È il Newcastle di Kevin Keegan.

La prima stagione in Inghilterra, per il Colo, è più che positiva. Lo è meno per le Magpies, che quell’anno cambiano ben sei allenatori e retrocedono disastrosamente in Championship.
Quando tutti gli altri abbandonano la nave che affonda, però, Coloccini rifiuta tutte le offerte e sceglie di rimanere anche in cadetteria. Insieme a lui pochi altri reduci, tra cui Joey Barton ed il bomber di cristallo Alan Smith.
Grazie a loro, l’obiettivo promozione è centrato al primo colpo. Campionato domato e dominato. Il Newcastle torna nel calcio che conta, dove merita di stare.


Nonostante la promozione, tuttavia, quelli sono anni bui.
Le Magpies arrancano nella parte medio-bassa della classifica e, in tutto questo, c’è solo una certezza. È una certezza dalle movenze eleganti, ha i boccoli e indossa la maglia con il numero 2 cucito sulla schiena.
In mezzo a quel mare in tempesta, infatti, in difesa impera Fabricio Coloccini da Córdoba, ormai idolo indiscusso dei tifosi del St James’ Park.
A Newcastle rimane per 8 stagioni, durante le quali diventa capitano, faro e guida della squadra bianconera.
Nel frattempo, i numerosi infortuni e i problemi familiari lo fiaccano e gli tolgono la serenità necessaria per giocare ad alti livelli.
Nel 2016, martoriato dagli acciacchi, torna al San Lorenzo.
Ovviamente, però, i tifosi delle Magpies non dimenticano.