Diego Forlán: i primi difficili passi di un leader

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“Diego, wooah, Diego, wooah…he came from Uruguay, he made the Scousers cry”

Ferguson, si sa, nella sua lunghissima carriera ha fatto davvero pochi errori di valutazione. Ha svezzato intere generazioni di fenomeni. Ha vinto tutto, in Inghilterra e nel mondo, dando forma a squadre meravigliose e leggendarie. Non sbagliò neppure quando disse ai suoi fedelissimi di voler portare ad Old Trafford un giovane uruguaiano dai lunghi capelli biondi.

New Manchester United signing Diego Forlan stands with manager Alex Ferguson

Al secolo Diego Forlán Corazo, di professione attaccante. Sir Alex rimase folgorato dalle qualità del ragazzo e, nel Gennaio 2002, riuscì finalmente a far approdare “El Cacha” a Manchester. L’Independiente, di fronte a quasi 7 milioni di sterline, non poteva dire di no. Neppure se ad andarsene era uno dei migliori prospetti del calcio sudamericano. 22 anni, parecchi gol all’attivo ed un sensuale controllo palla con entrambi i piedi. Soprattutto, tantissimo carisma. Un’autorevolezza da leader navigato nonostante la giovanissima età. Con la maglia dei Diablos Rojos di Avellaneda, Forlán aveva già fatto capire di avere la stoffa. Da esterno d’attacco rientrava verso il centro e, letale, colpiva. Una sentenza.

All’inizio del nuovo millennio la vecchia disputa Falkland/Malvinas appartiene già al passato remoto, con i calciatori che ormai passano senza problemi da un paese all’altro. In realtà la direzione è sempre la stessa, dall’Argentina all’Inghilterra. Mai il contrario. Chissà perché, verrebbe da chiedersi. “Vae Victis“ dicevano i latini, guai ai vinti.

Ad ogni modo, nel caso di Forlán il passaggio allo United è pressoché obbligato. Dai Diablos Rojos ai Red Devils. Non poteva che essere così. Una settimana dopo il suo arrivo in Terra d’Albione, “El Cacha” viene subito spedito in campo nella vittoria esterna contro il Bolton. È il settantacinquesimo minuto, e la squadra di Ferguson vince 3 a 0 grazie ad una tripletta di Ole Gunnar Solskjaer. Sir Alex, allora, decide di concedere la passerella d’onore al numero 20 norvegese e getta nella mischia il giovane uruguaiano. È una buona occasione per cominciare. Un debutto morbido, nonostante la trasferta.

Purtroppo per Forlán, però, Old Trafford è un’altra cosa. È un teatro maestoso e severo. I tifosi – all’epoca abituati ad applaudire i migliori del mondo – sono esigenti ed impazienti. Anche i più esperti tremano, perché lì si respira la gloria. Si tocca con mano la storia. La possibilità di suggestionarsi, quindi, è sempre dietro l’angolo. Colpisce tutti, soprattutto i più giovani. Forlán, che viene dall’altra parte dell’oceano, fa ovviamente fatica. Da Gennaio a Giugno gioca diciotto partite. Non segna neppure un gol. Zero reti. Per un attaccante, praticamente, è una maledizione. A Carrington cominciano a storcere la bocca. Ma Sir Alex, come sempre, ha tutto sotto controllo.

Stagione 2002/2003, si riparte. Il giovane Forlán gode ancora della fiducia del Boss. È il 18 Settembre, gara di Champions. Lo United ospita gli insidiosi israeliani del Maccabi Haifa. Dopo lo svantaggio iniziale, i Red Devils recuperano, passano in vantaggio e gestiscono bene la gara. “El Cacha” entra al minuto cinquantasei, per sostituire un Ryan Giggs non al meglio.

Finalmente, all’ottantanovesimo, c’è la liberazione. Verón lancia Forlán. L’uruguaiano viene anticipato da un difensore che, però, si allunga troppo la palla e stende David Beckham che sta arrivando in corsa da dietro. Calcio di rigore. I compagni, consapevoli dello psicodramma dell’attaccante sudamericano, gli lasciano oneri e onori della battuta. Ferguson, tranquillo, osserva la scena dalla panchina con un sorriso sornione. Vecchia volpe, sa già che Forlán non sbaglierà. Il ragazzo ha carisma. Diventerà un leader e sa prendersi certe responsabilità rimanendo freddo. Come sempre, Sir Alex ha tutto sotto controllo. Di rado fa errori di valutazione. E infatti, portiere da una parte e palla dall’altra. Forlán, finalmente, esulta. Adesso può davvero cominciare la sua storia con i Red Devils.

La pagina più bella, in particolare, la scriverà due mesi e mezzo dopo. Un vero e proprio orgasmo calcistico, di quelli che segnano una generazione di tifosi. È il 1 Dicembre 2002 e siamo ad Anfield, nella tana del nemico di sempre. “El Cacha”, complice anche un imbarazzante errore di Dudek, in tre minuti ammazza il Liverpool con un leggendario uno-due. Diego, wooah, Diego, wooah…he came from Uruguay, he made the Scousers cry”. Con una doppietta così, poco importa se alla fine la sua avventura a Manchester non sarà esaltante. Poco importa se, con l’arrivo della stellina Wayne Rooney, sarà costretto a fare le valigie per non ricoprire un ruolo da scomodo comprimario. Dopo un inizio tormentato, con una doppietta del genere Forlán si è guadagnato la leggenda.