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martedì 28 Giugno 2022
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Champions League femminile, il Chelsea fa festa a Monza. Vale ancora la pena snobbare le donne?

4 ' di lettura«È un altro sport. Non è divertente. Il calcio è tutta un’altra cosa». Il mondiale femminile di calcio del 2019 ha contribuito a far crescere l’ambiente, ma le obiezioni che vengono mosse nei confronti del calcio femminile creano (e continueranno a creare) infinite discussioni.

Il movimento in Italia è rimasto indietro anni luce, ma l’emrgenza Covid-19 ha permesso al nostro paese di respirare un po’ di area internazionale sul neutro di Monza, con la sfida tra Atletico Madrid e Chelsea valevole per gli ottavi di finale della Champions League femminile. Per la cronaca il match è finito 1-1, ma tra tecnica messa in campo e organizzazione al di fuori del terreno di gioco le riflessioni sono inevitabili. Due modi differenti, è vero, ma con alcuni punti di contatto che potrebbero diminuire notevolemente le distanze.

Champions League femminile, niente noia: il Chelsea vola ai quarti di finale

Siamo abituati a un altro tipo di calcio, è vero. Lo spettacolo però non è mancato di certo. Il Chelsea aveva già un piede e mezzo ai quarti di finale dopo il 2-0 rimediato all’andata, ma in campo so spettacolo non è mancato. Tantissima intensità, parecchia corsa e anche un bel po’ di giocate interessanti, come la ruleta di Santos al 33′: bel tiro verso lo specchio della porta, ma la spagnola non è riuscita a trovare il gol.

Le due reti del match sono arrivate nella ripresa: la prima su calcio di rigore, la seconda in pieno recupero. Ma l’1-1 finale non rende l’idea di quanto visto in campo: le due squadre hanno giocato a viso aperto senza esclusione di colpi. Le opportunità non sono mancate, anzi. Non vince nessuno all’U-Power Stadium di Monza – impianto scelto per far fronte alle richieste del Governo spagnolo -, ma nessuno si è annoiato. Inoltre bisogna anche dare una nota di merito all’atteggiamento delle calciatrici in campo: qualche protesta è arrivata, ma come spesso accade le simulazioni e le perdite di tempo sono state pari allo zero.

Chelsea Ladies, organizzazione da top club

Rimanendo in tema Premier League, un plauso va all’organizzazione del Chelsea. L’aria da top club si respira in ogni singolo aspetto, dai preparatori atletici allo staff che ha accompagnato le ragazze di Emma Hayes anche fuori dal campo. Professionalità e preparazione che purtroppo evidenziano due fattori importanti: il primo riguarda la mancata organizzazione e il gap con le compagini italiane, lontanissime dal modello femminile della Premier. Il secondo aspetto riguarda il modo di intendere uno sport in continua ascesa: il nostro paese è ancora lontanissimo dal creare un ambiente femminile – sì, tante collaboratrici occupano posti prettamente maschili – in uno sport ancorato saldamente alle tradizioni.

Champions League e calcio femminile, un movimento in continua evoluzione

Sin dalle prime battute è saltato all’occhio un modo differente di giocare, ma sul livello tecnico non ci sono distinzioni da fare: scambi nello stretto, giocate, schemi e ritmi elevati fino al 90′, nonostante il risultato acquisito da parte della squadra Blues. Negli ultimi anni, soprattutto con club abituati ai palcoscenici internazionali, il calcio femminile ha subito un’evoluzione notevole. La programmazione non manca, così come il riconoscimento del professionismo come accade in altri sport storicamente dedicati alle donne. Situazioni normali e che non dovrebbero fare notizia, ma che se paragonate al calcio femminile in Italia stonano parecchio. Per le Chelsea Ladies tutto ciò riguarda la normalità, per noi appare come qualcosa di straordinario.

Dirige Stephanie Frappart, l’arbitro passato alla storia

Per concludere in bellezza la direzione di gara del match di Champions League femminile è stata affidata a Stéphanie Frappart, arbitro francese già passato alla storia per essere stata la prima donna ad aver diretto un incontro europeo maschile. Direzione di gara impeccabile anche nella sfida di Monza, ma questa volta non fa notizia il genere, ma le decisioni prese sul terreno di gioco. A dicembre i titoloni non sono mancati dopo Juventus-Dinamo Kiev, ma viste le abilità non dovrebbe più destare curiosità la scelta di una donna come direttore di gara. Le differenze, spesso, si attuano proprio nelle situazioni che paiono meno significative. Ma non per questo meno importanti per il cambiamento generale.

Quanto conviene snobbare ancora il calcio femminile?

In Italia si sa, ci si muove con i propri tempi. I quarti di finale raggiunti dalla nazionale italiana nel mondiale hanno dato una spinta al movimento, ma c’è ancora moltissima strada da fare. Le società hanno iniziato anche a gettare le basi ma manca ancora l’interesse generale in grado di poter smuovere ancor di più le acque in un ambiente rimasto fermo per troppo tempo.

Il gioco mostrato dal Chelsea ha sottolineato una qualità superiore, distante anni luce da quello mostrato dalle ragazze azzurre. L’interesse non dovrebbe essere tradotto soltanto in denaro, ma anche in un movimento in grado di poter creare una determinata economia. Nuovi posti di lavoro per chi opera nel mondo dello sport, ma soprattutto ambienti sani in cui sviluppare – come spesso accade nella Premier League femminile – atlete in grado poi di competere ad alti livelli. Ma serve un cambio di passo notevole. Non nei tempi, ovviamente. Ma nella mentalità.

 

 

 

 

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Patrick Iannarelli
Nato in provincia di Latina, classe 1989. Amo il football inglese in tutte le sue forme, cerco di raccontare un po' di calcio per TuttoMercatoWeb.com.

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