Calum Davenport, dal campo alle coltellate al percorso verso Dio

L'ex difensore del West Ham, quasi morto dissanguato dopo un'aggressione in casa, ha trovato pace nella religione dopo la violenta interruzione della sua carriera

0

Otto coltellate agli arti inferiori, arteria femorale recisa e metà del sangue corporeo perso.
Da una parte è quasi un miracolo sopravvivere, dall’altra è la fine della carriera e l’inizio della nuova vita di Calum Davenport, arrivato ad un passo dalla morte dopo essere stato accoltellato in casa dal fidanzato della sorella la sera del 22 agosto 2009.
Forse non molti conoscono questa brutta storia famigliare, costata la carriera all’ex difensore di Coventry, Tottenham e West Ham ed Inghilterra Under21.
Ma cosa accadde veramente?
In quella maledetta serata si inaspriscono le tensioni famigliari a casa Davenport,  a Bedford, una quindicina di miglia a nord di Londra.
Calum, erculeo nel suo metro e novantatre, ha un alterco con la sorella Cara.


E’ l’ennesimo litigio tra i due, la tensione è latente a causa di una serie di comportamenti e decisioni intrapresi da Cara per via del suo compagno, che non ha estimatori in famiglia.
Tra i due volano parole grosse quando Cara gli comunica di essere di nuovo incinta.
Neanche l’intervento di mamma Kim riesce a stemperare la tensione.
Volano parole grosse e Cara cade per terra, accusando il fratello di averla colpita con una manata alla testa nonostante sia in stato interessante.
Pochi minuti dopo irrompe nell’abitazione Worrell Whitehurst, il compagno di Cara, che non cerca dialogo ma solo vendetta.
Quando Cara mi ha raccontato cos’era successo, mi sono promesso che Calum non avrebbe mai più giocato a calcio” confesserà Worrell in Tribunale davanti al Giudice.
L’intento è presto realizzato: il ragazzo entra in casa come una furia, forse in stato di alterazione (elemento però non riscontrato in sede processuale) non chiede neanche spiegazioni, impugna un coltello da cucina ed infligge otto coltellate agli arti inferiori del giocatore che crolla a terra in un lago di sangue.
La corsa in ospedale è disperata, l’arteria femorale della gamba destra è recisa al 90% ed in pochi minuti Calum ha perso metà del sangue contenuto nel suo corpo.
Un’operazione d’emergenza salva la vita a Calum ma la sua carriera sportiva è finita.
Troppo profonde le coltellate ricevute, impossibile, dopo numerose visite e controlli specialistici, tornare a giocare a calcio a livello professionistico.
Gianfranco Zola, al tempo manager del West Ham, invita Davenport ad allenarsi insieme ai compagni: un gesto nobile e generoso, ma il fisico di Calum ormai è compromesso irrimediabilmente, così come la sua psiche.
Poche settimane dopo, in accordo con il giocatore ed il suo agente, la dirigenza degli Hammers risolve il contratto di Davenport che esce, una volta e per sempre, dal mondo del calcio professionistico.


I sogni di una vita sono inceneriti, la trafila con le Nazionali Under è un ricordo, gli stadi e la vetrina della Premier League (in cui esordì a diciotto anni e cinque mesi in Coventry-Bradford nel maggio 2001) svaniscono per sempre.
Nell’estate 2010 la Luton Crown Court, nella persona del Giudice Michael Kay, condanna Worrell Whitehurst a sei anni di carcere per tentato omicidio e, contestualmente, proscioglie Calum dall’accusa di aver picchiato la sorella incinta.
Il Giudice nell’assolvere il giocatore definisce “deplorevole il comportamento di una persona che ha una vita privilegiata e che deve capire di essere, da calciatore, un modello per molti giovani“.
Davenport dopo qualche anno prova a ritornare in campo con i dilettanti del Wootton Blue Cross e dell’Elstow Abbey, ma la testa, come il fisico, non c’è più.
Nella primavera del 2015, al termine di Elstow Abbey-Cranfield United, viene arrestato (e rilasciato su cauzione) per aver aggredito un avversario al termine della partita dopo un violento diverbio negli spogliatoi.
Questo episodio è stato il punto di svolta della vita di Calum, cambiata grazie al percorso di avvicinamento a Dio.
E’ stato lo stesso ex giocatore, ad inizio 2019, a dichiararlo pubblicamente durante un’intervista per il programma God Stories Today (anche disponibile su YouTube).
Davenport ha raccontato di aver superato lo shock dell’aggressione, rinunciando al calcio che lui ha sempre amato, diventando timorato di Dio.
Questo è avvenuto dopo l’incontro con il Reverendo Richard Bache, che lo ha fatto sentire speciale e lo ha invitato a Plymouth per condividere la sua storia con diversi giovani, tra una seduta di allenamento ed una preghiera.
E’ bella la vita la vita da calciatore, piena di agio e benessere, ma c’è troppo egoismo: ora invece parlo con i giovani, ringrazio per ogni porta che mi viene aperta e dove posso portare il mio sorriso. Non sono mai stato più sereno e felice di così.
Quando cammino dentro una chiesa, capisco cosa conta per me davvero“.
Com’è cambiata la vita di Calum.