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giovedì 26 Maggio 2022
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Alan Shearer, il working class hero che mollò la mazza da golf per fare impazzire le difese e divenne icona di Newcastle

2 ' di letturaNel nome del padre, Alan. Un vezzo delle famiglie operaie inglesi alla fine degli anni Settanta, per scimmiottare affannosamente la nobiltà. Shearer senior glielo spiega netto: se proprio vuoi fare uno sport, quello deve essere il golf. Ché le mazze costano, i corsi di più, ma se diventi un asso sai che soldi porti a casa? Casa è un appartamento di mattoncini rossi che si staglia, in dissolvenza, nella pancia di un esercito di condomini messi giù in fotocopia. Sono 60 metri quadri nel bel mezzo di Gosforth, il quartiere povero di Newcastle. Un buco avido di storie di rassegnazione e speranza, cosparso di gente intenta ad appiccicare colazione e cena, in qualunque modo. Gente che i calli sulle mani c’hanno preso affitto, proprio. I ragazzi ricchi giocano a golf. E’ deciso: devi giocare a golf. Alan – quello piccolo – va al mercato delle pulci e rimedia due mazze appartenute a qualche era geologica prima. Per giocare, s’infila di sgamo nei club, quando è quasi orario di chiusura. Piazza qualche buca: è capace, non dice di no. Però c’è che questo ragazzo inglese fino al midollo è un torello. Tarchiato, robusto, compatto all’inverosimile. Uno che non lo sposti facile. E quando si mette a correre per tornare dal daddy, è un’autentica scheggia. Sgraziato, scomposto: come vi pare. Però dal miscuglio viene fuori una roba potente. Inarrestabile.

“Fammi provare il calcio, papà”. E’ la supplica di un figlio che si innamora ogni volta di nuovo, quando vede qualcosa che rotola. E il suo vecchio, straziato dall’insistenza di un martello pneumatico che ti crivella le tempie a domicilio, la mette a scommessa. Ti darò una sterlina se segnerai almeno un gol nella partita del campionato scolastico. Da esordiente, Alan Junior ne fa tre in tre minuti. Poi riscuote. Una sliding door costruita su misura, ecco cosa. Dopo la scuola comincia col calcio giovanile: tre stagioni allo Wallasend Boys Club e 150 gol. Lo potrebbe notare la squadra per cui fa il tifo, il Newcastle, ma se lo accaparra il Southampton, a 15 anni. Il 9 aprile del 1988 fa il suo esordio da titolare: tripletta all’Arsenal. Poi torna nel nord, al Blackburn: i suoi gol riportano il titolo in città dopo 81 anni. Quindi, finalmente, lo comprano i Magpies. “Da qui, posso giurarvelo, non me ne andrò più”.

Perché Alan Shearer ama la sua città. Adora la nebbiolina fine che si leva verso sera, quando i pub squarciano l’oscurità con le loro luci, oscillanti come quelle del porto dopo troppe pinte di birra. Ama anche il venticello freddo che ti lavora le tempie, fino a non farti conoscere più il confine tra bestemmia ed esultanza, ché quella è l’Inghilterra più profonda, e scusate se non vi rimborsiamo il biglietto. Così, quando l’avvocato Gianni Agnelli dirà: “Se gli piace il bianconero può venire alla Juve, abbiamo maglie più belle”, Alan alzerà sgraziatamente il braccio – come quando esulta in modo così arcaico, provinciale – e scuoterà l’indice per dire “No grazie, sto bene così”. Stesso disco con il Manchester United. Perché Alan Shearer sa che – di lì in poi – non vincerà mai più nulla. Ma sapete che c’è? Ad alcuni non importa. Tenetevi pure coppe e medaglie, che le braccia devono essere libere, per stringere la mia gente. Ed il cuore deve pompare orgoglio, fede e passione. Soltanto amici a Newcastle. Il bambino venuto da Gosforth – davvero – non sa proprio come si faccia a chiedere di meglio.

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Paolo Lazzari
Paolo Lazzari
Giornalista

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