5 stadi inglesi leggendari che nessuno può più visitare

0
5 ' di lettura

Nonostante i vecchi stadi dell’Inghilterra racchiudano grande fascino e una lunga storia, alcuni club non si sono fatti problemi nel fare tabula rasa della loro vecchia casa, in nome di una struttura moderna, confortevole e più funzionale, che poi tradotto significa che porti più introiti. Non ci sentiamo di condannare, è il nuovo che avanza, e in un’epoca nella quale ormai ogni società è a tutti gli effetti un’azienda, anche il calcio si deve adeguare. Giusto così, forse dal punto di vista del business, però indubbiamente i tifosi più nostalgici non possono che rimpiangere certi vecchi impianti, alcuni dei quali affondano le loro radici addirittura nell’età Vittoriana, e che trasudano (trasudavano) storia da ogni metro quadrato. Romanticismo contro progresso.

Esistono tre fasi che storicamente hanno accomunato quasi tutti gli stadi d’Inghilterra: i primi ampliamenti all’inizio del XX secolo, con l’aumentare dell’appeal del football; i restauri dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale; le ristrutturazioni nei primi anni ’90, a seguito del Rapporto Taylor, che dopo la strage di Hillsborough del 1989 impose nuovi standard di sicurezza, a partire dai posti in piedi che dovettero essere eliminati. Come già detto, per alcuni impianti è già scattata una quarta fase… quella della demolizione, per rinascere dalle ceneri più moderni, o, in alcuni casi, per essere convertiti ad altri utilizzi. Mettetevi comodi, vi portiamo a fare un tour virtuale indietro nel tempo, fra cinque stadi gloriosi del passato che non esistono più.

HIGHBURY

Costruito nel 1913 su progetto dell’ingegnere industriale scozzese Archibald Leitch – vero guru in materia di stadi – sorgeva nell’omonimo quartiere di Londra, distretto di Islington, affacciato su Gillespie Road. Lo storico impianto dell’Arsenal era considerato il salotto buono del calcio inglese, vuoi per le dimensioni contenute (al momento della demolizione poteva pspitare 38419 spettatori), vuoi per la sua facciata, che richiamava lo stile decò, e sulla quale si trovava lo storico orologio Clock End. A seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, nel 1951, durante i lavori di restauro e ripristino, i Gunners disputarono le partite di casa dentro… White Hart Lane. Già, proprio così, lo stadio degli arci rivali del Tottenham! Nel 2006 è arrivata la parola “fine” per Highbury, almeno per quanto riguarda il calcio. La squadra da quell’anno gioca nell’Emirates Stadium. Per la fortuna dei tifosi più romantici e nostalgici, la struttura esterna è stata in buona parte conservata, e l’iconico cannone, simbolo della squadra, è ancora al suo posto che fa bella mostra di sé. Il vecchio stadio è stato convertito in un complesso residenzziale di lusso, nel quale un bilocale costa circa 600 mila sterline, circa 880 mila euro!

BOLEYN GROUND

Il nome richiama subito la storia. Eretto nel 1904 da un progetto di Henri Pillipe Tiite Parker, la vecchia casa del West Ham prendeva il nome dal vicino castello dove aveva dimorato Anna Bolena, la seconda moglie di Enrico VIII. Proprio in onore alla madre della futura Regina Elisabetta I, all’ingresso dello stadio facevano da corinice due torri che richiamavano quelle di un castello. Torri che campeggiavano anche nel tradizionale stemma, prima del restyling figlio dei tempi moderni, che ha conservato i soli due martelli incrociati. Già, i martelli. La squadra degli Hammers – lo ricordiamo – è “figlia” degli operai dei cantieri navali della “Thames Ironworks”, che dettero vita alla storia del club. Siamo nel Newham, complicato quartiere nell’estremo est di Londra. I tifosi sono fieri e orgogliosi delle proprie origini, e il Boleyn Ground ha sempre avuto un ruolo centrale nella vita della gente. Normale dunque che per loro sia stato difficile abbandonarlo, anche se il nuovo Olympic Stadium è più moderno e più grande (60 mila posti a sedere contro 36 mila). Del vecchio impianto oggi non rimane più niente. Al suo posto sorge un complesso abitativo che ospita oltre 800 appartamenti. Solo il vecchio Hammers Club e un paio di murales sono a ricordare quella che è stata la storia della squadra locale.

WHITE HART LANE

Storia particolare, questa, di uno stadio che è sorto sopra un vivaio abbandonato, di proprietà di alcuni mastri birrai, su un terreno che era famoso per la crescita prodigiosa dell’erba. Ai primi proprietari degli Hotspurs deve essere sembrato il posto ideale, sul retro di un pub, esattamente in Bill Nicholson Way, nell’omonimo quartiere Tottenham a nord di Londra. Anche questo impianto, edificato nel 1899, porta la firma di Archibald Leitch, proprio come quello dei cugini dell’Arsenal. Fra le tantissime partite che ha ospitato nel corso dei suoi 118 onorati anni di servizio, rimane memorabile per la sua controversia quella del 1935 fra la nazionale inglese e la Germania nazista. Il match causò le proteste dei gruppi ebraici, da sempre presenti in gran numero nel quartiere Tottenham. Nella stagione 2016/2017 è stato demolito l’angolo a nord est degli spalti, per consentire l’inizio dei lavori per la costruzione del nuovo e futuristico Tottenham Hotspur Stadium (gigante da 62 mila posti, contro i 36 mila del vecchio stadio), sorto proprio adiacente al vecchio impianto, del quale non rimane traccia. Nel campionato successivo, la squadra si è invece trasferita a Wembley, prima di poter entrare nella nuova casa nella primavera 2019.

MAINE ROAD

Costruito nel 1923, su progetto di Charles Swain, fu la nuova casa del Manchester City dopo la scelta del club di abbandonare il vecchio Hyde Road. Per portare avanti i lavori fu fatto sgomberare un campo di nomadi che occupava la zona. Secondo la leggenda, questo episodio fece ricadere una maledizione sui costruttori. Nella sua prima versione, era in grado di contenere ben 80 mila spettatori, questo lo rese il secondo stadio più capiente d’Inghilterra, e gli valse il soprannome di Wembley del nord. Così come la capitale, anche Manchester fu colpita duramente dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, motivo per cui dal 1946 al 1949 l’impianto fu condiviso con i cugini del Manchester United, per consentire la ricostruzione dell’Old Trafford, pesantemente danneggiato dalla luftwaffe tedesca. Il Maine Road è famoso anche per aver ospitato numerosi concerti di artisti come Rolling Stones, Queen, Guns N’ Roses, Pink Floyd, David Bowie. Memorabile l’esibizione nel 1996 degli Oasis, mancuriani d.o.c. e grandi tifosi del City, che si esibirono qua per la prima volta come band headliner. L’impianto ha chiuso i battenti nel 2000, per poi essere abbattuto tre anni dopo, e di conseguenza i citizens si sono trasferiti nel nuovo City of Manchester Stadium, rinominato poi Etihad Stadium per ragioni di sponsor.

THE (OLD) DEN

Anche questo impianto porta la firma di Archibald Leitch (lo avevamo detto che si trattava di una star del settore), ed è stato completato nel 1909. Si tratta della quinta struttura ad aver ospitato le partite del Millwall, la prima fuori dalla Isle of dogs, dove il club fu fondato. Sorgeva nelle vicinanze dei Surrey Commercial Docks, zona portuale presa di mira dalle famigerate bombe tedesche, e le gradinate pagarono un pesante dazio. Per fortuna il Millwall ricevette la solidarietà dei vicini West Ham, Crystal Palace e Charlton, per poter disputare le partite nel 1943. L’anno successivo i Lions riuscirono già a tornare nella loro casa, anche grazie al volontariato dei tifosi, che contribuirono in prima persona alla ricostruzione del vecchio Den. Forse non è esistito un altro stadio che come questo abbia rappresentato un tutt’uno con la squadra e i suoi tifosi. Soprannominato anche la tana, era famoso per il clima di soggezione – quasi paura – che riusciva a incutere nelle squadre che venivano a giocare in tarsferta. Spogliatoio degli ospiti piccoli, senza finestre, bagni terribili. E poi quel tunnel che portava al terreno di gioco. Qua entravano in gioco i caldissimi supporters del Millwall, che sostenevano i propri beniamini con veri e propri ruggiti, e che bersagliavano i giocatori avversari con insulti per tutti i 90 minuti. Nel 1993 l’impianto è stato distrutto, per fare spazio al nuovo Den, sorto a poche centinaia di metri dal suo predecessore.