5 cose da sapere sull’old firm, il derby più sentito del mondo

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L’old firm non è solo una partita di calcio. Questa frase viene utilizzata in relazione a tante sfide che incendiano gli stadi di mezzo mondo, e in genere è sempre vera. Beh, nel caso del derby di Glasgow sarebbe allora giusto dire che è ancora più vera. Sono troppe le questioni extra sportive in ballo quando si affrontano Celtic e Rangers. Religione, politica, rivendicazioni sociali, una sete di vendetta da ambo i lati, che si nutre di cicatrici mai sanate, e che affonda le radici in un passato lontano, ma mai dimenticato, e anzi, più presente e vivo che mai. Cattolici contro protestanti, lobouristi contro conservatori, separatisti contro unionisti. No, signori, ci perdonerete se la frase è inflazionata, ma l’old firm non è affatto una semplice partita di calcio. No way.

Protestanti contro cattolici

Abbiamo parlato di un passato lontano, che ancora oggi condiziona il modo di vivere delle due metà di Glasgow. Ebbene, per comprendere la nascita di un odio così profondo fra protestanti e cattolici nella città scozzese dobbiamo tornare molto indietro, addirittura prima della caduta dell’Impero Romano. Era l’anno del Signore 432, quando San Patrizio convertì l’Irlanda al cattolicesimo. La popolazione locale visse in pace per più di un millennio, fino al Medioevo, quando gli Inglesi protestanti invasero l’isola verde. A partire dal XVI secolo gli invasori iniziarono ad esercitare una violenta repressione verso chi continuava a praticare il cattolicesimo. Quando nel 1690 gli Inglesi riuscirono a prendere il controllo di tutta l’Irlanda – compresa l’attuale Ulster – la situazione divenne veramente pesante e insostenibile per gli Irlandesi cattolici. Questi iniziarono così ad abbandonare la loro terra, e nel corso del IXX secolo si rifugiarono soprattutto negli Stati Uniti e in Scozia.

Nascono Rangers e Celtic: molto più di due squadre di calcio

Dopo la metà del 1800, a Glasgow la minoranza cattolica ha ormai raggiunto circa il 25% della popolazione totale. Certo, gli immigrati Irlandesi sono sfuggiti ai massacri degli Inglesi, ma le cose per loro non vanno benissimo neanche in terra scozzese. Povertà, emarginazione, prospettive sociali precluse, rendono questa comunità del tutto marginale e svantaggiata nel tessuto socio-economico di Glasgow. Nel frattempo in Europa stanno nascendo un po’ ovunque i club di football. I protestanti dei Rangers vedono la luce nel 1872, mentre è il 1887 quando Fratello Walfrid – frate marista di origini irlandesi – fonda il Celtic. La confluenza delle due comunità religiose verso le rispettive squadre è immediata e naturale.

Non solo religione: politica e rivendizazioni sociali

Ma la divisione tra le due fazioni si fa ancora più marcata e sentita a cavallo fra le due guerre mondiali. La dominante classe sociale protestante opera una serie di ingiustizie nella distribuzione dei posti di lavoro – in particolare nei cantieri navali di Govan – penalizzando pesantemente la minoranza cattolica, anche per quanto riguarda l’assegnazione delle case popolari. Gli Hoops (nome ancora oggi utilizzato per i giocatori in maglia biancoverde) diventano così molto più di semplici giocatori da tifare per i cattolici, ma assumono un ruolo di rivendicazione sociale e di speranza per un futuro migliore. Futuro di marca socialista e separatista. Sulla sponda opposta si riversano inevitabilmente i conservatori protestanti e unionisti, più agiati economiocamente. A metà degli anni ’70 i troubles irlandesi legati al conflitto in Ulster sfociano negli spalti degli stadi. A Celtic Park spuntano bandiere irlandesi e del vaticano, e si cantano cori inneggianti l’I.R.A. (Irish Republican Army), Ad Ibrox invece si celebrano i Billy Boys, la banda che agli inizi del 1900 terrorizzava la comunità cattolica.

Old firm in numeri

Il derby più antico del mondo si gioca dal lontano 6 settembre 1890. Fra campionato e coppe le due squadre si sono affrontate ben 420 volte. Il bilancio delle vittorie sorride di poco ai Rangers, con 162 vittorie contro 159, mentre i pareggi sono 99. La prima sfida si era risolta con la vittoria di misura del Celtic per 1-0, mentre i Gers dovettero aspettare ben 4 anni e 9 partite prima di poter esultare. La decima fu la volta buona, e la ricompensa decisamente soddisfacente, visto che si trattò di un trionfo per 5-0. Fra il 1962 e il 1968 i Rangers hanno fatto registrare la striscia di vittorie consecutive più lunga (8), mentre fra il 2016 e il 2018 il Celtic ha stabilito l’imbattibilità più duratura, con 12 match senza subire sconfitta (10 vittorie e due pareggi).

In quanto a Palmares, le due società si sono spartite la quasi totalità dei trofei in palio ogni anno. Per rendere l’idea, l’ultima squadra diversa dalle due grandi rivali a vincere il campionato è stata l’Aberdeen di Sir Alex Ferguson, nel lontano 1984. In patria comandano i Rangers, con 54 campionati, 33 coppe di Scozia e 27 coppe di Lega, mentre il Celtic si attesta a quota 51, 39 e 19. L’Old firm è mancato dal 2012 al 2016, in seguito al fallimento dei Rangers, mentre le due squadre si erano affrontate due volte nelle coppe nazionali, prima del ritorno dei Gers nella massima divisione. In campo europeo meglio invece gli Hoobs, con la coppa dei campioni vinta nel 1967. Per i nemici in maglia blu invece, in bacheca c’è la coppa delle coppe del 1972.

Quelle due esultanze proibite

Scontri fra le due tifoserie, polizia in tenuta anti sommossa, una legge apposita del 2012 che ha ridotto a soli 800 i tifosi ospiti che possono assistere alla stracittadina. Insomma, i motivi di tensione sono già più che sufficienti, e non si vedrebbe il motivo di alimentarli ulteriormente. Due giocatori però, nel corso di altrettante sfide, si sono distinti sul campo di gioco non solo per motivi tecnici, ma per aver fatto inferocire i tifosi avversari con esultanze provocatorie. Il primo è stato Paul Gascoigne, quando vestiva la maglia blu nel 1998: dopo aver segnato un gol ai rivali decise bene di esultare mimando di suonare il flauto. Cosa c’è di male? Quel gesto è un riferimento allo status dei Rangers come club protestante e fedele alla Corona inglese, in contrapposizione con gli ideali separatisti e filo irlandesi del Celtic.

Non fu da meno il portiere Polacco Artur Boruc in una partita ad Ibrox del 2006. L’estremo difensore polacco del Celtic, fortemente cattolico, dopo un gol dei compagni si girò verso i tifosi gers alle sue spalle, e si fece più volte il segno della croce, scatenando la collera degli spettatori di fede Ranger. Insomma, se da Gazza ci si poteva aspettare un gesto del genere, il comportamento del solitamente pacato ex portiere della Fiorentina fa ben capire quanto le motivazioni extra sportive influiscano nell’old firm, fino a coinvolgere gli stessi giocatori, in quella che è tutto tranne una semplice partita di calcio.