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2000-2010: la mia top 11 del decennio

8 ' di letturaScrivere di Premier e di calcio inglese, soprattutto delle stagioni passate, porta inevitabilmente a concepire ragionamenti insoliti e strani, quasi impossibili, come ad esempio quello di comporre una top 11 dei calciatori che hanno giocato e incantato nel campionato più bello e difficile del mondo. A onor del vero, questo pezzo avrei voluto scriverlo già tempo fa, per gioco. Il problema è stato che, fin dal secondo o terzo minuto in cui mi sono ritrovato con la penna in mano a pensare a chi mettere in formazione sono andato in crisi. A quel punto ho pensato che fosse impossibile e insensato stilare una top 11 assoluta della Premier League, avrei lasciato troppi scontenti. Dunque, anche se restava pur sempre una “sfida” difficile, ho deciso di proporre una top 11 per decennio, e in questo caso ho optato per il decennio che va da 2000 al 2010.

Quando si tentano questi esercizi mentali che stimolano la memoria e mettono alla prova la nostra capacità decisionale, anche se alla fine parliamo di fantasia e immaginazione, occorre necessariamente scegliere un criterio, perché dieci stagioni sono tutt’altro che poche e i calciatori che potrebbero rientrare a far parte dell’11 ideale sono centinaia. Per questo ho deciso di seguire meno i trofei conquistati, i gol segnati e altri aspetti statistici e di albo d’oro e mi sono affidato al gusto e alle emozioni che questi calciatori mi hanno trasmesso rispetto ad altri.

Fatta questa premessa direi di passare allo schieramento della squadra in campo. Lo sappiamo, in questa specie di “fantacalcio” sono sempre i difensori quelli che ci rimettono, ma purtroppo è un sacrificio doveroso: è più difficile rinunciare alle punte di diamante delle squadre che ci hanno emozionato per anni, e spesso quelle punte di diamante giocano davanti o a centrocampo. Si va in campo con un 3-4-3 ma con il centrocampo schierato a rombo. Il modulo è spregiudicato ma, vedrete, incredibilmente la formazione avrà anche un discreto equilibrio.

Il portiere – David James. Partiamo con il primo “shock”, perché sono sicuro che tale sarà per molti di coloro che leggono: tra i pali va il numero 1 più controverso della storia della Premier League da quando il campionato inglese si chiama così. Lo so, in molti si staranno chiedendo: “ma come, James, quello che venne ribattezzato ‘Calamity’ James per le papere commesse, quello della retrocessione del West Ham?!” Ebbene sì. David James è stato uno di quei portieri che ti fanno emozionare, un gatto con buoni fondamentali tecnici, ma soprattutto con un’esplosività impressionante e senza nessuna paura nelle uscite sia alte che basse. Certo, stiamo parlando più di un portiere da “miracolo” che di uno dalla continuità e dalla sicurezza assolute. James ha sicuramente trascorso dei periodi bui durante la sua carriera, ma uno dei motivi che mi ha spinto ad inserirlo negli undici è stata la sua determinazione a risalire dopo essere finito in basso. Uno che è passato dalla terribile retrocessione con la maglia degli Hammers alla meravigliosa vittoria nella F.A. Cup del 2008 con il Portsmouth di Harry Redknapp. Alle qualità di questo grande portiere che abbiamo elencato deve essere aggiunta, perché non è da tutti, quella di aver raggiunto il quarto posto nella classifica delle presenze “all time” della Premier League, con anche 53 presenze in Nazionale. David ha anche superato i 100 “clean sheets” in carriera. Un po’ strano per uno che veniva chiamato ‘Calamity’.

Difensore (centro-destra) – Sol Campbell. Quando si pensa a Campbell viene in mente un gigante buono, un centrale dallo spiccato senso della posizione e dalla buona visione di gioco durante l’impostazione. Tutto vero: Campbell aveva queste caratteristiche, ma la vera marcia in più di questo implacabile marcatore è sempre stata la testa. L’infanzia difficile nel malfamato sobborgo londinese di Plaistow lo ha plasmato, nel senso che lo ha fatto diventare l’esatto opposto della maggioranza dei ragazzini di quelle zone. Sol Campbell è sempre stato bravo a scuola, uno studente modello, e straordinario sul campo da calcio. Una carriera che inizia da attaccante nelle giovanili del Tottenham e che poi lo porta ad essere “invincibile” all’Arsenal, di cui è stato una colonna portante per anni, fino a quel gol nella finale Champions di Parigi contro il Barcellona di Raijkard, che si rivelerà solamente un’illusione momentanea, per poi riportarlo al trionfo, insieme a David James, appunto, nella finale di F.A. Cup vinta nel 2008 col Portsmuth.

Difensore (centrale) – John Terry. Fare troppe presentazioni sarebbe inopportuno per il più importante capitano della storia del Chelsea. Il leader dei Blues che sono tornati grandi nel 2005 e che hanno proseguito un cammino glorioso attraverso gli ultimi anni di Premier League e non solo, era un difensore completo, colonna portante anche della nazionale inglese. Le caratteristiche migliori di JT erano la personalità, i tackle e la vena realizzativa. Mourinho lo scelse come “skipper” del suo Chelsea e lui non deluse le aspettative, sta di diritto al centro della difesa di questa top 11.

Difensore (centro-sinistra) – Rio Ferdinand. Il ballottaggio è stato lungo, la scelta doveva pendere per uno tra Ferdinand e Vidic. Posto che stiamo parlando di due straordinari difensori protagonisti assoluti della storia recente del Manchester United, in molti penseranno che Vidic forse fosse il più completo tra i due. Può essere corretto, ma la scelta è ricaduta su Rio per il modo in cui interpretava l’infinito duello con gli attaccanti avversari: fiato sul collo per novanta minuti e oltre, anticipi continui (quando era in giornata un centravanti poteva letteralmente non toccare la palla oltre la trequarti) e poi la personalità, la cattiveria, i gol importanti. Da non dimenticare, inoltre, la parentesi che lo ha fatto diventare grande: i primi anni con il Leeds che incantò tutti con i vari Viduka, Kewell e Smith.

Centrocampista centrale – Patrick Vieira. Se non fosse per i tantissimi centrocampisti che possono meritare di rientrare in questa formazione, questa scelta sarebbe scontata, e infatti non ci sono stati grossi dubbi per piazzare la stella francese davanti ai tre difensori. Per parlare di Vieira basta guardare qualche spezzone di partita degli anni passati all’Arsenal: uno tra i tre, forse cinque centrocampisti più completi della storia del calcio. La forza nei contrasti, la velocità in progressione sulla lunga distanza, la grinta e la fame, la tecnica, la classe innata nel gestire la palla, la visione di gioco infinita, il senso del gol. Quante qualità in più deve avere un calciatore per rientrare in questa top 11? Vieira le ha tutte.

Mezz’ala destra – Paul Scholes. Qui si va a prendere un rossino capace di restare al centro del progetto di un Club come il Manchester Utd per un decennio, confermandosi uno dei punti di forza assoluti del centrocampo dei Red Devils. Una carriera da cinquecento presenze in Premier legata completamente e indissolubilmente a quella maglia e a un solo allenatore, una carriera da più di cento reti nel campionato inglese e ventisei nelle coppe europee, e stiamo parlando di un centrocampista. A pensarci bene, Paul Scholes è stato colui che ha aperto la strada ai “centrocampisti goleador” del calcio inglese, e tra poco ne arrivano altri.

Mezz’ala sinistra – Steven Gerrard. È stato difficile descrivere un giocatore come Stevie G. in così poche parole. La classe di questo campione assoluto non è in discussione, non lo è neanche la sua tecnica e non lo sono le sue caratteristiche di grandissimo trascinatore. Se lo ricordano i tifosi del Milan in quella finale di Champions League a Istanbul, se lo ricordano quelli di tutto il mondo per tanti altri motivi. Gerrard è l’unico calciatore capace di far dimenticare anche la palla persa nel 2014 ad Anfield Road contro il Chelsea, quando Demba Ba volò a rete e il Liverpool di fatto perse il titolo, l’unico grande rimpianto di Stevie G.

Centrocampista avanzato – Frank Lampard. Cresciuto nel West Ham e diventato fenomeno a Stamford Bridge, Lampard non poteva mancare in questa top 11. Un centrocampista con la media gol di un centravanti, praticamente una ventina di reti a stagione, reti pesanti sia in Inghilterra che in Europa, simbolo dei Blues di Ranieri prima e di Mourinho poi, maestro negli inserimenti e intelligentissimo tuttocampista. Frank Lampard rappresenta, insieme a Gerrard, la completezza del centrocampista inglese che aveva preannunciato Paul Scholes.

Ala destra – Cristiano Ronaldo. Come potevo lasciar fuori da questi undici uno che in quel decennio ha presentato al mondo un talento capace di incantare per quasi vent’anni di fila? Cristiano Ronaldo per poco non fece prendere un colpo a Sir Alex Ferguson per il modo in cui toccava il pallone, per l’estro e per la micidiale capacità di andare a rete, fino ad allora non così consueta per un esterno, perché Ronaldo allo United, almeno fino alla sua ultima stagione passata a Old Trafford, faceva l’esterno puro. Il ricordo più nitido che ho del Cristiano Ronaldo di quel decennio è in quel bellissimo Arsenal-Manchester Utd ad Highbury nella stagione 2004-2005: realizzò una straordinaria doppietta ribaltando il risultato contro dei Gunners quasi imbattibili.

Ala sinistra – “The Welsh Wizard” Ryan Giggs. Sicuramente la scelta che mi ha messo meno in difficoltà, quella del “mago gallese”. Ricordo un commento di Massimo Marianella in riferimento ad una giocata di Giggs, forse ad un assist: “eh no però, non si può, con il velluto sotto ai piedi non si può giocare, non vale”. Ecco, questo era Ryan Giggs, uno che nasce con quella classe non può che diventare il giocatore più longevo e vincente nella storia dei Red Devils, il Best mancino che ha incantato l’Old Trafford per 24 stagioni consecutive.

Centravanti – Thierry Henry. Per questo ruolo, come per gli altri ma forse un po’ di più, c’era veramente l’imbarazzo della scelta. Tolti Drogba e Rooney che, pur essendo all’epoca già dei fenomeni, sono sicuramente più plausibili per una top 11 relativa al decennio successivo, il ballottaggio era tra Van Nistelrooy, Shearer, Fernando Torres e, appunto, ‘Titty’ Henry. Alla fine la scelta è ricaduta sul francese perché non ricordo un giocatore così elegante, così intelligente calcisticamente, tremendamente efficace. Henry aveva la capacità di mandare letteralmente in bambola una difesa, lui da solo poteva togliere il sonno a un avversario. Ricordo, mio malgrado, quell’Inter-Arsenal giocato a San Siro nel girone Champions della stagione 2003-2004: Henry realizzò una doppietta e non fece capire nulla a una difesa, quella dell’Inter, che recitava Cordoba, Cannavaro, Materazzi, J. Zanetti. Ecco proprio il capitano, Zanetti, ricorda quella gara come la più incredibile, in negativo, della sua carriera, totalmente in balia di ‘Titty’.

Siamo dunque arrivati alla fine, so che in molti non concorderanno con alcune delle mie scelte, ma questo è il bello del calcio e della passione per questo gioco. Comunque, invito tutti a provare a stilare la propria top 11, vedrete, sarà tutt’altro che semplice.

 

Formazione: D. James, S. Campbell, J. Terry, R. Ferdinand, P. Vieira, P. Scholes, S. Gerrard, F. Lampard, C. Ronaldo, R. Giggs, T. Henry.

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