Quando la vita ti regala una seconda occasione: Ryan Mason, dolore e consapevolezza

Nel gennaio 2017 una terribile frattura cranica ha messo a rischio la vita del centrocampista arrivato in Nazionale che, a causa delle conseguenze, è stato costretto al ritiro a 25 anni

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La consapevolezza di essere miracolato contro la delusione, ben difficile da accettare, di una carriera interrotta brutalmente a venticinque anni.
E’ la storia di Ryan Mason, che ha dovuto dire addio al calcio giocato dopo aver rischiato di morire per una frattura cranica che, quasi per miracolo, non ha lasciato danni permanenti.
Il flash back della vita di Ryan è collocato il ventidue gennaio 2017 nel sud ovest di Londra, a Stamford Bridge.
Dopo pochi minuti di gioco Chelsea-Hull City viene interrotta: Gary Cahill, in pieno slancio su azione d’angolo, cerca il pallone e trova il lato destro del cranio di Mason, che percepisce “una deflagrazione dentro la mia testa“, come lo stesso giocatore dichiarerà tempo dopo alla rivista specializzata Four Four Two.
Soccorsi immediati, il pubblico rimane in silenzio ed i volti preoccupati di molti giocatori in campo fanno percepire la gravità dell’infortunio.
Mason non perde conoscenza e, dopo un’ora esatta dal tremendo impatto, è in sala operatoria al St. Mary’s Hospital (il più attrezzato per questo tipo di traumi) per la riduzione della frattura cranica, effettuata tramite l’inserimento di oltre quaranta placche di metallo e mezzi di sintesi, suturati con quarantacinque punti.

Il cranio pochi giorni dopo l’intervento chirurgico d’urgenza che gli ha salvato la vita

Si teme per la vita di Ryan ed i medici non escludono danni permanenti a livello neurologico, soprattutto all’equilibrio che è collocato proprio in quella zona del cervello.
Nell’impatto il cranio ha subìto una frattura talmente profonda da essersi livellato verso il basso, fratturato in più punti e con i nervi della parte inferiore del volto compromessi.
Mason torna ad aprire la bocca dopo oltre due mesi di nutrizione forzata, le luci devono essere soffuse, dorme quasi ininterrottamente per settimane e, andando oltre le più rosee previsioni, riprende possesso delle sue capacità neurologiche e sensoriali, tornando anche a camminare in modo lineare.
La voglia di tornare in campo è tanta, va a trovare i compagni di squadra dell’Hull City più volte e riprende ad allenarsi da solo.
A Londra si incontra con Petr Cech, dal quale riceve utili consigli su come superare anche a livello psicologico una frattura cranica, lui che rischiò la vita per la vigliacca ginocchiata di Nicky del Reading nel 2006.
Gary Cahill, peraltro, gli fa visita più volte dimostrando tutto il suo rammarico per aver provocato, seppur in maniera involontaria, questo terribile infortunio.
Nel primo anno successivo all’incidente ho effettuato tutte le visite ed i controlli possibili.
Dopo un’attenta analisi, il mio neurologo è rimasto stupito dal mio recupero, che lui stesso non preveda così rapido e completo.
Subito dopo, però, mi ha dato la peggiore notizia possibile: Ryan, non potrai più giocare a calcio, il tuo fisico non può reggere più questo sport e le conseguenze di un secondo infortunio sarebbero devastanti per la tua vita“.
Il giocatore cresciuto nel vivaio del Tottenham con Harry Kane, Andros Townsend e Steven Caulker, ha dovuto rinunciare alla passione di una vita, che era anche diventata il suo lavoro.
Ripartire da zero, iniziare una nuova esistenza priva del football, questo il futuro del ragazzo nato a Enfield, vicino al centro d’allenamento della sua squadra del cuore.
Entrato ad otto anni nel vivaio degli Spurs, Ryan aveva compiuto tutto il percorso giovanile facendosi notare per la sua duttilità ed anche per la vena realizzativa, segnando quarantadue gol in una stagione con la squadra Under18.
I prestiti a Yeovil, Doncaster, Millwall e Swindon Town sono le tappe propedeutiche per la crescita di un ragazzo che arriverà a giocare con la Nazionale maggiore, venti minuti in amichevole a Torino contro l’Italia nel marzo 2015 sostituendo Jordan Henderson.
Lui che nell’academy aveva giocato “la” partita tante volte a livello giovanile, vede recapitarsi la sua prima maglia da titolare in Premier League proprio in casa dell’Arsenal, senza sfigurare nel sempre sentito North London Derby e ripagando la fiducia di Mauricio Pochettino.
Centrocampista di interdizione, abile sia nella costruzione che negli inserimenti (vedi il gol che regalò la vittoria agli Spurs in casa del Sunderland nel settembre 2015), Mason ha accettato con serenità la sentenza, inappellabile, di condanna a perdere il calcio, ovvero “…la passione più grande della mia vita; tutti i miei ricordi di infanzia sono legati all’avere un pallone fra i piedi, per poi crescere sia sportivamente che umanamente nel vivaio del Tottenham, insieme a persone che sono amici della vita per me.
Quando adesso vedo giovani non impegnarsi, affrontare con sufficienza un allenamento, snobbare una chiamata in prima squadra, penso che proprio non si rendano conto del privilegio che stanno avendo.
Per me è dura ancora oggi accettare di vivere senza calcio ma, quando sei quasi morto e ti regalano una seconda occasione, apprezzi tutto quello che ti circonda come mai hai fatto prima“.
Sognare si può ma essere consapevoli è ancora più importante: buona fortuna per la tua nuova vita Ryan.