La mia trasferta a Leicester: la città dove i sogni diventano realtà

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di Lorenzo Petrucci
È novembre 2018, mi trovo a Londra da qualche settimana e da giorni pianifico un viaggio andata-ritorno in giornata per Leicester.
Il richiamo di quella città delle Midlands non si placa, così non ci penso troppo e prendo il primo treno.
Arrivo in metà mattinata e appena esco dalla stazione mi accorgo subito di un’atmosfera particolare. Il cielo è cupo e c’è un velo di tristezza e malinconia che avvolge la città. La vittoria della Premier è ormai lontana due anni.
La mia meta è il King Power Stadium e dopo una buona mezz’ora a piedi eccolo, finalmente. Mi reco allo store, acquisto una delle maglie di cui mi reputo più geloso, quella di Vardy, e vado verso la segreteria. Vedo un omone della sicurezza, provo a chiedere con la mia sfacciataggine se è possibile entrare per fare qualche foto. Lui mi guarda negli occhi e mi dice di scusarlo, di capire il momento che c’è una commemorazione in ricordo del presidente recentemente scomparso. Non me la prendo, anzi lo capisco.
La giornata non è ancora finita, mi metto alla ricerca dei famosi murales disseminati in diverse parti della città. I principali ritraggono Claudio Ranieri, Vardy, Morgan e Mahrez.
Non mi risparmio un giro per il centro della città che non regala molto se non dei vecchi resti dell’epoca romana, una ruota panoramica e la piazza centrale.
Nel primo pomeriggio torno a Londra e passo tutto il viaggio a guardare le foto della giornata.
Ciao Leicester, è stato un piacere averti conosciuto: un giorno, quando avrò un figlio, racconterò la storia di una piccola squadra di calcio che ha dimostrato al mondo che i sogni possono diventare realtà.