La fama, la celebrità ed il lato oscuro di Aaron Lennon

Debuttante da record in Premier League, famoso per la sua velocità, l'ala di Leeds è stata vittima di gravi problemi psicologici dovuti allo stress

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Fama, successo, soldi.
Per molti sono obiettivi, per altri ossessioni, alcuni non guardano in faccia nessuno pur di arrivarci.
Però, non sempre, sono sinonimo di felicità e non riescono ad evitare stress e depressione.
E’ la storia di Aaron Lennon, ragazzo prodigio del calcio inglese ad inizio millennio quando debuttò in Premier League, nell’agosto 2003, a 16 anni e 129 giorni in Tottenham-Leeds (primato poi battuto da Matthew Briggs del Fulham nel maggio 2007).
Spurs e Whites, per coincidenza le squadre della vita di Aaron, svezzatosi all’ombra di Elland Road e divenuto famoso nel nord di Londra.
La carriera di Lennon è stata esplosiva, con la maglia degli Spurs ha vinto la Coppa di Lega 2008 ed ha conquistato quella della Nazionale, con cui ha partecipato al mondiale del 2006.
Una vita veloce quella di Aaron, a tratti immarcabile nei suoi 165 centimetri di esplosività muscolare, che lo hanno reso un idolo del mai abbastanza rimpianto White Hart Lane, dove i tifosi della East e West Stand lower, scherzando, “non vedevano” il numero 7 dal lato opposto del terreno di gioco a schiena d’asino.
La fama tocca l’apice sul campo con il gol del pareggio a tempo scaduto nel folle North London Derby finito 4-4 all’Emirates, con il contropiede arricchito dall’assist per Crouch in Champions League a San Siro contro il Milan e, fuori, grazie al suo parametro di velocità esagerato nei videogiochi come Pes e Fifa.

Agosto 2003: a 16 anni e 129 giorni stabilisce il primato di debuttante più giovane di sempre in Premier League

La muscolatura delicata rappresenta un problema sempre più assillante per Aaron, soprattutto dopo il passaggio all’Everton nel febbraio 2015.
Tra stiramenti, contratture ed acciacchi, Aaron vede sempre meno il campo, inizia a chiudersi in se stesso, ormai è fuori dal giro dell’Inghilterra ed il 30 aprile 2017 la polizia di Salford lo trova chiuso dentro la sua vettura, a bordo strada, in stato confusionale.
Il ricovero, a norma del Mental Health Act in vigore nel Regno Unito, è obbligatorio ed in ospedale emerge il lato oscuro di Aaron, vittima di un forte stress misto a depressione.
Per Lennon quello che sembra essere il punto più basso si rivela il trampolino verso la luce.
Supportato da psicologi e da un sostegno, da lui stesso definito unbelievable da parte di tifosi, compagni ed ex colleghi, si presenta puntuale al raduno dell’Everton pronto per ripartire.
Oltre a vedere la vita sotto un altro punto di vista, Aaron ha il coraggio di aprirsi dichiarando a Four Four Two che “…nel mondo del calcio ci sono tante, forse troppe apparenze e molti giocatori soffrono di disturbi mentali, fingendo di non avere nulla per paura di compromettere la propria immagine a livello mediatico.
Non mi vergogno ad ammettere che ho subìto troppo stress ai tempi dell’Everton, mi sono isolato e non ho chiesto aiuto: ho sbagliato e chiedo a tutti i miei colleghi di non aver paura a parlare dei loro problemi, confrontarsi è il miglior modo per uscirne“.
Al suo ritorno in campo dopo il ricovero, Lennon ha ricevuto applausi da tanti tifosi avversari, tra cui una vera e propria ovazione a Wembley contro i suoi ex tifosi del Tottenham, che non lo hanno mai dimenticato.

Ferhat Utfurak, ragazzo di Istanbul, vero cultore delle maglie di Lennon!

Dopo l’Everton il biennio al Burnley, con cui l’ala di Leeds è tornata a giocare in Europa nelle qualificazioni di Europa League giunte fino alla finale (persa) contro l’Olympiakos.
A regalare un sorriso ad Aaron ci ha pensato Ferhat Utfurak, un ragazzo di Istanbul che, incredibile ma vero, possiede oltre sessanta maglie indossate da Lennon in carriera.
Quando il Burnley è stato sorteggiato contro il Basaksehir, nella sua Istanbul, Ferhat ha ricevuto dal club di casa un pass dove ha realizzato il suo sogno di incontrare Lennon, farsi autografare una maglia…e vedersene regalata una dal giocatore inglese a dir poco stupito da tanta passione nei suoi confronti.
A volte basta poco per essere felici.