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giovedì 28 Settembre 2023
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La dichiaro in arresto, Duncan Ferguson! Io, tradito dalla mia Scozia

4 ' di letturaMettiamola giù così, liscia. Non è che nasciamo tutti innamorati del nostro paese, ma per alcuni l’attaccamento alla patria ha a che fare con qualcosa di ancestrale. Per noi scozzesi, ad esempio, è così: saremmo disposti a tutto per difenderla. Una robetta che si protrae ininterrotta dai tempi di William Wallace, una cosa del genere. La Scozia non si tocca. Le Highlands sono sacre. Un amore spontaneo, certo. Chimico, innaturale: come per una donna che ti fa battere il cuore a vuoto.

Così, quando qualcuno che ami ti pugnala alle spalle, la ferita sanguina doppio. Non so nemmeno dire se in questo momento provo più disgusto, rabbia o rassegnazione. Me ne sto qui, davanti ad una Corte d’Appello di tre giudici che si sono appena riuniti in una fottuta Camera di Consiglio per riscrivere la storia e guadagnarsi degli stramaledetti titoloni sui tabloid spazzatura che popolano questo Regno: “Il primo giocatore britannico a finire in galera per un fallo commesso sul campo“, diranno.

Duncan Ferguson parla con il direttore di gara dopo la testata: l’arbitro non ha visto niente

Che poi, parliamone. Quel pisciasotto di John McStay ha fatto una sceneggiata degna di un Oscar. L’ho appena sfiorato, Cristo! E quello giù come una foglia morta. Ma ha la vaga idea di cosa intendo per testata bene assestata? Sta di fatto che l’arbitro lì per lì non vede nulla. Gioco per i Rangers e ce la vediamo contro quelle mezze pippe del Raith Rovers: che banda di scappati di casa! Comunque non è questo il punto. Il 16 aprile del 1994 finisco la partita e me ne esco dal campo soddisfatto, per guadagnarmi una corroborante doccia. Mica posso immaginarlo, lo sfacelo che sta per sollevarsi!

GUARDA IL VIDEO DELLA TESTATA DI FERGUSON

Arriva la fottuta tv a incastrarmi. Una telecamera ha ripreso il misfatto. Questi signori incravattati, con le pance strabordanti e qualche segretaria sexy appoggiata alla scrivania di turno, mi colpiscono a tradimento. Prima ci si mette la Federazione scozzese: sospeso per 12 turni! Voglio dire: sul serio? Un po’ come se i tuoi genitori ti chiudessero in casa per un anno dopo una rissa in cortile. Siete la mia stramaledetta famiglia! Non potete farmi questo. Poi arrivano i signori della legge, altri bellimbusti made in Scotland che non si fanno problemi a spedirmi sotto chiave per 3 mesi. Non gliene frega che siamo connazionali, che sono un idolo, che questo è un precedente assoluto per la giurisprudenza. Me ne sbatto che poi la condanna venga ridotta a 44 giorni!

Confusione ad Ibrox dopo l’episodio

Così ora incrocio lo sguardo con il mio nuovo presidente – perché nel frattempo sono passato all’Everton – un tizio che sembra attonito, sconvolto. Mi ha messo a disposizione i migliori avvocati del Regno, ma non è bastato. Salgo sul cellulare che mi tradurrà al carcere di Glasgow: le guardie mi fissano, stupite anche loro. Ma badate bene, sono loro a dover avere paura di me. In fondo se mi chiamano Big Dunc c’è un motivo: ho soltanto 23 anni, ma la stazza non mi manca ed ho fegato da vendere. Ed anche una sana vena di follia che mi lavora le tempie, se dobbiamo dirla tutta. Drogati, ladri, assassini, sbirri: venite avanti, prego.

In ogni caso, quella marionetta di McStay se lo meritava: tornassi indietro gliel’avrei tirata più forte, anche perché è cugino di quell’altro nato male, Paul, il capitano di quei ridicoli del Celtic. Sta di fatto che sono il primo della storia, poiché, vi leggo testualmente le motivazioni della corte: “Duncan Ferguson è recidivo, ed è nostra convinzione che la pena di tre mesi non possa essere giudicata eccessiva. La condanna vuole essere un castigo efficace e al contempo avere un valore deterrente“. Ma che si fottano! Praticamente i miei fratelli scozzesi usano come pretesto una lieve capocciata su un campo di calcio per punirmi in modo esemplare.

Duncan contempla il risultato della sua focosità invitando l’avversario a rialzarsi

Cos’ho fatto prima? Nulla di cui andare troppo fiero, ma non è nemmeno il caso di strapparsi i capelli. Qualche incidente qua e là, normale amministrazione. Prima c’è stato quel poliziotto con cui sono venuto alle mani, errore mio. Poi quel tifoso del Celtic incrociato per caso alla fermata del taxi: Gesù, come fai a non picchiarti con un Hoop del cazzo? E poi, in fondo, quel pescatore con cui mi si è chiusa la vena. Vabbè, mi si chiude spesso, ma comunque mi sento tradito.

La mia Scozia non doveva farmi questo. Perciò ho deciso di diventare un Toffee Man e di emigrare a Liverpool. Ed anche che la nazionale non mi vedrà più: si cerchino un altro centravanti, da qui all’eternità. Io ho chiuso con loro. Per sempre.

Il momento dell’impatto incriminato
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Paolo Lazzari
Paolo Lazzari
Giornalista

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