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Grazie di tutto, Wayne Rooney. Vivere la tua intera carriera è stato un onore

3 ' di letturaWayne Rooney… E questo chi è?”

Lunedì 21 ottobre 2002. Un giorno uguale a mille altri giorni, quando sei uno studente delle scuole superiori. La scuola, Dragon Ball e I Simpson dopo pranzo, i compiti, la musica, gli allenamenti, il calcetto con gli amici. Aspettando le uscite più o meno alcoliche del week end. Quando hai 17 anni la tua vita è scandita da rituali pressoché fissi, quasi sacri.

Per me e alcuni miei compagni di classe, che vediamo sulla Gazzetta dello Sport questo nome – Wayne Rooney – è una mattina di festa, considerato che siamo studenti abbastanza lavativi. Al nostro Liceo era stata indetta l’assemblea di istituto. Fantastico, un’ottima occasione per andare al bar a fare colazione, e per leggere la Gazzetta, ovviamente, prima di trasferirci a casa di qualcuno e organizzare un bel torneo a PES.

Ma torniamo a quel nome, a quel ragazzino: Wayne Rooney. La rosea gli ha dedicato uno speciale. Quella pagina attira la nostra attenzione, per il titolo importante che voleva celebrare il protagonista di quel reportage. Non ricordo le parole esatte, ma si parlava di baby fenomeno, o di wonder boy, o di qualcosa di simile.

Sì, certo. Come No… È arrivato Ronaldo!”

Ci mettiamo a leggere l’articolo. Quel Wayne Rooney è nostro coetaneo, è nato nel 1985 proprio come noi: 17 anni ancora da compiere, avrebbe spento le candeline quattro giorni dopo, il 24 ottobre. A quanto pare, quel ragazzetto bruttino e con i brufoli due giorni prima aveva segnato un gran gol contro l’Arsenal degli invincibili, regalando la vittoria al suo Everton proprio allo scadere, e interrompendo così l’imbattibilità dei Gunners dopo ben 30 giornate. Mica male. E non si trattava neanche del primo gol della sua nascente carriera: il due ottobre infatti aveva già bucato la porta del Wrexham, con quello che sarebbe stato solo il primo di una lunghissima serie di “timbri”.

Un giovanissimo Wayne Rooney viene portato in trionfo da Kevin Campbell dopo il gol capolavoro segnato all’Arsenal

Un misto di ammirazione e frustrazione convivono in me dopo aver letto quella pagina: lui, questo Wayne Rooney, a 17 anni segna gol favolosi in Premier League. Io, invece, sono qui al bar con la mia focaccia al salame, a fumare una chesterfield blu, contento di essere scampato alle interrogazioni che erano in programma questa mattina, in un giorno uguale a mille altri giorni. Almeno per me, e per i comuni mortali come me.

Io e i miei compagni di classe, in quel lontano 21 ottobre 2002, ancora non lo sapevamo, ma quel giovanissimo attaccante un po’ tracagnotto ci avrebbe tenuto compagnia per tantissimi anni, con le sue imprese sportive “vere” e con la sua versione avatar nei videogiochi. Nelle modalità del tipo “Carriera” l’acquisto di Rooney sarebbe diventato un must: lo potevi prendere a buon mercato, ancora giovane, e nel giro di poche stagioni ti ritrovavi fra le mani un giocatore fortissimo, devastante.

Nel caso di Wayne Rooney, sia i titolisti dei giornali, sia i programmatori dei videogames avevano decisamente azzeccato le previsioni. Eravamo veramente di fronte a un baby fenomeno, a un predestinato. E, no, forse non sarà diventato il nuovo Ronaldo, ma per più di dieci anni si è comunque affermato come uno degli attaccanti più forti, completi e prolifici della sua generazione.

Ciao Wayne… Per me è stato impossibile non volerti bene, per la determinazione e la sana cattiveria che hai sempre messo in campo. Tutti noi da piccoli abbiamo avuto un amico come te, che ai giardinetti o giù in strada voleva vincere a tutti i costi. Anche se questo poteva implicare il distruggere un roseto con una cannonata, o il fare male a qualcuno involontariamente, per un’entrata troppo vigorosa. Tu hai sempre mantenuto questa “fame” primitiva e autentica. Sei rimasto uno di noi, brutto, sgraziato e cattivo. Un Roy Keane prestato al ruolo di attaccante, che sapeva spezzare il gioco avversario, far ripartire la manovra, suggerire e finalizzare.

E chi se ne importa dei colpi di testa fuori dal campo. Anzi, è proprio grazie a quelli che sei diventato ancora più simpatico ai miei occhi. In fondo sei inglese, a voi piace vivere la vita così, in modo un po’ spericolato.

E allora, grazie di tutto Wayne, mi hai fatto veramente divertire. Anche se non lo puoi sapere, siamo stati compagni di viaggio in questi lunghi 19 anni. Vivere la tua intera carriera è stato un onore. In bocca al lupo per le tue future avventure da manager. Sono sicuro che anche in questa veste non farai mai mancare la tua proverbiale e sana cattiveria.

Leggi anche https://www.storiedipremier.it/quando-rooney-rovescio-il-city-il-gol-del-decennio-secondo-voi/

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