Ally McCoist: diventare eroe dei Rangers segnando come un pazzo

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Bellshill è un avamposto di 20mila anime che stride con l’essenza stessa della vita. Per fortuna si trova a soli tre km da Motherwell, dove comunque l’atmosfera non è esattamente quella del carnevale di Rio. Comunque non c’è da stupirsi troppo: gli eroi, spesso, vengono fuori così.

Alistair Murdoch McCoist non fa mica eccezione alla regola. Nasce in questo angolo di Scozia il 24 settembre 1962, i geni già impostati verso quello che è necessario essere. Nel suo caso: un centravanti letale. Almeno nelle Highlands, s’intende.

A 17 anni Ally – gli amici lo abbreviano così – spunta già sul taccuino della metà degli osservatori del Regno. Rapidità a dispetto della stazza, attitudine a fare a sportellate, il rettangolo di luce che indovina la porta come amico prediletto. Lo nota subito il St. Johnstone: a Perth – nel lato scuro e profondo del Regno – da esordiente nella Scottish Premiership, il suo talento divampa. Alla fine metterà via 22 goal in 57 partite. Abbastanza per catalizzare l’attenzione dei club inglesi.

Così – è il 1981 – il Sunderland se lo porta a casa per la cifra record di 400mila sterline. Con i Black Cats ci sono tutte le premesse per un duraturo idillio. Ally sembra già il basamento intorno al quale costruire la squadra. La vita però sa come scompaginare il mazzo. Fateci caso: quando vi immaginate una cosa, la accarezzate con la mente in ogni anfratto, vi sembra perfetta. Poi viene giù sempre diversa nella realtà. Ecco, nel caso di McCoist forse dovremmo dire MOLTO diversa. In 56 presenze segna soltanto 8 reti. Il tracollo è incredibile. La sua stella un corpo celeste già spento che cade in picchiata.

Il Sunderland, atterrito, lo rispedisce in Scozia. Nel 1983 McCoist firma con i Glasgow Rangers, senza nutrire grandi aspettative. Non può ancora sapere che quello sarà il giorno fortunato della sua vita. La voglia di rivalsa è tanta e lui – insieme ad una squadra che tracima qualità (Gazza e Brian Laudrup su tutti) – si trova nel suo giardino di casa.

Gli ci vuole davvero poco per prendere possesso del trono di Scozia. Comincia a segnare a manovella. Le difese annusano la sua dirompente ascesa con diverse giornate d’anticipo. McCoist diventa l’incubo servito a domicilio per tutta la Scottish Premiership: un giustiziere, un profeta, un uomo capace di assurgere ad eroe esaltandosi tra le spesse pareti di Ibrox.

Nella stagione 1986-87 realizza qualcosa come 34 reti, trascinando i Rangers alla conquista del titolo. Nel 1992-93 arriva a farne addirittura 49 in 52 partite: per sua immane sfortuna, in quel periodo, non si assegna la scarpa d’oro.

I numeri spesso sono un freddo corredo incapace di rendere giustizia all’uomo. Nel caso di Ally, tuttavia, restituiscono quantomeno la misura del centravanti. Gli anni in maglia Rangers si accavallano, fino a diventare 15. Le presenze totali 418. Le reti 251.

La sua stella è destinata a rifulgere parzialmente anche in nazionale: prende parte a due Europei ed un Mondiale, ma non figura nella lista dei selezionati per Francia ’98. Proprio in quell’anno lascia i Rangers e passa al Kilmarnock, dove svernerà per un triennio prima di appendere gli scarpini al chiodo.

Centravanti autentico, purosangue del goal, a tratti machiavellico nella sua ossessiva ricerca di una porta da buttare giù.

Sì, è vero, conosciamo la madre di tutte le obiezioni: McCoist può dirsi Re soltanto di Scozia.

Eppure, se ci pensate bene, non è poi così poco.

GLASGOW, UNITED KINGDOM – MAY 11: Rangers player Ally McCoist celebrates after Rangers had beaten St Mirren 4-0, to claim the 1991/92 Scottish Premier Divison title at Ibrox on April 18, 1992 in Glasgow, Scotland.