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9 aprile 1997: il giorno in cui il Chelsea fu costretto a rinunciare alla sua maglia

2 ' di letturaIl calcio degli anni 90 era certamente più vintage di quello dei giorni nostri. Stili di gioco diversi, giocatori diversi, partite diverse, scenari diversi e anche indumenti diversi rispetto a quelli di oggi. C’erano le maglie larghe, le fantasie assurde, c’erano tante caratteristiche e soprattutto tante storie che rendevano quegli anni speciali, forse inimitabili.

Tra le tante vicende, una bizzarra e unica nel suo genere, è quella di Coventry-Chelsea. Ci troviamo ad Highfield Road, casa del Coventry dal 1899. È il 9 aprile 1997. Gli Sky Blues, quelli delle West Midlands, indossano il loro completo casalingo, blu e azzurro. Gli ospiti, i Blues della Grande Londra, non sono da meno, hanno la loro maglia blu. Ma nessun timore, c’è sempre il completo da trasferta. Nessuna possibilità invece per la terza maglia. Semplicemente non esiste.

La squadra di Gullit però varca il Tamigi con un solo completino: quella usato solitamente a Stamford Bridge, lasciando negli armadietti quello giallo dagli inserti blu sulle maniche che utiizzato per le trasferte. La questione non va ovviamente bene al direttore di gara, il signor Dermot Gallagher, che fa slittare la sfida di quindici minuti e non permette al Chelsea di indossare la casacca blu, che si confonde con quella del Coventry. Il compromesso è soltanto uno. I londinesi devono trovare un indumento di scorta.

La soluzione arriva direttamente dagli avversari, che per gentilezza e ovviamente per motivi di praticità, prestano al Chelsea la loro seconda maglia, a scacchi rossoneri. Zola, Hughes, Di Matteo e compagni vari sono quindi costretti ad indossare la casacca del Coventry e i loro pantaloncini classici, esenti dal severo giudizio del direttore di gara. L’effetto è uno dei più appariscenti che si siano mai visti su un campo di calcio.

La situazione per la formazione di Gullit, reduce da un severissimo 0-3 incassato contro l’Arsenal a Stamford Bridge, sembra propizia quando Mark Hughes insacca il vantaggio a pochi minuti dalla fine del primo tempo. Sennonché nella ripresa l’effetto della curiosissima maglia sortisce l’effetto opposto, con i londinesi che nella ripresa, nel giro nove minuti, subiscono rispettivamente le reti di Dublin, Williams e Whelan, condannandosi definitivamente alla terza sconfitta consecutiva in campionato. Del resto il Chelsea ha sempre adottato fin dai primissimi anni di attività il colore blu e forse, col rosso e col nero, stona un po’, come fece probabilmente in quel bizzarro pomeriggio di quasi venticinque anni fa.

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