5 bomber della Premier che non hanno mai vinto il titolo di capocannoniere

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Tanti bomber fortissimi hanno calcato i campi della Premier League dalla sua istituzione nella stagione 1992-1993. Shearer, Owen, Hasselbaink, Van Nistelroy, Henry, Drogba, Van Persie, Aguero, Kane… solo per citare alcuni dei più rappresentativi goleador della Premier ad aver gonfiato le reti avversarie con impressionante regolarità. Ma l’elenco sarebbe veramente lungo.

Ecco, esiste poi un gruppo di attaccanti che, nonostante siano stati grandi campioni e abbiano segnato una marea di reti, non sono mai riusciti ad arrivare primi nella classifica marcatori. Per alcuni di questi nomi sembra incredibile, eppure è proprio così… Ecco dunque cinque bomber della Premier che non hanno mai vinto il titolo di capocannoniere.

ROBBIE FOWLER

Un vero idolo dalle parti di Liverpool, tanto da essersi guadagnato il soprannome di God (Dio). E’ il terzo marcatore della storia del club, con 183 reti, alle spalle di Rush (300) e Gerrard (186). In un sondaggio indetto nel 2006 dal club si è classificato invece al quarto posto nella lista dei giocatori più amati dai tifosi della Kop. Cresciuto nelle giovanili dei reds, esordisce in prima squadra nel 1993, e il suo rendimento è ottimo fin da subito. Per due anni consecutivi viene nominato miglior giovane del campionato, e nella storia della squadra diviene il giocatore ad aver impiegato meno partite per realizzare 100 gol (165). Nelle stagioni ’94/’95 e ’95/’96 timbra il cartellino 25 e 28 volte. Il motivo per il quale in entrambi i casi non riesce a vincere la classifica dei marcatori ha un nome e un cognome: Alan Shearer. Sono gli anni del Blackburn dei miracoli, il miglior periodo di uno dei più forti centravanti di sempre del calcio inglese ed Europeo, che in tre campionati devastanti segna la bellezza di 96 reti. Fowler continua a essere un ottimo interprete del ruolo per una decina di anni, ma diversi infortuni, uniti a uno stile di vita un po’ troppo libertino, ne compromettono in modo significativo il rendimento. Vive altre stagioni positive al Liverpool e nelle successive esperienze al Leeds e al Manchester City, ma senza raggiungere più il rendimento dei primi anni di carriera. Così, nonostante i 163 gol messi a referto in carriera nella sola Premier (settimo nella classifica all time), non si presenta più per lui la possibilità di diventare re degli striker.

FERNANDO TORRES

Rimaniamo ad Anfield. Dopo essersi rivelato all’Atletico Madrid come uno dei giovani più forti nel panorama internazionale, Fernando Torres arriva a Liverpool nel luglio 2007. Quella che vive in maglia rossa è la classica stagione perfetta: segna a raffica e batte una gran serie di recod. Con 33 reti stagionali, migliora il primato del club stabilito da Owen nel 2002 (28); i 24 centri in campionato gli consentono di diventare lo straniero ad aver ottenuto il bottino migliore al primo anno di Premier. Eguaglia inoltre il record di 8 partite casalinghe consecutive condite da gol, detenuto da Roger Hunt fun dalla stagione 1961/1962. Degne di nota anche le due triplette realizzate in due match interni consecutivi, impresa che nella massima serie inglese non riusciva a un giocatore del Liverpool dal 1946 (Jackie Balmer). Viene eletto miglior giocatore dela Premier League 2007/2008; vince l’europeo con la Spagna da protagonista (segnando 2 gol); si classifica al terzo posto del Pallone d’oro e del Fifa World Premier, oltre a essere inserito nell’undici ideale dell’anno secondo la Fifa. Per sfortuna di Torres, nella stessa stagione un giovane portoghese che si chiama Cristiano Ronaldo segna ben 31 gol in campionato, privando il bomber spagnolo della soddisfazione di diventare capocannoniere. Proprio quando è affermato come uno degli attaccanti più forti del mondo, gli infortuni iniziano a tormentarlo. Mantiene un’ottima media realizzativa, ma non riesce a scendere in campo più di 30 volte nelle successive tre annate in maglia rossa. Il suo passaggio al Chelsea segna l’inizio del definitivo declino fisico, che priva per sempre il mondo dello straorinario giocatore ammirato in passato.

ROONEY

E’ possibile essere al secondo posto nella classca all time dei marcatori in Premier League (a quota 208) e non aver mai vinto il titolo di capocannoniere? La risosta è sì, se ti chiami Wayne Rooney. Giocatore che non ha bisogno di presentazioni, indubbiamente uno dei più forti della propria generazione, è primatista per reti in nazionale (53). Esordisce sedicenne nell’Everton, di cui è tifoso, e da subito mostra di avere colpi da predestinato. Non a caso per due anni di fila viene eletto miglior giovane del campionato, e nel 2004 si guadagna la chiamata del Manchester United, con cui vincerà tutto ciò che c’è da vincere a livello di club. Nei Red Devils si afferma come campione di livello mondiale, tanto da diventare il miglior marcatore nella storia della squadra con 253 reti in 559 presenze. Pur avendo un notevole fiuto del gol, per le sue caratteristiche fisiche e atletiche ha sempre preferito spaziare per il campo e agire da collante fra i rerparti, piuttosto che aspettare il pallone in area da spingere dentro. Proprio per questo suo stile, è andato in doppia cifra per 11 stagioni consecutive (a 25 anni aveva già sfondato il muro delle 100 reti), ma ha superato quota 20 solo in due occasioni. La prima nel 2010, quando in 32 apparizioni timbra il cartellino ben 26 volte. Drogba al Chelsea però fa ancora meglio, e si aggiudica la corona grazie a 29 gol. Due anni più tardi Rooney si migliora, raggiungendo quota 27. Questa volta, a privarlo dello scettro è Van Persie, che di reti ne fa 31. La cosa ironica è che l’anno precedente erano stati sufficienti 19 gol ad Anelka per laurearsi capocannoniere. Ma si sa, nel calcio alcune volte è anche una questione di fortuna.

JERMAIN DEFOE

Forse i più distratti e i più giovani lo ricordano principalmente per la vicenda legata a Bradley Lowery, il bambino malato di cancro e purtroppo morto, con cui aveva stretto un sincero legame di amicizia. Prima di tutto questo, però, Jermain Defoe, ormai alle ultime fasi di carriera al Glasgow Rangers, è stato un signor attaccante. Magari non un fuoriclasse, ma un affidabile mestierante del gol che quasi ogni anno ha fatto il proprio dovere. Il suo attuale score parla di 162 gol in Premier League, traguardo che lo pone all’ottavo posto nella classifica generale di sempre, davanti a gente come Owen e Van Persie. Questo è possibile grazie a una certa costanza mantenuta in quasi tutte le stagioni disputate in Premier League, nonostante non sia mai riuscito a superare quota 20. Fin da giovanissimo mostra qualità importanti e confidenza con il gol, e ha da subito l’opportunità di giocare titolare in squadre di seconda fascia, come Bournemouth, West Ham, Tottenham e Southampton. Anche nelle annate più complicate mette in cascina una manciata di gol, riuscendo ad andare in doppia cifra ben dieci volte. Gli è mancato lo step finale per affermarsi come uno dei migliori in assoluto, probabilmente anche a causa di un carattere non sempre semplicissimo. Il suo campionato migliore a livello realizzativo è quello del 2009/2010, quando col Tottenham segna 18 reti, ben lontano però dalle 29 di Drogba. Nel biennio 2015-2017 (quando è fra i 33 e i 35 anni di età) scrive il suo nome a referto 15 volte per due stagioni di fila, rivelandosi un “vecchietto” che non ha perso il vizio del gol.

JAMIE VARDY

La sua storia è arci nota. Dalle fabbriche di Sheffield e i campi di periferia alla gloria della Premier League e della nazionale. Jamie Vardy rappresenta il classico salfe-made-man, l’uomo che ce l’ha fatta da solo, e che come nel più tipico romanzo di formazione ha dovuto combattere e sconfiggere i suoi demoni, prima di trasformarsi da brutto anatroccolo in cigno. Dopo aver segnato caterve di gol nelle serie minori, il Leycester scommette su questo attaccante, che ripaga la fiducia ricevuta portando le Foxes dalla Championship alla massima serie. Dopo un primo anno di ambientamento in Premier (solo 5 reti), Vardy è come se si svegliasse da un lungo sonno. Così, nel 2015, a 28 anni già compiuti, si scopre bomber implacabile anche ai massimi livelli. La stagione della consacrazione è quella che coincide con la vittoria del campionato (a segno in 11 partite consecutive, superato Van Nistelrooy). I gol finali sono 25, un ottimo bottino che però non vale il titolo di capocannoniere, in quanto Harry Kane ne realizza appena uno in più. Molto buono anche il rendimento del 2017/2018, quando con 20 centri è però lontanissimo da Salah, che esagera e ne fa addirittura 32. La scorsa stagione si ferma invece a 18, non pochi ma insufficienti per diventare re dei marcatori. Quest’anno sembrava poter essere la volta buona: prima dell’interruzione dovuta al corona virus, era già arrivato a quota 19 dopo 29 partite, con Aubameyang a inseguire con 17. Non resta che aspettare, e vedere se il campionato sarà concluso oppure no, e chissà, forse Vardy potrebbe uscire da club dei bomber che non hanno mai vinto il titolo di capocannoniere.