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10 aprile 1993: la doppietta di Steve Bruce e la nascita del “Fergie Time”

9 ' di letturaNel maggio 1998 esce nelle sale cinematografiche inglesi “Sliding Doors”. La trama del film si sviluppa attorno alla storia di Helen, interpretata da Gwyneth Paltrow, che ha appena perso il suo lavoro nelle pubbliche relazioni e sta correndo a prendere la metropolitana. Qui un imprevisto sembra poter far perdere il treno alla ragazza, e si creano due timeline differenti: una dove Helen riesce a salire sulla metro, l’altra dove non ce la fa. Il regista e sceneggiatore del film Peter Howitt racconta che l’idea per la trama della pellicola nacque da una sua personale esperienza: in cammino su Charing Cross Road a Londra, vide una cabina telefonica dall’altra parte della strada e decise istantaneamente di attraversare la via per fare una chiamata non particolarmente urgente; talmente era concentrato sulla sua scelta di chiamare, non prestò attenzione alle macchine di passaggio e un’automobile inchiodò a pochi centimetri da lui. L’idea di cosa sarebbe successo se non avesse seguito quell’impulso di fare la telefonata, o se la macchina non fosse riuscita a frenare in tempo, diedero a Howitt l’ispirazione per la sceneggiatura.

Dopo l’uscita del film il termine sliding doors è entrato nel linguaggio popolare, proprio a indicare come dei momenti apparentemente senza particolare significato possano alterare significativamente la traiettoria della nostra esistenza. E sicuramente assume una certa importanza nel calcio, dove una miriade di variabili possono rendere una stagione disastrosa o dare inizio di un ciclo storico. Il 10 aprile del 1993, alla 33° giornata della neonata Premier League, è uno di questi momenti. A Old Trafford si trovano di fronte il Manchester United e lo Sheffield Wednesday, e a quattro minuti dalla fine i ragazzi di sir Alex Ferguson sono sotto di una rete.

La stagione del Manchester United

I Red Devils entrarono nella stagione 1992-1993 come vicecampioni, avendo perso la corsa all’ultimo titolo di First Division contro il Leeds United. Sembrava esserci una strana maledizione aleggiare intorno a Old Trafford, che aveva visto l’ultima vittoria del campionato ormai 26 anni prima. Entrando nell’era Premier League Alex Ferguson si rese conto di come latitasse un riferimento offensivo capace di segnare con costanza, mancanza che è stata probabilmente la causa principale del fallito assalto dell’anno precedente. Primo obiettivo del manager scozzese era il giovane centravanti di belle speranze del Southampton Alan Shearer, che però il 23 luglio ufficializzò il suo passaggio alla neopromossa Blackburn Rovers per 3,6 milioni di pound, cifra record all’epoca. Dopo aver seguito un altro paio di giocatori senza successo Ferguson dovette ripiegare, a soli otto giorni dall’inizio del campionato, sull’attaccante del Cambridge Dion Dublin, un ventitreenne ancora acerbo per giocare titolare un’intera stagione di Premier League. Lo United dovette ancora fare affidamento su Marc Hughes e Brian McClair nelle prime partite della stagione.

Le prime tre partite di agosto sembrarono confermare i peggiori dubbi di tutta la stampa britannica. Due sconfitte di fila seguite da uno striminzito pareggio contro la neopromossa Ipswich Town rappresentano una delle peggiori partenze di sempre dello United, condite dalla meningite virale diagnosticata a Lee Sharpe poco dopo l’esordio in stagione. Proprio il primo gol con la maglia dei Red Devils di Dublin regalò finalmente allo United la prima vittoria della stagione, e la rinnovata fiducia vide la squadra inanellare 5 successi di fila. Il primo momento topico della dinastia dei Red Devils si materalizzò proprio in una di queste partite, la vittoria per 1-0 contro il Crystal Palace. Dion Dublin subì un gravissimo infortunio dopo un tackle del “Ninja” d’Oltremanica Eric Young, che gli costò una gamba rotta e sei mesi di stop.

La serie di vittorie venne interrotta dal pareggio contro il Tottenham 1-1. Da quel momento la squadra entrò in crisi. 5 pareggi consecutivi, seguiti da due sconfitte, ma soprattutto solo 4 gol segnati in 7 gare convinsero sir Alex della necessità di cambiare qualcosa nell’assetto della squadra. L’infortunio di Dublin aveva riportato a galla le mancanze del reparto avanzato dei Diavoli e urgeva acquisire un nuovo giocatore. Una richiesta del Leeds United per Denis Irwin, rifiutata categoricamente da Ferguson, fece nascere una delle trattative più importanti della sua carriera. Difatti i Peacocks, già chiaramente fuori dai giochi per il titolo nonostante fossero i campioni uscenti, avevano appena accordato a Eric Cantona l’entrata in lista trasferimenti dopo l’ennesimo litigio con l’allenatore Howard Wilkinson. La trattativa fu veloce e il francese divenne il nuovo attaccante del Manchester United. Le sue performance ebbero subito un impatto tremendo sul gioco della squadra, guadagnando istantaneamente il posto da titolare nel reparto offensivo e provocando l’arretramento di McClair sulla linea di centrocampo. A farne le spese fu il povero Dion Dublin, che non guadagnò mai più la fiducia di Ferguson. Finirà la carriera a Manchester con sole 12 presenze in due anni. Chissà cosa sarebbe successo se non si fosse mai infortunato.

Con l’arrivo di Cantona i Red Devils ripresero a correre. Scivolati al decimo posto all’inizio di novembre, raggiunsero per la prima volta la vetta della classifica nell’ultima partita dell’anno solare 1992. Il capodanno venne festeggiato in grande stile con una rotonda vittoria 5-0 contro il Coventry City, ma fu la partita precedente quella che dimostrò come lo United fosse una seria contendente al titolo. Infatti nel turno del Boxing Day, di scena a Hillsborough contro lo Sheffield Wednesday, la squadra di Ferguson si trovò sotto 3-0 nel primo tempo. Il Wednesday veniva dal terzo posto dell’anno precedente, e avrebbe raggiunto quell’anno sia la finale di FA Cup che quella di League Cup, perdendo entrambe le competizioni contro l’Arsenal. Una squadra sicuramente tosta da affrontare, ma una doppietta di McClair e la rete di Cantona mostrarono come questo United avesse un grande spirito pronto a lottare fino ai minuti finali della partita. Così, già archiviate la League Cup (sconfitti dall’Aston Villa al terzo turno, erano campioni uscenti) e la Coppa UEFA (doppio 0-0 contro la Torpedo Mosca e passaggio del turno perso ai rigori), rimanevano solo due competizioni in cui gareggiare: il campionato e la FA Cup.

L’inizio del 1993 vide altre tre vittorie di fila, seguite però dalla prima sconfitta dello United nell’era Cantona. L’Ipswich Town vinse 2-1 portandosi incredibilmente al terzo posto appena sotto i Red Devils, mentre era capolista il Norwich City. Con una classifica molto corta e ancora tante partite da giocare perdere una partita non fu un grande dramma per lo United, che riprese il suo cammino senza problemi. Le forze fisiche e mentali della squadra si concentrarono tutte sul campionato dopo l’uscita dalla FA Cup a metà febbraio ad opera dell’altra squadra di Sheffield, quando Steve Bruce sbagliò un rigore come pochissime altre volte successe nella sua carriera.

Marzo iniziò con la vittoria 2-1 sul Liverpool e il primo posto in classifica, e tutto lasciava presagire una cavalcata trionfale per raggiungere finalmente il titolo. Ma qualcosa si inceppò, e lo United perse prima in trasferta contro l’Oldham United in lotta per non retrocedere e poi pareggiò le seguenti tre partite. In un solo mese i Red Devils si ritrovarono terzi, dietro l’Aston Villa e il sorprendente Norwich City, e i fantasmi delle passate stagioni riaffiorarono nella mente di tutta la squadra a partire proprio da sir Alex. Il clima nello spogliatoio si fece tesissimo. Molte squadre dopo un calo del genere quasi alla fine della stagione non si rialzano più. Ma questo Manchester United è diverso. Una prima scossa arrivò nella prima partita di aprile, in trasferta a Carrow Road contro i rivali del Norwich. Il sonoro 3-1 rifilato ai Canaries permise il sorpasso in classifica, e ogni match ora potrebbe valere il titolo. Il prossimo è quello contro lo Sheffield Wednesday.

Quando l’eroe di giornata è proprio quello che ti aspetti

Ogni grande storia ha bisogno del suo antagonista d’eccellenza, colui che spinge il protagonista a sforzi sovrumani per poter arrivare al successo. Nella stagione 1992-1993 del Manchester United il grande antagonista è sicuramente lo Sheffield Wednesday. Dopo il match del Boxing Day in cui i Red Devils recuperarono 3 gol di scarto, c’era molta attesa per il ritorno di campionato a Old Trafford. La partita però, per quanto veda lo United propositivo e vicino alla rete in almeno un paio d’occasioni, arriva all’intervallo sullo 0-0. Lo Sheffield ha sicuramente problemi di condizione fisica, visto che ha già giocato una partita dal lungo recupero nella settimana e sta giocando ancora in tre competizioni differenti, e otto giorni dopo avrebbe disputato la finale di League Cup.

Ma la fatica non impedisce al Wednesday di giocare un brutto scherzo alla squadra di Ferguson. Nel secondo tempo, attorno all’ora di gioco, l’arbitro della partita Mike Peck subisce un infortunio al tendine d’Achille e viene sostituito dal guardalinee John Hilditch. Il nuovo direttore di gioco non si fa intimorire dall’importanza del match e assegna pochi minuti dopo un rigore allo Sheffield. L’entrata di Ince su Waddle è nettamente lontana dal pallone, e John Sheridan spiazza Schmeichel per portare la sua squadra in vantaggio. Lo United subisce il colpo ma riparte poco dopo all’attacco nella speranza di trovare il pareggio, anche se sembra essere una di quelle giornate che il pallone in porta proprio non ci vuole entrare.

A quattro minuti dalla fine il risultato rimane sull’1-0 per lo Sheffield, e lo United conquista un’altro corner. A battere va come solito Denis Irwin. Dentro l’area vanno tutti, compreso il capitano (nonostante l’entrata dalla panchina di Bryan Robson) Steve Bruce. Questo era un difensore per certi versi vecchia scuola, esasperatamente lento ma capace di prendere una quantità infinita di botte durante la partita. Famoso per giocare in qualsiasi condizione fisica, anche se pesantemente infortunato, Bruce era riuscito negli anni a diventare un giocatore più completo della media dei centrali difensivi dell’epoca. Capace di passare il pallone e di gestirlo anche sotto pressione, aveva sviluppato un gran controllo di petto (anche con qualche chilo in più del peso forma) e soprattutto era diventato un rigorista di pregevole precisione. L’altra sua peculiarità era quella di segnare molto, dovuta sia alla capacità di segnare i rigori che alla potenza e precisione del suo colpo di testa, che purtroppo si abbinava con una elevazione pressoché inesistente. Così durante i movimenti in area precedenti a un calcio d’angolo non era raro vedere Steve caracollare lontano dall’area piccola, dove non veniva marcato e poteva impattare il pallone di testa con potenza senza dover praticamente saltare. Irwin conosce benissimo il compagno, e cerca proprio lui con un cross potente e tagliato. Bruce come previsto va verso il limite dell’area senza disturbo e compie una bellissima torsione col collo, colpendo in pieno la palla di testa con uno stacco da terra di pochi centimetri. La palombella che compie il pallone è imparabile per Chris Woods, portiere della Nazionale inglese, e lo United riesce a pareggiare.

L’adrenalina che entra nelle vene dei ragazzi di Ferguson al gol dell’1-1 spinge la squadra a cercare il vantaggio. Sir Alex stesso è in fibrillazione, fisso in piedi al limite dell’area tecnica dirigendo e rincuorando la squadra. Poco prima del novantesimo il suo assistente Brian Kidd suppone che i minuti di recupero saranno tre, ma il quarto uomo ne segnala addirittura sei. Sei minuti per poter acciuffare una vittoria che, visto il pareggio a reti bianche dell’Aston Villa col Coventry City, significherebbe tornare di nuovo in vetta alla classifica. Ma lo United non riesce a segnare, nonostante si riversi totalmente in area avversaria, col solo Schmeichel a difendere la propria porta. All’ultimo minuto, con il manager dello Sheffield Trevor Francis che invoca a gran voce il fischio finale dell’arbitro, un ultimo sforzo dello United porta all’ennesimo tiro dalla bandierina. Stavolta sul pallone va Ryan Giggs che prova di nuovo a cercare Bruce, ma il suo cross ritorna sui suoi piedi dopo l’intercetto di un difensore. Un altro cross teso e lungo per Bruce non lo raggiunge e carambola dall’altro lato del campo. L’altro centrale Gary Pallister insegue il pallone senza giocatori dello Sheffield a contendergli il possesso, e una volta raggiunto si gira e senza pensarci troppo spedisce di nuovo la palla dentro l’area.

Il cross è corto e Nigel Worthington riesce a deviarlo di testa. E ancora una volta si aprono delle sliding doors di dimensioni colossali. Se avesse colpito meglio il pallone, cosa sarebbe potuto succedere? Lo United avrebbe potuto vincere finalmente quel campionato cercato ossessivamente da 26 anni? Ferguson avrebbe potuto fondare una delle dinastie più importanti della storia del calcio? Oppure la paura di non esser capaci di vincere avrebbe ammantato i Red Devils come altri prima e dopo di loro, rendendoli incapaci di poter arrivare al successo? Chi lo sa. Worthington colpisce il pallone di testa, ma lo manda all’indietro, un dolce pallonetto che scende preciso in mezzo a un gruppo di giocatori. Tutti sembrano immobili, attaccanti e difensori, a cercare di capire dove possa finire il pallone. Tutti tranne uno, fisicamente il più lento in campo ma mentalmente il più veloce a comprendere la traiettoria della sfera. Bastano pochi piccoli passi a Steve Bruce per arrivare a impattare di nuovo il pallone di testa, con la difesa dello Sheffield ferma. Il colpo non è potentissimo ma molto preciso e Woods non ci può arrivare. Il gol tanto sperato finalmente arriva all’ultimo minuto di partita.

Il capitano incredulo corre a festeggiare l’impresa compiuta. Anche Ferguson perde il classico aplomb e scatta verso il campo, solo per essere superato da Brian Kidd che salta come un pazzo e si inginocchia ben dentro il campo con i pugni al vento, lasciandosi andare in un urlo liberatorio. Le altre partite di giornata sono già tutte finite e lo United ha la certezza di essere di nuovo primo in campionato. È la prima di numerose volte che la squadra di sir Alex riesce a ribaltare un risultato nei minuti finali o di recupero di un match, e ricordando questa partita nascerà qualche tempo dopo la nomea del “Fergie Time”. Dalla vittoria insperata contro lo Sheffield il Manchester United non si guarderà più indietro e vincerà le cinque partite restanti, mentre l’Aston Villa e il Norwich cadranno a ripetizione finendo rispettivamente a 10 e 12 punti di distanza. I Red Devils sono di nuovo campioni d’Inghilterra dopo 26 anni, primi vincitori della Premier League.

Non si conoscono trucchi per sapere essere “dalla parte giusta” di una sliding door. Sicuramente ci vuole fortuna, probabilmente bisogna avere un certo tipo di capacità, quantomeno per riuscire anche solo ad arrivare a un momento del genere. Alex Ferguson e il Manchester United hanno vinto tutto e scritto pagine fondamentali della storia del calcio, ma niente di tutto ciò sarebbe successo se quel giorno di aprile del 1993 a portare in mano la squadra oltre la porta non ci fosse stato Steve Bruce.

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