Rio Ferdinand: eleganza brutale e granitiche certezze

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Rio Ferdinand è stato, per gli amanti del bel calcio, il miglior difensore inglese della sua generazione. Più forte di Sol Campbell, di Jamie Carragher e di Wes Brown. Più forte, secondo me, anche del granitico e roccioso John Terry. Non fraintendetemi: sono stati tutti dei grandissimi giocatori e il capitano del Chelsea, in particolare, in campo è stato un vero campione. Ma Rio Ferdinand aveva qualcosa in più, e vederlo al centro della difesa era assolutamente magnifico. Incredibile negli anticipi, intelligente, rapido, veloce e sempre in grado di giocare a testa alta. Una delizia per gli occhi.

Gli inizi al West Ham, la felice parentesi al Leeds e poi tanto, tantissimo Manchester United. Devoto e fedele alla causa. Un matrimonio, quello con i Red Devils, che in dodici anni lo ha portato a vincere tutto quello che c’era da vincere in ambito nazionale ed internazionale. Rio Ferdinand era l’uomo di fiducia di Sir Alex, non proprio l’ultimo arrivato. Il tecnico scozzese gli piazzò accanto Vidic, dando vita ad una delle difese più forti del decennio e portando avanti il suo fondamentale credo: costruire squadre magnifiche su solide fondamenta difensive. Il Vangelo secondo Ferguson, quindi: dopo Pallister e Bruce, dopo Stam e Johnson, Vidic e Rio Ferdinand. Della serie: davanti fate quello che volete, dietro non si passa!

Elegante, equilibrato, con un tocco da centravanti”. Così, poco tempo fa, Fergie ha descritto perfettamente il suo ultimo grande centrale difensivo. E, credeteci, non avrebbe potuto utilizzare parole migliori. Nella storia del calcio ci sono stati grandissimi difensori, è vero, ma in pochi hanno saputo coniugare così bene efficacia ed eleganza. Qualità, queste, che madre natura concede di rado e ancor più di rado concede insieme. Nell’olimpo dei grandi difensori sono doti toccate solo a mostri sacri come Beckenbauer, Scirea, Baresi e, in tempi più recenti, ad Alessandro Nesta. Ecco, Rio Ferdinand non si è fermato molto lontano da questi semi-Dei.

Si muoveva leggero, sulle sue lunghe leve, e giocava d’anticipo con una rapidità impressionante. Sembrava fluttuare, Rio, meraviglioso e leggero in mezzo al campo. Ma le sue improvvise accelerazioni erano incredibili e devastanti. Sempre Sir Alex, di recente, si è espresso in questo modo a proposito del suo leggendario numero 5:“a volte corricchiava lentamente per il campo, poi a un certo punto partiva come una macchina da corsa. Non ho mai visto uno di un metro e novanta con un cambio di passo così impressionante.

Il vecchio Fergie lo adorava, è inutile negarlo. Ed è stato proprio lui, da immenso uomo di calcio, a cambiare il modo di giocare di Rio Ferdinand non appena i suoi standard atletici si sono abbassati. A seguito di un match contro il Liverpool, dopo un gol subìto a causa di un duello in velocità perso  malamente da Rio contro Fernando Torres, Sir Alex parla al suo centrale di difesa come un padre farebbe con un figlio: “Non sei più un ragazzino, Rio, e adesso devi imparare a giocare due metri più indietro”. Lezione compresa, con umiltà e intelligenza. Risultato? La seconda giovinezza di Rio Ferdinand.