Il Leicester di Ranieri, la favola di tutti

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Che cosa sono le favole? Le favole sono qualcosa di leggendario, di magico, qualcosa che generalmente si allontana non di poco dal concetto che abbiamo di realtà. Ci facevamo raccontare le favole quando eravamo bambini prima di andare a letto, a qualcuno le raccontava la mamma o il babbo, ad altri la nonna e il nonno, ma la cosa che hanno in comune tutte le favole è che aiutano i bambini ad addormentarsi felici, con un bel pensiero che li possa cullare nel buio della notte. Oggi però si può pensare alle favole in modo diverso, si può credere che esista una favola anche per i grandi, anche se chi veramente ama quel meraviglioso gioco chiamato calcio in realtà non è mai cresciuto del tutto.

Prendiamo una città inglese che in molti hanno definito, senza mezzi termini, anonima, una città che non ha l’aeroporto ma che ha, tra i suoi abitanti, gente che ha compiuto viaggi lunghissimi per arrivarvi e per mettersi a lavorare seriamente, formando una popolazione che vede insieme agli inglesi nativi di Leicester decine di migliaia di immigrati, i più provenienti dall’Asia; prendiamo un gruppo di ragazzi che sì, sono tutti calciatori professionisti, ma molti di loro non lo sono sempre stati, e alcuni hanno anche fatto altri lavori prima di potersi permettere di vivere giocando a pallone; prendiamo infine un uomo la cui vita è sempre stata il calcio, prima da giocatore e poi da allenatore, che è riuscito a capire che con quel poco che sembrava avere tra le mani poteva lasciare un solco profondissimo e probabilmente perenne nel mondo del calcio. Questi sono i pochi elementi che formano la favola di cui stiamo parlando, la favola del Leicester City Football Club.

Vincere un titolo è un’impresa straordinaria: nel calcio è difficile arrivare in fondo alla stagione davanti a tutti, lo è a tutti i livelli, sia professionistici che non, ma tra coloro che riescono nell’impresa e che dunque ottengono il diritto di essere chiamati “campioni”, ogni tanto c’è chi riesce a spiccare un po’ di più. Ci sono anni, squadre, giocatori e allenatori che si differenziano dagli altri oltre che nel modo di giocare anche in quello di vincere. Sarebbe inutile negare che vincere non è una cosa per tutti, per vincere qualcosa bisogna essere, ognuno a suo modo, un po’ speciali, e questa squadra è probabilmente una delle vincitrici più speciali e particolari di sempre. Sembra incredibile, impensabile, che questa “piccola” d’Inghilterra sia stata capace di trionfare nel campionato più ricco e difficile del mondo, ogni volta che vediamo la classifica finale di questa Premier League ci stropicciamo gli occhi come per schiarirci la vista, una cosa del genere non può sembrarci reale, non possono averlo fatto veramente. La verità è che il calcio, nonostante quello che possa apparire negli ultimi anni, è un gioco povero, un gioco in cui più che i milioni per costruire gruppi di fuoriclasse che giocano insieme, servono le squadre, le squadre vere, quelle che anche se ti chiami Jamie Vardy e facevi il manovale ti mettono nella condizione di dare tutto quello che hai e anche un po’ di più, perché sai di avere al tuo fianco dei compagni che si sacrificheranno per te dandoti altrettanto. Il ragazzo di Sheffield con la maglia numero nove è diventato, durante tutta questa stagione, il simbolo delle Foxes, quello che ha fatto fin’ora ventidue gol in trentaquattro partite, che ha battuto il record di Ruud Van Nistelrooy segnando per undici partite consecutive in campionato, quello che cinque anni fa lavorava sodo in fabbrica e giocava nei dilettanti. Ma tutti quanti i giocatori del Leicester possono essere visti come degli eroi. Si può forse dire che questo non sia stato l’anno di Kasper Schmeichel, da sempre etichettato come mediocre portiere figlio del grande Peter che dopo la League one, la Championship e un anno in Premier a lottare per non retrocedere fino all’ultimo respiro, ha dato un contributo pazzesco ai suoi tra i pali, giocando tutti i minuti di tutte le partite? La parata su Harry Kane nella sfida decisiva di White Hart Lane è la copertina che il portiere del Leicester si merita per una stagione praticamente perfetta. E che dire della difesa, una delle meno costose e la meno battuta in campionato, con Huth e lo skipper Wes Morgan che segnano anche gol decisivi, o di un centrocampo formato da scarti e da sconosciuti sottovalutati come Drinkwater, Albrighton e Kanté. Certo, serve anche un notevole tasso tecnico per vincere, è inutile negarlo, e questa squadra è stata capace di esaltare le qualità di giocatori che si possono francamente dire inferiori a pochi in Europa, come non pensare a Riyad Mahrez, un insieme di velocità, tocco di palla e classe che si vedono raramente sul rettangolo verde.  Tutto questo sembra sufficiente, ma manca un elemento fondamentale, il fiore all’occhiello di una squadra praticamente perfetta, l’allenatore. Claudio Ranieri rappresenta l’esempio di quello che serve per compiere un’impresa leggendaria, chiunque ha imparato da lui che l’essere veri, umili e genuini porta a realizzare gli obiettivi più impensabili. Ranieri ci ha insegnato, dopo tanti anni di panchine importanti condotte alla grande, ma con sempre qualcosa che alla fine andava storto, che con una vera squadra e delle vere motivazioni nessun obiettivo, neanche quello più arduo, è impossibile da raggiungere. Grazie a lui questo campionato lo hanno vinto tutti a Leicester: lo hanno vinto gli undici titolari di una formazione che ormai ci ricordiamo a memoria, come quella della Grande Inter o del Grande Torino, ma lo ha vinto anche Ulloa, bomber di scorta che ha accettato di giocare solo spezzoni di partita e che ha segnato dei gol decisivi; lo ha vinto Nathan Dyer, tredici presenze sole, ma decisivo nella incredibile rimonta contro l’Aston Villa (da 0-2 a 3-2 in un quarto d’ora) con un gol al novantesimo e una prestazione da fuoriclasse; lo hanno vinto i tifosi, di ogni età e portafoglio, che hanno viaggiato per tutta l’Inghilterra per dare il supporto a dei ragazzi normali diventati straordinari anche grazie a loro. La lezione di Ranieri è una delle più belle che si possano ricevere, è una lezione umile e, se vogliamo, anche molto semplice: per avere successo bisogna capire bene con chi si ha a che fare, sia dalla nostra che dall’altra parte, bisogna lavorare sodo, ma soprattutto, bisogna volerlo. Prima di tutto quello che già è stato detto sul Leicester e sul suo football pragmatico ma divertente, viene la cosa più importante, ovvero il fatto di credere di poter realizzare qualcosa di formidabile e di unico, credere nei propri mezzi e magari di poter fare anche di più. E’ così che a Leicester, forse anche prima che la squadra stessa se ne potesse accorgere, è nata la vittoria, è così che settimana dopo settimana in molti hanno cominciato a pensare che forse poteva succedere qualcosa di grande, è così che dopo il gol di Hazard contro il Tottenham tutti ci siamo commossi, davanti alla più pura essenza del calcio, di fronte alla più pulita e limpida vittoria che ci si potesse immaginare. Il Leicester di Ranieri con la sua impresa ci ha fatto ripensare alle favole di un tempo, ci ha fatto gioire lasciandoci davvero stupefatti e forse, ci ha fatto veramente andare tutti a dormire un po’ più sereni.

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