Harry Kewell, il Gioiello splendente a metà

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10 dicembre 2019. Negli studi di Sky Sport Football UK si svolge il consueto Monday Night Football show. Di fianco all’opinionista Jamie Carragher c’è l’ospite della serata, il suo ex allenatore Rafa Benitez. Iniziano subito a parlare della finale di Champions League del 2005, non hanno mai affrontato l’argomento in precedenza. Sullo schermo di fronte ai due le formazioni schierate nel loro classico assetto tattico, il Milan col rombo a centrocampo e il Liverpool col 4231. Carragher va subito al sodo, e dice che la sorpresa più grande per i Reds è ovviamente la presenza di Harry Kewell nell’undici titolare. Benitez non si scompone più di tanto, e risponde con tono sicuro.

“Avevo grande fiducia in Harry. Tutti volevano mandarlo via perché era infortunato tutto il tempo, ma non sono mai stato d’accordo viste le sue qualità. Un grandissimo piede sinistro, bravo nel gioco aereo, bravo nel tirare, bravo nel giocare a calcio e buona velocità. Poteva fare un sacco di cose buone per noi in quella posizione. Poteva tenere la palla tra le linee per far salire le ali e dialogare con Stevie Gerrard e Xabi Alonso. Era il giocatore chiave di quella formazione.”

Benitez difende la sua scelta e le qualità di Kewell per 5 minuti buoni prima che venga lasciata cadere la questione. Carragher non è il primo giocatore a dubitare pubblicamente di “Harry Kool”. Quando Michael Ballack venne a sapere (durante un’intervista) che l’australiano era andato a giocare nel Galatasaray disse che un calciatore dalle sue qualità tecniche avrebbe meritato di rimanere il Premier League molto più a lungo. Ma gli infortuni e l’incostanza del ragazzo erano troppo importanti e avevano rovinato la sua carriera.

Harry Kool e gli anni nel Leeds

Kewell ha poco più di 15 anni quando viene invitato in Europa dal Leeds United. L’anno precedente la sua squadra giovanile, i Marconi Stallions (sì, chiamati così proprio in onore di Guglielmo Marconi), ha compiuto un tour nel Vecchio Continente e ha sfidato il Milan e selezioni di promettenti giocatori inglesi. Harry e Bratt Emerton vengono notati e invitati per un provino. Lo passano entrambi, ma solo la richiesta di visa di Kewell viene accettata visto che il padre ha passaporto britannico.

Il talentuoso socceroo si trova benissimo a Leeds. In una selezione giovanile zeppa di talento emerge come il giocatore tecnicamente più avanzato e non guasta che abbia una buona dose di spavalderia. Gioca titolare la sua prima finale importante, quella di FA Cup giovanile contro il Crystal Palace vinta con un complessivo 3-1.

In poco tempo si guadagna la convocazione con la prima squadra. Viene schierato a sinistra, ma ha licenza di svariare e inventare a piacimento nella trequarti offensiva. Il caso vuole il riferimento davanti sia un altro australiano, Mark Viduka. Una punta vecchio stampo, alta e imponente, ma capace di giocate di qualità e sponde fondamentali. La coppia socceroo è sfavillante e la squadra allenata dall’irlandese O’Leary va a gonfie vele.

Kewell entra nel nuovo millennio come uno dei calciatori più promettenti dell’ultima decade. Vince il PFA Youth Player of the Year del 2000 e ha già debuttato in Nazionale maggiore. I tifosi del Leeds lo adorano, e subito inventano un coro per il loro beniamino australiano. La hit di Boney M Daddy Cool diventa facilmente “Harry, Harry Kool”. Sembra l’inizio di una storia incredibile.

Invece non c’è lieto fine per questa favola. Come spesso accade è tutta una questione di soldi. In questo caso quelli che il proprietario della squadra prende in prestito per allestire una rosa competitiva. Dopo la semifinale di Coppa Uefa persa contro il Galatasaray qualcosa si inceppa. Il Leeds non si qualifica in Champions per due anni di fila e gli introiti non coprono più gli interessi. La proprietà deve far cassa e inizia a vendere i giocatori più appetibili.

Nella estate del 2002 vanno via Rio Ferdinand, Robbie Keane, Robbie Fowler, Jonathan Woodgate, Olivier Dacourt e Lee Bowyer. L’ossatura ferrea del Leeds United scompare. Rimane solo la coppia australiana Kewell-Viduka lì davanti. O’Leary se n’è andato l’anno prima, i successori non riescono a rianimare la squadra. I Peacocks scivolano verso i bassifondi di classifica e devono sacrificare anche il loro Gioiello. È arrivato il momento per Harry Kool di lasciare Elland Road.

Kewell is Reds Jewel

Harry Kewell diventa un nuovo giocatore del Liverpool. È la squadra di cui è tifoso fin da bambino, quando papà Rod gli insegnava ad amare il calcio inglese. Molti bussano alla porta del Leeds per prendere a costo di saldo il talentuoso socceroo. Manchester United, Chelsea, Arsenal, Barcellona e Milan si fanno avanti con offerte più importanti di quella dei Reds, ma vengono rispedite al mittente. Con il leggendario numero 7 sulle spalle, Gerard Houllier si aspetta da Kewell quel salto di qualità che serve al Liverpool per tornare a vincere trofei importanti, e al giocatore per essere considerato uno dei migliori al mondo.

Nel frattempo sui giornali rimbalza la notizia che l’agente di Kewell si sarebbe assicurato una fetta consistente dei 7 milioni di pound pagati dal Liverpool. I tifosi del Leeds insorgono, si sentono derubati da un uomo senza scrupoli e da un calciatore ingrato che sottraggono linfa vitale a una società sull’orlo del fallimento. Kewell ha già rilasciato qualche mese prima un’intervista alla BBC in cui senza mezzi termini accusa lo staff della sua ex squadra e i suoi compagni di averlo ostracizzato e di non averlo aiutato durante gli infortuni sofferti. L’australiano vede ormai rosso quando gli parlano dei Peacocks, e ovviamente li punisce subito sul campo. Alla prima da avversario a Elland Road segna uno dei goal più belli della sua carriera. Su azione di contropiede spinta da Carragher, riceve fuori area, si ferma e tira fuori dal cilindro una pennellata di sinistro che scavalca il portiere.

Purtroppo questo rimane uno dei pochi highlights di Harry Kewell con la maglia del Liverpool. Quello che doveva diventare uno dei centrocampisti più forti del calcio moderno si rivela essere un giocatore talentuoso ma estremamente incostante. Soprattutto però sarà la predilezione all’infortunio la croce sulla sua carriera. Talmente tanti da essere messi in dubbio da stampa e tifosi, che credono sia un modo per il ragazzo di fuggire una volta che la pressione sale. Come nella finale di Istanbul, dove i fan si scagliano contro l’australiano che esce al 48’. Benitez lo appoggia e lo aspetta, anche per un anno intero, ma non può attendere in eterno. Dopo appena 12 presenze in Premier negli ultimi due anni di contratto, con l’ambiente ormai stufo, il Liverpool gli fa sapere che non lo rinnoverà per la stagione successiva. Harry Kool va mestamente via da Anfield.

Le gioie con i Socceroos

Nonostante la vittoria di una Champions League, le gioie più grandi per Kewell arrivano dalla Nazionale. In patria il giocatore è idolo incontrastato, nonostante le alterne fortune con i club. Quando l’Australia finalmente si qualifica al suo secondo mondiale di sempre nel 2006 c’è grande attesa per le prestazioni del Socceroos. Viene ingaggiato come commissario tecnico un allenatore di esperienza come Guus Hiddink, la rosa è pronta per poter fare bella figura. Kewell sembra essere centrale nei programmi del tecnico olandese, ma il Gioiello si rompe in finale di FA Cup. Hiddink però non se ne vuole privare e lo porta comunque al Mondiale.

Arrivati all’ultima partita del girone basta un pari per accedere agli ottavi di finale, ma davanti c’è la Croazia. La rosa della squadra slava non è al pari di quella che arriverà in finale quattordici anni dopo, ma comunque di qualità. Tra le riserve fa capolino un ventunenne Luka Modrić. Mancano poco più di dieci minuti quando il tabellone dice 2-1 per la Croazia, e la sorte dei canguri sembra segnata. Kewell gioca da titolare ma non ha inciso sulla partita. Al 79’ Mark Bresciano riceve sulla destra e lascia partire un cross verso il centro. Dopo una spizzata di testa, la palla finisce proprio a Harry Kool. Controllo di sinistro, tiro di destro e i Socceroos pareggiano. I tifosi australiani, accorsi in massa in Francia per questo evento storico, esplodono tutta la loro gioia. Kewell esulta come poche volte in carriera. L’Australia passa il girone, ma uscirà contro l’Italia grazie al rigore di Totti. Il Gioiello invece imprime per sempre la sua impronta nella memoria dei tifosi.

Büyücü Harry verso il ritiro

Harry Kewell viene preso a titolo gratuito dal Galatasaray il 5 luglio 2008. Esattamente come accaduto per il suo trasferimento a Liverpool, il cambio di maglia è accompagnato da polemiche. I tifosi del Leeds rimangono di nuovo scontenti per la destinazione scelta dal centrocampista. Otto anni prima due tifosi Peacock vennero accoltellati prima di quella sfortunata semifinale di coppa Uefa, e il passaggio di Kewell a Istanbul viene visto come un enorme tradimento.

Kewell rimane tre anni al Gala, e la città si innamora di lui. Accolto e trattato come un divo ovunque vada, amato dai compagni per la sua etica lavorativa e la sua personalità. Harry ritrova tranquillità e una discreta condizione fisica e gioca 91 partite segnando 34 reti. Alcune di qualità assoluta, come la perla contro il Bordeaux in coppa Uefa dove colpisce da 35 metri e la insacca all’angolino. Si guadagna il soprannome di Büyücü Harry, Harry il mago.

A differenza dell’occhialuto protagonista della saga di JK Rowling Kewell ha più di trent’anni, e nel 2011 torna in Australia. La sua carriera ad alti livelli finisce qui, con due stagioni a casa e una parentesi in Qatar. Kewell si ritira dal calcio giocato con 515 presenze da professionista e 124 reti.

Harry Kewell ha lasciato un’impronta particolare nel calcio inglese. Un giocatore amato dagli allenatori per la sua professionalità e le sue grandissime qualità tecniche, adorato dai tifosi quando in campo per la propria squadra. Rispettato fino a un certo punto dai suoi colleghi giocatori, anche basandosi su qualche sospetto non fondato. Soprattutto però capace di suscitare polemiche infervorate, specialmente quando in procinto di lasciare un club. Spesso è finito abbandonato e quasi odiato dai tifosi che un tempo lo idolatravano. Troppo poco per le potenzialità immense di questo fantasista australiano, troppo fragile il Gioiello per poter sostenere tutto un mondo pronto a scaricarlo per problemi spesso non suoi.